Rivoluzione famiglia: a dialogo con il presidente del Forum delle Famiglie, Adriano Bordignon
“Per definizione, un ecosistema è l’insieme degli organismi viventi, i componenti biotici, e delle sostanze non viventi, i componenti abiotici, che interagiscono tra loro scambiandosi materiali ed energia, all’interno di un ambiente definito, come un lago, un bosco, un prato. Animali, piante, rocce, acqua, luce, terra, temperatura, batteri, funghi: tutti elementi che, attraverso le loro relazioni, rendono possibile la vita. Gli ecosistemi si basano sull’equilibrio tra tutti questi elementi, pertanto se uno di essi venisse a mancare oppure a modificarsi, automaticamente anche l’intera stabilità dell’ecosistema verrebbe intaccata rendendo necessario cercare di ristabilire un nuovo equilibrio”: con questa definizione il presidente del Forum delle Famiglie, Adriano Bordignon, presenta il suo libro ‘Rivoluzione famiglia: ecosistema per il futuro’.
Uguale logica è applicata alla famiglia: “Allo stesso modo, anche la famiglia (vista come un organismo vivente) è caratterizzata da una sua omeostasi: una tendenza naturale a mantenere quell’equilibrio interno, sia a livello chimico-fisico sia comportamentale, che accomuna tutti gli organismi viventi. Il sistema famiglia cerca costantemente di mantenere il suo equilibrio interno adattandosi alle pressioni esterne, ai cambiamenti sociali, attraverso la modificazione dei ruoli interni e delle pratiche quotidiane al fine di rispondere alle trasformazioni sociali”.
Quindi per capire cosa è ‘famiglia’ oggi gli chiediamo di darci una definizione: “E’ diffusa l’idea che la famiglia sia in crisi, ma chi osserva i fenomeni sociali sa che questo allarme ‘lampeggia’ da diversi decenni e anche che la famiglia, vivendo nel contesto storico, non può astrarsi dalle contraddizioni che coinvolgono questa nostra epoca. Troppi alzano bandiera bianca di fronte alle enormi sfide dell’oggi e la famiglia è vittima di due grandi errori di valutazione, sia politicamente che pastoralmente.
Da un lato, non le si riconosce una ‘soggettività’ sui generis, cioè l’essere qualcosa di diverso dal mero aggregato dei componenti che la costituiscono. Dall’altro, il focus sulla famiglia è sempre in chiave problematica: rileva solo quando è il luogo delle povertà economiche, educative sociali, ma anche pastorali. La famiglia, invece, è il perno strategico dell’educazione, della solidarietà ed anche del civismo e dello sviluppo economico. Se indossiamo gli occhiali giusti, sappiamo avvicinare questa potenziale fonte di bene affinché non si insterilisca o ripieghi su se stessa”.
In cosa consiste questa “Rivoluzione famiglia”?
“La rivoluzione non è fatta di slogan, ma di sguardi nuovi. ‘Rivoluzione famiglia’ nasce dall’urgenza di cambiare prospettiva: non parlare della famiglia, ma a partire dalla famiglia. E’ un invito a considerarla non come un tema settoriale o un problema da gestire, bensì come un organismo vivente, connesso al resto della società. In essa si apprendono la fiducia, la solidarietà, la gratuità: valori fondanti di ogni convivenza civile. In un tempo segnato da individualismo e fragilità relazionali, la famiglia può diventare la forza più rivoluzionaria perché insegna la reciprocità e la cura. È un bene comune, non un affare privato”.
Il sottotitolo parla di “Ecosistema per il futuro”: perché la famiglia è un ecosistema?
“La famiglia vive in equilibrio dinamico con ciò che la circonda: come un ecosistema naturale, respira, cresce, si adatta. Al suo interno tutto è legato, come nel corpo umano o nella Creazione stessa. Se il suolo delle relazioni è fertile di fiducia e dono, la famiglia fiorisce; se il clima sociale o economico è ostile, anche le famiglie più forti fanno fatica. E come ogni ecosistema, anche la famiglia ha bisogno di nutrienti (politiche pubbliche, servizi, lavoro, istruzione) e di luce, quella dimensione spirituale che le permette di riconoscersi parte di un disegno più grande. Guardare la famiglia come ecosistema significa comprendere che la vita è relazione: nessuno cresce da solo”.
Quindi la famiglia non è un’emergenza?
“No, non lo è. Parlare di emergenza rischia di ridurla a un problema da risolvere, mentre la famiglia è una risorsa da valorizzare. Certo, molte famiglie vivono difficoltà reali (economiche, educative, relazionali) ma la via d’uscita non è trattarle come pazienti da curare, bensì come soggetti attivi di cambiamento. Ogni giorno, nelle case e nei territori, le famiglie generano solidarietà, si prendono cura dei fragili, educano alla responsabilità. Sono il primo laboratorio di democrazia e di speranza. Non chiedono assistenza, ma fiducia e condizioni per poter fare ciò che già sanno fare: generare vita e futuro”.
Perché è necessario guardare la società con gli occhi della famiglia?
“Significa indossare ‘gli occhiali della famiglia’, cioè adottare uno sguardo generativo e relazionale su ogni ambito: economia, ambiente, scuola, politica. È necessario chiedersi, prima di ogni scelta pubblica o privata: questa decisione rafforza o indebolisce le relazioni? Favorisce la solidarietà tra generazioni? Rende possibile la cura reciproca? Guardare con gli occhi della famiglia è un atto politico e spirituale insieme: rimette al centro l’umano, fa emergere la verità che ci lega gli uni agli altri. Come ricorda la filosofia africana dell’ubuntu, ‘io sono perché noi siamo’: la persona si realizza nella relazione, non nella solitudine”.
Attraverso quali riforme economiche e sociali è possibile valorizzare la risorsa famiglia?
“Servono riforme che riconoscano la famiglia come motore di sviluppo umano ed economico: una fiscalità equa che tenga conto dei carichi familiari, un welfare che sostenga la genitorialità, politiche abitative e lavorative che permettano di conciliare tempi di vita e di cura. Ma non bastano le leggi: occorre un cambiamento culturale. In un Paese che invecchia e fatica a generare futuro, investire sulla famiglia è la prima e più concreta politica industriale. La ‘Rivoluzione famiglia’ è, in fondo, un atto di speranza: credere che ricostruendo le relazioni possiamo ricostruire anche la società”.
A proposito di famiglia la vicenda di quella di Palmoli ha rimesso in discussione parole come affido ed adozione: perché il Forum delle Famiglie ha ’lanciato’ il progetto ‘Casa’?
“Con il progetto ‘Casa’, cioè Comunità, alleanze, solidarietà, accoglienza, che il Forum delle Famiglie sta realizzando in tutta Italia, ci rendiamo conto di quanto poco si conoscano le differenze tra affidamento familiare e adozione. Vale la pena rispiegarle: la dichiarazione di adottabilità segna la cessazione della responsabilità genitoriale dei genitori e quindi implica la necessità di una famiglia che accolga il bambino per sempre. Il ricorso all’affido, o comunque ad una struttura residenziale, avviene quando la responsabilità genitoriale è al massimo sospesa, spesso solo limitata, proprio perché si intravede una necessità di verifica e una possibilità di rientro in famiglia d’origine del bambino”.
Cosa rivela questa vicenda sul rapporto tra famiglie e istituzioni?
“Sulla vicenda specifica non ritengo di avere le informazioni sufficienti per esprimerci. Tuttavia come Forum delle Famiglie siamo persuasi che non esiste famiglia che possa vivere al di fuori da un contesto sociale ed istituzionale, soprattutto nel far fronte alle difficoltà. Sarebbe opportuno riuscire a rinforzare l’alleanza tra le famiglie (anche in reti associative) e le istituzioni. Alleanza che si basa sulla responsabilità, sulla comunicazione, sulla solidarietà. Una postura alternativa allontana, spaventa, inaridisce le comunità. Con ‘Casa’ stiamo lavorando anche su questo: dare fiducia, speranza alle famiglie perché accompagnate dalle associazioni e dalle istituzioni possano essere rigenerate per un’altra famiglia e per se stesse”.
(Tratto da Aci Stampa)


























