Quando il silenzio si rompe

Manifesto film
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 24.03.2026 – Ivo Pincara] – Arriva in Italia, giovedì 26 marzo 2026 nell’ambito del Bari International Film & TV Festival 2026, Nuns vs the Vatican, il documentario della regista Lorena Luciano, realizzato insieme a Filippo Piscopo. Dopo le prime internazionali – dal Toronto International Film Festival 2025 a New York, fino ai festival di Tessalonica e Lubiana – il film giunge ora davanti al pubblico italiano, portando con sé una risonanza che va ben oltre il racconto cinematografico.

Non è, come si potrebbe pensare, un film su Marko Ivan Rupnik. O meglio: non lo è nel senso più ovvio. Rupnik, figura centrale nelle cronache degli ultimi anni per le accuse di abusi, è nel film soprattutto un’assenza. Non parla, non si difende, non si confronta. Ed è proprio questa assenza a diventare eloquente.

Al centro del racconto c’è invece Gloria Branciani. La sua storia, insieme a quella di altre donne, diventa il cuore pulsante del documentario: un percorso che attraversa abuso, silenzio, isolamento e, infine, riscoperta di sé. Non è soltanto una testimonianza, ma un cammino di restituzione della voce – una voce rimasta soffocata per decenni.

Nuns vs the Vatican è dunque un film sulle vittime, ma anche sul contesto che ha reso possibile il protrarsi degli abusi. Un sistema che, proteggendo chi esercita il potere, finisce per trasformarsi esso stesso in un sistema abusante. Il documentario lo mostra con chiarezza, senza indulgere nel sensazionalismo: racconta piuttosto la fatica, il coraggio e la lentezza di un risveglio.

In questo senso, la vicenda di Gloria Branciani assume un valore che supera la dimensione personale. La sua rinascita – il tornare a vivere, a parlare, a esporsi – è già una risposta. Anche laddove la giustizia penale incontra i limiti della prescrizione, resta una verità che non può più essere rimossa.

Il contributo di Federica Tourn, che segue da anni questa vicenda e che ha dato voce per prima alla testimonianza pubblica di Branciani, accompagna il lettore dentro questo passaggio: da storia individuale a narrazione collettiva, da denuncia isolata a coscienza condivisa.

Il testo che segue si inserisce in questo contesto: non solo come cronaca dell’arrivo del film in Italia, ma come riflessione su ciò che emerge quando il silenzio – anche quello più radicato – viene finalmente infranto.

Il film che racconta la fine di Rupnik arriva in Italia
La regista di “Nuns vs the Vatican” Lorena Luciano parla del suo film sugli abusi sulle religiose, in programma al BiF&st di Bari il 26 marzo
di Federica Tourn
Substack, 24 marzo 2026

Dopo il sold out al Ljubljana International Film Festival, il 13 e 15 marzo scorsi, Nuns vs the Vatican, il documentario realizzato da Lorena Luciano e Filippo Piscopo sugli abusi sulle religiose, che racconta in particolare la storia di Gloria Branciani, vittima di Marko Rupnik, viene ora presentato al Bari International Film and Tv Festival 2026 il prossimo 26 marzo.

Una prima italiana molto attesa perché il film, già presentato negli Stati Uniti, in Canada e in Grecia, oltre che in Slovenia, denuncia l’omertà e la sistematica copertura degli abusi sessuali da parte delle istituzioni ecclesiastiche. Un silenzio che arriva fino in Vaticano.

Del film avevo già scritto per Appunti dopo la prima al Toronto International Film Festival, il 6 settembre 2025:

Quello che la Chiesa voleva mantenere confinato nei grassi pettegolezzi da sacrestia è uscito definitivamente dai confini del chiacchiericcio ecclesiastico per raggiungere gli spettatori di tutto il mondo.

Abusi sessuali e di potere, violenze psicologiche, manipolazioni spirituali, costrizioni e minacce e, come collante, l’onnipresente complicità delle istituzioni ecclesiastiche.

Il volto di Gloria Branciani, la prima che ha avuto il coraggio di denunciare Rupnik ma anche la prima che è uscita allo scoperto (con l’intervista che le feci per Domani nel dicembre 2022), domina il manifesto di Nuns vs Vatican perché è lei il personaggio guida sia del percorso di ribellione delle suore abusate che del racconto cinematografico al quale ho potuto collaborare in parallelo al lavoro della Scomunica.

Con Gloria ci sono anche Mirjam Kovač e Klara (la ex religiosa slovena compare nel film ma ha preferito mantenere lo pseudonimo con cui aveva rilasciato l’intervista a Domani nel gennaio 2023). In un racconto corale ripercorrono gli anni passati con il sacerdote, le violenze subite, i silenzi e l’omertà della Chiesa che, censurando le loro denunce, ha impedito che fosse fatta giustizia e ha al contempo permesso a Rupnik di continuare imperterrito la sua carriera pubblica di teologo e mosaicista, e quella privata di abusatore.

Intanto, al Dicastero per la Dottrina della Fede si attende l’esito del processo a Rupnik, un processo riaperto da Bergoglio due anni e mezzo fa che, tra imbarazzi, attese e segretezza, stenta a partire nonostante ben due papi si siano impegnati a portarlo a termine. Ma, come spesso accade, quello che si teme di dire nella Chiesa è già stato sancito dall’evidenza e il film lo mostra benissimo: il percorso di rinascita di Gloria, prima vittima e poi coraggiosa testimone, firma la fine del sogno grandioso e manipolatorio dell’artista abusatore, oggi costretto a muoversi lontano da palchi, cattedre e riflettori. Come aveva detto a Toronto la stessa Gloria, «Questa storia non è più soltanto mia»:

Rupnik non è il protagonista del film, semmai è protagonista la sua assenza: non prende mai la parola, non dà la sua versione e anzi sfugge al confronto, come ha sempre fatto in questi anni, da quando, nel dicembre 2022, è stato pubblicamente accusato di aver abusato di diverse suore.

È invece Gloria Branciani la voce dominante, e insieme a lei le altre vittime della violenza clericale che trovano lo spazio per ripetere quello che più di una volta hanno provato a dire nelle stanze vaticane senza essere ascoltate.

Il film è firmato da Lorena Luciano, regista, e da Filippo Piscopo, produttore e direttore della fotografia. Sarà proiettato il 26 marzo alle 21 al Multicinema Galleria di Bari.

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