Papa Leone XIV invita ad annunciare la Resurrezione agli oppressi
“Invio il mio pensiero a quanti, in diverse parti del mondo, partecipano alle iniziative promosse in occasione della Giornata Internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace, rinnovando l’appello perché lo sport, con il suo linguaggio universale di fraternità, sia luogo di inclusione e di pace”: al termine della recita del Regina Coeli’ papa Leone XIV ha invitato a chiedere la pace per tutto il mondo, anche attraverso il linguaggio universale di fraternità e inclusione insito nello sport a cui oggi è dedicata, sotto l’egida dell’Onu, la Giornata internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace.
Prima della recita della preghiera del tempo pasquale papa Leone XIV ha invitato i pellegrini ad esultare per la nuova vita donataci dalla Pasqua: “Cari fratelli e sorelle, Cristo è risorto! Buona Pasqua! Questo saluto, pieno di stupore e di gioia, ci accompagnerà tutta la settimana. Festeggiando il giorno nuovo, che il Signore ha fatto per noi, la liturgia celebra l’ingresso dell’intera creazione nel tempo della salvezza: la disperazione della morte è tolta per sempre, nel nome di Gesù”.
Oggi il Vangelo invita alla scelta di credere ad uno dei due racconti su uno stesso episodio: “Il Vangelo di oggi ci chiede di scegliere tra due racconti: o quello delle donne, che hanno incontrato il Risorto, o quello delle guardie, che sono state corrotte dai capi del sinedrio.
Le prime annunciano la vittoria di Cristo sulla morte; le seconde annunciano che la morte vince sempre e comunque. Nella loro versione, infatti, Gesù non è risorto, ma il suo cadavere è stato rubato. Da uno stesso fatto, il sepolcro vuoto, sgorgano due interpretazioni: una è fonte di vita nuova ed eterna, l’altra di morte certa e definitiva”.
E’ stato un invito a soppesare la veridicità della notizia ed a non credere alle fake news: “Questo contrasto ci fa riflettere sul valore della testimonianza cristiana e sull’onestà della comunicazione umana. Spesso, infatti, il racconto della verità viene oscurato da fake news, come si dice oggi, cioè da menzogne, allusioni e accuse senza fondamento. Davanti a tali ostacoli, però, la verità non resta celata, anzi: ci viene incontro, viva e raggiante, illuminando le tenebre più fitte”.
Gesù Risorto invita a non temere la paura della morte: “Come alle donne giunte al sepolcro, anche a noi oggi Gesù dice: ‘Non temete! Andate ad annunciare’. Egli stesso diventa così la buona notizia da testimoniare nel mondo: la Pasqua del Signore è la nostra Pasqua, la Pasqua dell’umanità, perché quest’uomo, che è morto per noi, è il Figlio di Dio, che per noi ha donato la sua vita. Come il Risorto, sempre vivo e presente, libera il passato da una fine distruttiva, così l’annuncio pasquale redime dal sepolcro il nostro futuro”.
Proprio per questa ‘forza propulsiva’ del Vangelo il papa ha esortato tutti ad annunciare la speranza agli ‘oppressi’: “Carissimi, quanto è importante che questo Vangelo raggiunga soprattutto quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione.
Annunciare in parole e opere la Pasqua di Cristo significa dare nuova voce alla speranza, altrimenti soffocata tra le mani dei violenti. Quando viene proclamata nel mondo, infatti, la Buona Novella rischiara ogni ombra, in ogni tempo”.
E’ stato anche un invito a non dimenticare la testimonianza di papa Francesco: “Con particolare affetto, alla luce del Risorto ricordiamo oggi papa Francesco, che proprio il Lunedì dell’Angelo dello scorso anno ha consegnato la vita al Signore. Mentre facciamo memoria della sua grande testimonianza di fede e di amore, preghiamo insieme la vergine Maria, Sede della sapienza, perché possiamo diventare annunciatori sempre più luminosi della verità”.
Ed anche il patriarca di Gerusalemme, card. Pier Battista Pizzaballa, nell’omelia pasquale ha invitato ad abbandonare le proprie sicurezze: “Il Vangelo di oggi ci mette subito in movimento. Maria di Magdala arriva ‘di buon mattino’, quando è ancora buio. Va nel luogo dove pensa di trovare Gesù. E’ un gesto pieno di amore, ma anche pieno di abitudine: cerca dove lo aveva lasciato, dove l’aveva posto la morte…
Ecco la prima provocazione pasquale, qui, nel luogo più santo e più fragile della nostra memoria: Dio non si lascia possedere. Il Risorto non è dove noi lo avevamo messo. Non è dove le nostre sicurezze lo avevano sistemato. Il Risorto ci precede. Questa è l’idea forte della Pasqua: non siamo noi a custodire Dio; è Dio che libera noi”.
La resurrezione cambia i pensieri di ciascuno: “Noi, invece, vorremmo una fede che non scombini. Vorremmo trovare Gesù ‘al suo posto’: dentro le nostre immagini, le nostre formule, i nostri schemi religiosi che a volte diventano gabbie, dentro le nostre nostalgie. Ed invece, a Pasqua, Dio fa una cosa che non avevamo chiesto: si sottrae. Non per fuggire, ma per salvarci da un equivoco: che la fede sia qualcosa da possedere, un controllo, una prova in tasca”.
La Pasqua è una vita ‘altra’: “La Pasqua non ci promette una vita ‘facile’. Pasqua ci promette una vita aperta. E per aprirla, spesso Dio deve prima portarci via delle certezze. Ecco perché la Risurrezione, prima di consolare, inquieta. Prima di riempire, svuota. Prima di dare, toglie. Toglie l’idea di un Dio addomesticato. Toglie una religione che è solo abitudine. Toglie una speranza che non rischia niente”.
Quindi la Pasqua è una porta da attraversare: “Pasqua non è una frase da ripetere; è una porta da attraversare. La pietra è stata tolta. Il varco è aperto. Ma noi dobbiamo decidere se restare dentro o uscire. Uscire significa, concretamente: scegliere il perdono quando sarebbe più facile irrigidirsi; scegliere la verità quando sarebbe più comodo adattarsi; scegliere la speranza quando tutto suggerisce il contrario; scegliere di fare il bene, come Gesù ‘passò facendo del bene’, anche se non fa rumore, anche se non dà prestigio”.
(Foto: Santa Sede)





























