L’Italia è il Paese più vecchio in Europa

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Secondo la statistica dell’Istat al 1^ gennaio la popolazione residente in Italia è pari a 58.943.000 individui, risultando in lieve decremento rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-636 unità), con un tasso di crescita vicino allo zero con un leggero miglioramento rispetto a quelli registrati nei due anni precedenti (-0,5 per mille del 2024 e -0,4 per mille nel 2023), ma le dinamiche demografiche sono in stretta continuità con quanto osservato negli anni recenti: l’Italia rimane un Paese nel quale una dinamica migratoria molto positiva riesce a contrastare un ricambio naturale ampiamente negativo e nel quale la popolazione continua a invecchiare.

Sul piano territoriale si osservano delle differenze: al Nord la popolazione aumenta del 2,2 per mille, nel Centro rimane costante (0,0 per mille), mentre il Mezzogiorno continua a registrare perdite (-3,1 per mille): la popolazione risulta in aumento soprattutto in Trentino-Alto Adige (+4,2 per mille), in Emilia-Romagna (+3,4 per mille) ed in Lombardia (+3,2 per mille). Le regioni in cui si riscontra il maggior calo demografico sono la Basilicata (-9,0 per mille), il Molise (-6,5 per mille) e la Sardegna (-5,1 per mille).

Nello scorso anno le nascite sono 355.000, con una diminuzione del 3,9% sul 2024, mentre i decessi sono 652.000, in calo dello 0,2%. Da qui deriva unsaldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e decessi) ampiamente negativo (circa -296.000 unità), peggiorato rispetto al 2024 quando risultò pari a -283.000; mentre le immigrazioni dall’estero, 440.000, pur diminuendo di 12.000 unità rispetto al 2024 (-2,6%) si mantengono solide, a conferma del notevole livello di attrattività del Paese.

Però scendono sensibilmente le emigrazioni per l’estero (144.000), ben 45.000 in meno rispetto all’anno precedente (-23,7%). In questo quadro, il saldo migratorio con l’estero resta non solo molto positivo (+296.000) e tale da compensare pressoché integralmente il deficit dovuto alla dinamica naturale, ma cresce anche di 33.000 unità rispetto al 2024. Risultano, infine, in aumento del 5,1% i trasferimenti di residenza tra Comuni, che globalmente hanno coinvolto 1.455.000 cittadini.

Inoltre la popolazione residente di cittadinanza straniera è pari a 5.560.000 unità, in aumento di 188.000 individui (+3,5%) rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione totale del 9,4%. La crescita della popolazione straniera è trainata soprattutto da un forte saldo migratorio con l’estero (+348.000), cui si accompagna un saldo naturale di entità inferiore ma positivo (+36.000). Unica voce in perdita per gli stranieri residenti è quella relativa alle acquisizioni della cittadinanza italiana che si attestano a 196.000.

La presenza straniera si concentra soprattutto al Nord, dove risiedono 3.230.000 individui (pari al 58,1% degli stranieri residenti in Italia), per un’incidenza rispetto al totale dei residenti pari all’11,7%; nel Centro risiedono 1.344.000 stranieri (24,2% del totale) con un’incidenza dell’11,5%. Più contenuta è la presenza di residenti stranieri nel Mezzogiorno con 986.000 unità (17,7%), che rappresentano appena il 5,0% della popolazione residente in questa area geografica.

Nello scorso anno i cittadini albanesi e marocchini mantengono il primato per volume di acquisizioni (rispettivamente 26.000 e 23.000 casi), seguiti dai cittadini rumeni (16.000) che si confermano al terzo posto. Circa un terzo del totale delle acquisizioni è detenuto da queste tre nazionalità originarie.

Il confronto anno su anno dei flussi di acquisizione della cittadinanza italiana mette in luce variazioni negative tra le comunità storicamente più importanti: si registrano forti cali rispetto al 2024 tra gli albanesi e gli argentini (-6.000), i marocchini (-4.000), i brasiliani (-3.000), gli indiani (-3.000) ed i moldavi (-2.000). In controtendenza risultano invece le acquisizioni da parte di cittadini pakistani (+2.000), filippini (+1.500) e rumeni (+1.000).

A conti fatti la popolazione di cittadinanza italiana ammonta a 53.383.000 unità, in calo di 189.000 individui rispetto al 1^ gennaio dello scorso anno (-3,5 per mille): tale bilancio negativo dei residenti italiani si deve principalmente ad un saldo naturale ampiamente negativo (-333.000), a cui si associa anche un saldo migratorio con l’estero che, tra rimpatri ed espatri, si attesta sul valore di –53.000. Il calo di residenti italiani, comune a tutte le ripartizioni, raggiunge il massimo nel Mezzogiorno con 118.000 connazionali in meno (-6,3 per mille).

Riguardo alle nascite i nati residenti in Italia sono stati 355.000 nel 2025, 6,0 ogni mille abitanti (erano 6,3 nel 2024, 9,5 per mille nel 2005). Rispetto al 2024 le nascite diminuiscono di 15.000 unità (-3,9%). Un nato su otto ha cittadinanza straniera, nel complesso 48.000, in calo del 5,6% sul 2024. Il numero medio di figli per donna è stimato in 1,14, in calo rispetto all’1,18 del 2024.

Il Centro ha la fecondità più bassa (1,07 figli per donna; 1,11 nel 2024), seguito dal Nord con 1,15 (da 1,19) e dal Mezzogiorno con 1,16 (da 1,20); mentre l’età media al parto sale da 32,6 a 32,7 anni, con un incremento omogeneo di un decimo di anno per tutte le ripartizioni geografiche. Il Centro si conferma l’area in cui i figli si fanno più tardi: 33,1 anni, mentre nel Nord e nel Mezzogiorno l’età media al parto è pari, rispettivamente, a 32,8 anni e a 32,4 anni.

La regione con la fecondità più bassa continua a essere la Sardegna che, per il sesto anno consecutivo, presenta una fecondità inferiore all’unità, pari a 0,85 e in diminuzione sul 2024 (0,91). Seguono Molise e Lazio, con un numero medio di figli per donna pari, rispettivamente, a 1,02 e 1,05. Al Trentino-Alto Adige spetta, ancora una volta, il primato di regione con la fecondità più elevata, con un numero medio di figli per donna di 1,40. Seguono, su livelli più bassi, Sicilia (1,23) e Campania (1,22).

Anche i matrimoni, che da tempo non rappresentano un necessario passaggio preliminare alla nascita di un figlio, nel 2025 sono stati 165.000, 8.000 in meno sul 2024, con una diminuzione di quelli celebrati con rito religioso (-11,7%) e, lievemente, anche quelli celebrati con rito civile (-0,2%).

Infine l’età media della popolazione residente di 47,1 anni, in crescita di mezzo punto decimale (sei mesi) rispetto al 1^ gennaio dello scorso anno. Il Centro si conferma la ripartizione più anziana (47,7 anni, oltre sei punti decimali sopra la media nazionale), seguita dal Nord (47,3 anni), mentre il Mezzogiorno rimane la ripartizione più giovane (46,4 anni). La popolazione fino a 14 anni è pari a 6.852.000 individui (11,6% del totale), in calo di 168.000 unità rispetto al 2025.

La popolazione in età attiva (15-64enni) ammonta a 37.270.000 (63,2% del totale), con una riduzione di 73.000 individui sull’anno precedente. Gli over 65enni sono 14.821.000 (25,1% del totale), oltre 240.000 in più rispetto all’anno precedente, con una crescita degli ultraottantacinquenni che raggiungono 2.511.000 individui (+101.000) e rappresentano il 4,3% della popolazione totale. Infine, gli ultracentenari ammontano a 24.700 unità, oltre 2.000 in più rispetto all’anno precedente.

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