Domenica delle Palme a Reggio Calabria
Già dal mattino presto piazza sant’Agostino (Reggio Calabria), di fronte all’omonima chiesa, si riempiva di popolo, di colombe, di palme e di rami di olivo. Più tardi, tutta la città di Reggio era qui. E’ domenica delle Palme: l’arcivescovo Fortunato, come sempre, presiede la solenne benedizione ‘dell’entrata in Gerusalemme’. La folla scorre, poi, in processione fino al duomo, mentre una parte direttamente nella chiesa di sant’Agostino. Inizia qui, allora, una lettura lenta del ‘Passio’, la passione di Cristo. L’ascolto è attento, intenso. Il clima grave, ma non triste. ‘Morte e vita si affrontano in un prodigioso duello’. A Son, seminarista vietnamita, volto dai tratti dolci e delicati dell’Oriente, tocca l’impegno di presentare un unico personaggio: il Cristo.
Dal fondo di una chiesa affollata, allora, immersa ormai nel racconto di Matteo, eccolo sbucare, apparendo quasi d’improvviso. Una lunga veste color porpora fino alle caviglie, un’enorme croce fresca ancora di corteccia, a passo ritmato, sempre uguale, avanzava lungo tutta la navata centrale, a piedi scalzi… Concentratissimo. Lentamente procedeva, con una cadenza a singhiozzo, quasi fosse un pianto. L’aveva provato e riprovato quel passo, – l’avevo ben osservato – chissà quante volte, il giorno prima…
Un passo come sospeso, aritmico, alla soglia della morte, impressionante. La gente, tutta intenta a seguire il tragico racconto, se lo vedeva, sorpresa, apparire di lato. Arrivato all’altare, posava distesa sui gradini, come un lenzuolo di morte, la sua grande croce. E al momento della crocifissione, assorto e fisso come una statua, davanti a tutta l’assemblea, lo vedevi aprire le braccia il più largo possibile. Salvator mundi.
E restare alcuni istante così, immobile: un’eternità. E alla morte, cadere per terra d’un tonfo, rimanendo là, scomposto, senza muovere neppure più un filo. Come inchiodato al suolo, inerte per tutta la celebrazione. Era come vedere a terra un qualsiasi morto ammazzato, in una stazione dei treni o sul marciapiede di una strada…
Ricordo che la gente si toccava il gomito come per dire: ‘… ma è ancora vivo?!’ E poi, durante il Padre nostro, eccolo risorgere, rialzarsi di fronte all’assemblea ed estrarre, a sorpresa, dal petto, la bandiera multicolore della pace, sollevandola il più alto possibile per tutta la preghiera. Al momento dello scambio di pace, legarsela attorno alle spalle, per passare a dare la mano ad ognuno, di banco in banco… La gente era commossa – lo si vedeva! – di abbracciare il Cristo, ricordando il suo passo di morte e la sua interminabile caduta per terra. Una scena stampata ormai nella mente, che come per il giovane vietnamita lo sarà stato anche per tutti i fedeli presenti. Una passione, che ai nostri giorni, ancora continua per popoli interi…
Alla fine della celebrazione, in un’enorme cesta, eccolo offrire ad ognuno dei messaggi, annodati con filo d’oro o d’argento. Una missione per ognuno da aprire a casa, con calma. ‘Tu sei per gli altri la pace di Dio. La pace è un vero tesoro: trovalo!.. Cerca il dialogo e vivrai la pace… Sì, in casa, primo luogo di pace e di dialogo, da vivere in nome di Lui. E della sua lunga, interminabile passione. E sarà Pasqua, finalmente.


























