Camminare nella carne o nello spirito? Nella luce della verità
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 22.03.2026 – Vik van Brantegem] – «Lo spirito regge, la carne è retta: quello deve comandare, questa servire. C’è disordine in quella casa dove la carne comanda e lo spirito serve» (Sant’Agostino, Commenti al Vangelo di Giovanni 2,14).
Il pensiero di Sant’Agostino mette al centro una tensione fondamentale dell’esperienza umana: quella tra spirito e carne, cioè tra la dimensione razionale e spirituale e quella istintiva e sensibile.
In questo passo, Agostino non intende demonizzare il corpo (“la carne è retta”), ma stabilire un ordine: il corpo è buono, ma deve essere guidato. Lo spirito, inteso come sede della volontà, della ragione e dell’apertura a Dio, ha il compito di orientare le azioni umane. Quando invece accade il contrario – quando sono gli impulsi, i desideri immediati o le passioni a dominare – si crea “disordine”, una sorta di caos interiore che allontana l’uomo dalla sua vera natura e dal bene.
L’immagine della “casa” è molto efficace: l’essere umano è come una dimora in cui ogni elemento ha un ruolo preciso. Se chi dovrebbe servire prende il comando, l’armonia si spezza. Per Agostino, infatti, la libertà non consiste nel seguire qualsiasi impulso, ma nel vivere secondo un ordine giusto, in cui lo spirito governa e integra la dimensione corporea.
Questo pensiero conserva una grande attualità: anche oggi si può leggere come un invito all’equilibrio e all’autocontrollo, non come repressione del corpo, ma come integrazione armonica tra desiderio e ragione, tra ciò che sentiamo e ciò che scegliamo di essere.
«”È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?” Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”» (Gv 6,63-69).
Camminare secondo lo Spirito significa vivere guidati dallo Spirito Santo, producendo frutti come amore, pace e dominio di sé. Questa scelta, basata sulla Lettera ai Galati (5,16), implica una lotta interiore in cui la sottomissione allo Spirito vince l’egoismo, portando alla vita eterna, mentre la carne conduce alla divisione e alla morte.
Foto di copertina: Philippe de Champaigne, Sant’Agostino cardioforo, 1645-1650 circa, olio su tela, 78,7×62,2 cm, Los Angeles County Museum of Art.
In questa tela del pittore fiammingo Philippe de Champaigne, Agostino è rappresentato con in mano il cuore fiammante, che ricorda il suo smisurato amore per Dio. Il suo è un cuore inquieto, perché abitato dallo struggimento dell’Infinito: “Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Ma in questa tela il pittore traspone un passo ulteriore, una frase delle Confessioni (9, 2, 3) dove Agostino scrive: “Sagittaveras tu cor meum charitate tua” (Tu, o Signore, hai trafitto il mio cuore col tuo amore totalmente gratuito). Questa espressione di Agostino, che sarà ripresa anche in altri passi delle Confessioni e di altre opere, avrà grande fortuna nella agiografia e nella iconografia agostiniana anche recente.
De Champaigne ci propone un Agostino allo scrittoio quasi folgorato dalla Veritas, la luce della Verità, che proviene a sinistra in alto e che riempie tutta la scena fino al cuore fiammante, affascinando il suo sguardo e infiammando il suo cuore in un’irresistibile attrazione reciproca. Allora, non può non calpestare l’eresia (cioè un’opinione “scelta”), in particolare quella pelagiana, secondo la quale l’uomo si salva con le proprie forze, coi propri sforzi ascetici. Invece, il Signore salva con la sua Carità, la sua Grazia, quella che fa vibrare di gratitudine, cosicché quel po’ di bene che l’uomo riesco a fare fuoriesce per sovrabbondanza del cuore.


























