In attesa del nuovo processo, con fiducia che la verità sarà accertata
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 20.03.2026 – Ivo Pincara] – Il sito Prima Notizia 24 ha pubblicato oggi un’intervista agli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, che con costanza e determinazione hanno difeso il Cardinale Giovanni Angelo Becciu. «Sin dal primo momento, si sono tenacemente battuti per far affermare i principi di diritto che la Corte ha riconosciuto», ha dichiarato il cardinale. Riportiamo dall’intervista integrale a cura di Pino Nano, dal titolo La Corte ha stabilito che il Cardinale Becciu non si è appropriato neanche un centesimo, alcuni stralci significativi.
«L’ordinanza della Corte d’Appello segna un passaggio di straordinaria importanza, perché recepisce proprio il nucleo delle censure sollevate fin dall’inizio e che, nel corso delle udienze di febbraio, avevamo ribadito con fermezza».
«Il punto centrale, che avevamo denunciato sin dal primo momento, era l’esistenza di una profonda asimmetria tra accusa e difesa: da un lato, un ufficio requirente che disponeva dell’intero patrimonio conoscitivo raccolto nella fase istruttoria; dall’altro, le difese costrette a muoversi dentro un perimetro informativo incompleto, frammentario e, per alcuni atti, persino oscurato da omissis. In altre parole, avevamo segnalato che il processo era nato e si era sviluppato in una condizione di squilibrio strutturale, incompatibile con un contraddittorio autentico, che ponesse la difesa su un piano di parità con l’accusa».
«[La Corte] ha riconosciuto il principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti nella fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore. Ha affermato che, non avendo il Promotore depositato integralmente gli atti, si sia verificata una nullità specificamente prevista dalla legge. La conoscenza piena del materiale istruttorio non è una concessione dell’accusa, né un favore rimesso alla sua benevolenza, ma un diritto che il codice presidia in via immediata».
L’ordinanza della Corte d’appello si è anche occupata dei rescritti pontifici: «La Corte ha affrontato anche questo tema, accogliendo la nostra eccezione e dichiarando l’illegittimità degli atti istruttori adottati sulla base del rescritto del 2 luglio 2019, che modificava il rito processuale applicabile, prevedendo “l’istruzione sommaria” in luogo di quella “formale” e, peraltro, sottraendo garanzie agli imputati a fronte di un ampliamento dei poteri del Promotore. Tale provvedimento, avendo natura legislativa secondo la Corte, avrebbe dovuto essere necessariamente pubblicato e non tenuto segreto per spiegare effetti nei confronti dei destinatari. Si tratta, anche qui, di un recepimento molto significativo della nostra impostazione: avevamo sottolineato che non ci si trovava di fronte a un dettaglio procedurale, ma a una modifica incisiva delle garanzie del processo, e la Corte ha riconosciuto che la mancata conoscibilità di quel rescritto ha inciso sulla legittimità di alcuni atti istruttori».
«Guardiano con fiducia al nuovo processo che riteniamo possa consentire al Cardinale di dimostrare la sua innocenza, dopo troppi anni di ingiusta sofferenza e di esposizione mediatica negativa, che tanto ha influito nella narrativa di questa vicenda giudiziaria. Ora sarà necessario rinnovare per le violazioni rilevate. Ma nonostante queste evidenti criticità che la Corte ha dichiarato, un accertamento di merito la sentenza di primo grado lo ha fatto: è quello relativo all’assenza da parte del Cardinale del benché minimo profitto. È davvero un dato pacifico, che la sentenza di condanna – che pure lo ha assolto dalla gran parte delle imputazioni – ha certificato che nelle operazioni contestate il Cardinale Becciu non si è appropriato neanche di un centesimo».



























