Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa invita a unirsi in preghiera recitando il Rosario per la Pace
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 26.03.2026 – Vik van Brantegem] – Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha rivolto un messaggio ai fedeli annunciando che le restrizioni imposte a causa della guerra hanno impedito, quest’anno, lo svolgimento delle tradizionali celebrazioni della Quaresima e della Settimana Santa nella Chiesa del Santo Sepolcro e negli altri luoghi santi di Gerusalemme. Tra le conseguenze più significative, la cancellazione della consueta processione della Domenica delle Palme e il rinvio della Messa del Crisma a data da destinarsi.
Il Patriarca ha invitato i fedeli a non cedere alla disperazione, ma a rimanere saldi nella preghiera, soprattutto in questo momento difficile, sottolineando che, nonostante l’assenza della preghiera comunitaria, l’unità spirituale resta viva. Ha inoltre esortato a vivere sabato 28 marzo come una giornata di preghiera, recitando il Rosario per implorare il dono della pace e della serenità, in particolare per quanti soffrono a causa del conflitto. Ha ribadito che la luce della Risurrezione è più forte dell’oscurità della guerra e che la speranza in Cristo rimane il fondamento per affrontare il dolore e la sofferenza.
La situazione del conflitto, che coinvolge l’intero Medio Oriente, ha costretto il Patriarcato Latino di Gerusalemme a cancellare i riti che rievocano gli eventi accaduti proprio a Gerusalemme oltre duemila anni fa. Nel suo messaggio, il Patriarca di Gerusalemme dei Latini ha scritto: «Le restrizioni imposte dal conflitto e gli eventi degli ultimi giorni non lasciano presagire un miglioramento imminente. In costante dialogo con le autorità competenti, insieme alle altre Chiese Cristiane, stiamo valutando come sia possibile, nelle forme da concordare, celebrare il mistero centrale della nostra salvezza nel cuore delle nostre Chiese. La situazione rimane in continua evoluzione e non è possibile fornire indicazioni definitive per i giorni a venire; saremo pertanto costretti a un coordinamento giorno per giorno.
È già chiaro, tuttavia, che non potranno svolgersi celebrazioni ordinarie aperte a tutti. Alla luce di ciò, la tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, è cancellata e sarà sostituita da un momento di preghiera per la città, in un luogo che sarà definito».
La Messa Crismale, invece, «è rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale. Il Dicastero per il Culto Divino ha già concesso il necessario assenso».
Tuttavia, precisa il Patriarca, «le chiese della diocesi restano aperte. Parroci e sacerdoti, nelle forme e con le modalità possibili, faranno il possibile per favorire la preghiera e la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni pasquali».
«Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. È una ferita che si unisce a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera. Desideriamo quindi supplire a queste limitazioni con momenti di preghiera in famiglia e nelle nostre comunità religiose. So che già ovunque si prega, e mi consola vedere l’impegno nel mantenere viva la tensione spirituale. Tuttavia, sento il bisogno di proporre una giornata particolare in cui, pur rimanendo ciascuno nei propri luoghi, ci si senta idealmente uniti nella preghiera per trovare conforto», ha aggiunto il Cardinal Pizzaballa.
Infine, l’appello: «Desideriamo la pace, innanzitutto per i nostri cuori turbati. Solo la preghiera può donarla. Vi invito pertanto a unirvi in preghiera sabato prossimo, 28 marzo, recitando il Rosario per implorare il dono della pace e della serenità, specialmente per quanti soffrono a causa del conflitto. Lo faremo con cuore umile, certi che la nostra preghiera, anche se fisicamente distanti, è capace di attingere alla forza dell’amore di Dio, che ci unisce in spirito di speranza e di fiducia».


























