L’opacità degli inquirenti vaticani nel “casa Becciu”. Vogliamo la verità, nient’altro che la verità

Cardinal Becciu
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 21.03.2026 – Ivo Pincara] – Il processo che coinvolge il Cardinale Angelo Becciu continua a rappresentare uno dei casi più delicati e complessi della giustizia vaticana, non solo per le accuse legate alla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, ma anche per le tensioni emerse all’interno dello stesso sistema giudiziario.

L’ha rilevato Franca Giansoldati in un articolo su Il Messaggero di ieri, dal titolo Becciu, si profila scontro tra magistrati giudicanti e inquirenti: il Promotore ha impugnato l’ordinanza della Corte d’Appello: «La montagna di chat coperte da “omissis” (dall’allora Promotore di giustizia, Alessandro Diddi) che proverebbero l’esistenza di un complotto ordito ai danni del Cardinale Angelo Becciu, potrebbero non essere affatto depositate in Cancelleria il 30 aprile prossimo, come è appena stato ordinato al Promotore dalla Corte d’appello vaticana con l’ordinanza del 17 marzo.
Perché tanta attenzione su queste carte? Perché in ballo c’è una corposa e imbarazzante corrispondenza avvenuta durante la fase istruttoria tra la pr Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica del teste principale d’accusa, cioè Monsignor Alberto Perlasca. Proprio i passaggi secretati da Diddi hanno fatto sorgere più di un dubbio sulle possibili manipolazioni nella redazione del memoriale servito al Promotore come base per l’accusa. “Se si scopre che eravamo tutti d’accordo è la fine”, si legge in uno dei messaggi. E adesso che l’Ufficio del Promotore di giustizia si è riservato “la impugnazione dell’ordinanza” cosa accadrà, che effetti avrà?»

Al centro dell’attenzione, quindi, un inedito scontro che si è sviluppato tra i magistrati vaticani. Da una parte si trovano i giudici della Corte d’appello vaticana, incaricati di valutare il caso e pronunciarsi sulle decisioni finali; dall’altra l’Ufficio del Promotore di giustizia, cioè i pubblici ministeri responsabili delle indagini. Il conflitto nasce dalla contestazione, da parte dell’accusa, dell’ordinanza emessa dalla Corte d’appello il 17 marzo scorso.

Si tratta di un episodio particolarmente significativo, perché rompe un equilibrio solitamente ben definito tra le funzioni dell’accusa e quelle del giudizio. L’iniziativa dei pubblici ministeri vaticani di impugnare una decisione dei giudici evidenzia una frattura interna e solleva interrogativi sulla gestione procedurale del processo.

Questa tensione rischia di avere conseguenze rilevanti sull’andamento del procedimento. Oltre a rallentare i tempi, potrebbe incidere sulla solidità delle decisioni prese e alimentare dubbi sulla chiarezza delle regole applicate. Il caso Becciu, quindi, non è più soltanto un processo per presunti reati finanziari, ma diventa anche il simbolo delle criticità del sistema giudiziario vaticano.

In prospettiva più ampia, la vicenda mette in luce la necessità di una maggiore definizione dei ruoli e delle procedure, per evitare conflitti interni e garantire maggiore trasparenza ed equilibrio tra i poteri. In questo senso, il processo assume un valore che va oltre il singolo imputato, toccando il funzionamento complessivo della giustizia e del giusto processo nello Stato della Città del Vaticano.

L’intervento di Luis Badilla e Robert Calvaresi su Osservazioni casuali N. 111 (14-21 marzo 2026) dal titolo Caso Becciu” (+ altri): processo da rifare. La Corte d’Appello vaticana decreta la “nullità relativa” del giudizio di primo grado e chiede la “rinnovazione del dibattimento”. Una svolta: «Promemoria. Per ricordare quanto i media vaticani hanno scritto sul “caso Becciu” quando l’ordine era screditare il Cardinale ex Prefetto. Ora, dopo l’Ordinanza della Corte d’appello i testi dei media vaticani sono tutti molto tecnici e aderenti alle 16 pagine del dispositivo. Nessun commento. Nessuna lezione morale o moralizzante. Nessuna conclusione dottrinale. Nessuna editoriale. Dall’inizio del caso i media vaticani si sono caratterizzati per giustificare e difendere ciò che appariva palesemente illegale e offensivo dei diritti della difesa. Sin dagli inizi i media del Vaticano hanno condannato il Cardinale Becciu non perché fosse così ma perché Papa Francesco avevo deciso tutto per conto suo identificando la legge con i suoi impulsi e disegni personali. Ora gli analisti giuridici di Papa Francesco tacciono».

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