Giornata per l’eliminazione della discriminazione razziale: Parola, fede, cultura ed economia più umana a favore dell’inclusione
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, si è svolta a Milano, presso la Sala Ghilardotti di Palazzo Pirelli, sede del Consiglio Regionale della Lombardia, la conferenza dal titolo ‘La parola strumento di Pace, di Verità e di Giustizia’.
L’iniziativa, promossa da Héctor Villanueva e dal Consigliere regionale Paolo Romano, si è aperta con i saluti istituzionali di quest’ultimo, che ha richiamato il valore di momenti di confronto pubblico volti a contrastare ogni forma di discriminazione e a rafforzare il ruolo delle istituzioni nella promozione della coesione sociale.
Ai saluti istituzionali si è unito anche il Vice Presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Francesco Caroprese, il quale ha sottolineato il ruolo fondamentale del giornalismo nella sensibilizzazione sui temi del razzismo e della discriminazione, evidenziando come un’informazione etica e responsabile contribuisca a contrastare stereotipi, pregiudizi e disinformazione, promuovendo consapevolezza e inclusione nella società.
Di particolare rilievo è stato l’intervento video del dott. Mattia Peradotto, Direttore dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nel suo contributo, Peradotto ha evidenziato come il linguaggio costituisca un dispositivo fondamentale di inclusione, capace di orientare le dinamiche sociali e contrastare stereotipi e pregiudizi, soprattutto nei contesti digitali e nei social media, dove si manifestano nuove forme di discriminazione. Ha inoltre sottolineato la necessità di una responsabilità condivisa tra istituzioni e società civile, richiamando il significato della Giornata internazionale quale momento di consapevolezza collettiva e di rinnovato impegno.
Nel delineare il quadro degli strumenti operativi, ha richiamato il Piano Nazionale di Contrasto al Razzismo, alla Xenofobia e all’Intolleranza e la rete delle antenne territoriali antidiscriminazione, indicandoli come presìdi essenziali per la tutela dei diritti e per la costruzione di una società inclusiva, fondata sull’uguaglianza e sulla partecipazione.
Il Dottor Commercialista Marcello Guadalupi della Milano PerCorsi Srl Impresa Sociale ha sviluppato un intervento approfondito sul tema dell’inclusione nel mondo del lavoro, evidenziando il ruolo strategico delle imprese nei processi di integrazione delle persone con background migratorio. In particolare ha sottolineato come l’accesso al lavoro rappresenti uno degli strumenti principali per garantire dignità, autonomia e piena partecipazione alla vita sociale.
Guadalupi ha richiamato l’importanza di politiche aziendali inclusive e di modelli organizzativi capaci di valorizzare le competenze delle persone provenienti da contesti diversi, superando barriere culturali e stereotipi ancora presenti nel mercato del lavoro. Ha inoltre evidenziato come l’inclusione lavorativa non costituisca soltanto un dovere etico e sociale, ma anche un fattore di crescita economica e innovazione per il sistema produttivo, in grado di generare valore per l’intera collettività.
In tale prospettiva ha ribadito la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e terzo settore al fine di costruire percorsi strutturati di inserimento lavorativo, capaci di favorire integrazione, stabilità e sviluppo sostenibile.
Nel corso dell’incontro, Héctor Villanueva, CEO e Founder di Expo dei Popoli, delle Culture e della Solidarietà e ideatore del progetto “Milano Siamo Noi”, ha sottolineato con forza l’importanza del dialogo tra popoli, culture ed etnie diverse quale fondamento di una convivenza pacifica e duratura.
Villanueva ha evidenziato come i cosiddetti “nuovi italiani” rappresentino una componente strutturale della società contemporanea, ribadendo la necessità di promuovere percorsi di inclusione basati sulla partecipazione attiva, sul riconoscimento reciproco e sulla valorizzazione delle diversità come risorsa per lo sviluppo sociale, culturale ed economico.
La conferenza ha visto la partecipazione del giornalista e scrittore Biagio Maimone, Direttore della Comunicazione della Fondazione Bambino Gesù del Cairo, il cui Presidente è Monsignor Yoannis Lazhi Gaid, già Segretario personale di Sua Santità Papa Francesco e Coordinatore per l’Italia della Rete Mondiale del Turismo Religioso.
Autore del volume “La Comunicazione Creativa per lo sviluppo socio-umanitario”, Maimone è stato riconosciuto per il suo contributo allo studio del dialogo interreligioso e interculturale, ponendo al centro l’etica della parola.
Secondo Maimone, “la parola non è mai neutra: può dividere o unire, escludere o includere, ferire o guarire”. In una società contemporanea segnata da razzismo, disuguaglianze economiche e discriminazioni, la comunicazione consapevole è diventata un atto etico e spirituale: “usare la parola con responsabilità significa riconoscere l’altro nella sua piena umanità e costruire ponti invece di muri”.
“La comunicazione – ha continuato Maimone – è uno strumento di coesione sociale e di trasformazione interiore: ogni parola può avvicinare le persone o allontanarle, può alimentare giustizia e dignità oppure perpetuare esclusione e ingiustizia”. La parola, quindi, ha assunto una dimensione spirituale: non solo veicolo di informazioni, ma pratica concreta di umanesimo, capace di guidare la società verso maggiore inclusione, dialogo e solidarietà.
In questo contesto, il linguaggio etico è diventato anche uno strumento di contrasto al razzismo e alla discriminazione, valorizzando le differenze culturali e religiose come risorsa condivisa e promuovendo un rinnovato senso di responsabilità collettiva. Il razzismo e ogni forma di discriminazione – ha sottolineato Maimone – sono stati frutto di una subcultura deteriorata, chiusa e sterile, orientata all’abbattimento dell’altro anziché al suo riconoscimento. Essi hanno rappresentato l’espressione di un’umanità involuta, incapace di elevarsi sul piano spirituale e relazionale, che rinuncia alla propria vocazione più alta: quella dell’incontro, della comprensione e della fraternità.
Per contrastare in modo efficace tali derive, Maimone ha indicato la necessità di rafforzare il ruolo della cultura e della fede, riconoscendole come elementi essenziali e imprescindibili nella costruzione di una società a misura d’uomo. La cultura, intesa come educazione alla conoscenza, al pensiero critico e al rispetto delle differenze, ha consentito di comprendere e valorizzare le diversità sociali ed economiche, trasformandole in occasione di crescita e non di divisione. La fede, dal canto suo, ha richiamato l’uomo alla sua dimensione più profonda, orientandolo verso principi universali quali la dignità della persona, la solidarietà, la giustizia e l’amore per il prossimo.
Accanto a questi pilastri, è emersa con forza la necessità di promuovere un modello di economia umana, capace di includere ogni individuo nei processi economici, senza lasciare indietro nessuno. Un’economia che non generi dislivelli estremi tra ricchi e poveri, ma che favorisca equilibrio, equità e partecipazione, riconoscendo il valore di ogni persona e garantendo pari opportunità. Solo attraverso un impegno condiviso, che unisse cultura, fede ed economia etica, è stato possibile contrastare realmente il razzismo e costruire una società più giusta, inclusiva e armoniosa.
“Comunicare significa prendersi cura della comunità e contribuire alla costruzione di un mondo più giusto”, ha concluso Maimone. Sono inoltre intervenuti Juan Carlos Castrillón, Console Generale dell’Ecuador a Milano, Federico Bottelli, Presidente della Commissione Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano, e Giulia Pelucchi, Presidente del Municipio 8, insieme a rappresentanti del mondo associativo, culturale e professionale impegnati nei processi di integrazione e partecipazione civica.
L’iniziativa si è configurata come un momento di confronto tra istituzioni e società civile, ponendo al centro il ruolo delle comunità migranti e dei nuovi italiani nei processi di sviluppo del territorio. In tale prospettiva, la conferenza ha contribuito a rafforzare la riflessione sul ruolo del linguaggio, del dialogo interculturale, della fede e della cultura nella costruzione di una società più equa, consapevole e orientata alla pace.




























