Il “processo Becciu” è da rifare

Flash di La Presse
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 17.03.2026 – Ivo Pincara] – La Corte d’appello del Tribunale dello Stato della Città Vaticano ha accolto il ricorso delle difese che eccepivano errori procedurali nell’avvio del dibattimento, con citazione diretta a giudizio formulata dall’Ufficio del Promotore di giustizia nonché dei successivi decreti di citazione a giudizio adottati dal Presidente del Tribunale, dell’Ordinanza pronunciata dal Collegio di primo grado nel marzo 2022, delle successive Ordinanze dello stesso Tribunale che hanno ribadito il provvedimento e, infine, della Sentenza che ha definito il giudizio. Va rifatto da zero il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Questa decisione della Corte d’appello è un colpo di scena significativo.

Viene disposto un nuovo giudizio, con la “nullità relativa” delle condanne in primo grado del dicembre 2023 che avevano riguardato quasi tutti gli imputati per alcuni reati, assolvendoli per altri: il Cardinale Giovanni Angelo Becciu e Raffaele Mincione erano stati ritenuti colpevoli di peculato; Enrico Crasso per il reato di autoriciclaggio; Gianluigi Torzi e Nicola Squillace per truffa aggravata; Torzi anche per estorsione in concorso con Fabrizio Tirabassi; quest’ultimo anche per autoriciclaggio. Il Cardinal Becciu e Cecilia Marogna erano stati ritenuti colpevoli di truffa aggravata.

La Corte d’appello nell’ordinanza precisa, che «non dichiara la nullità complessiva dell’intero giudizio di primo grado: del dibattimento come della sentenza. Questi infatti mantengono i propri effetti». Ha ordinato all’Ufficio del Promotore di Giustizia di «depositare in Cancelleria entro il 30 aprile, tutti gli atti del procedimento istruttorio nella loro versione integrale». Quindi, finalmente verranno resi noti (e usati in sede dibattimentale) tutte le chat integrali che a suo tempo erano state omissate dal Promotore di giustizia vaticano, Alessandro Diddi, così come gli interrogatori che erano stati fatti. Così, saranno a disposizione delle difese, tutti gli elementi che erano mancati ed erano stati alla base delle eccezioni nel corso di oltre due anni di processo. Inoltre, è stato fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze.

L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». È evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa» perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé».

I difensori del Cardinale Angelo Becciu, gli Avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, hanno diramato una nota, in cui hanno dichiarato: «Esprimiamo soddisfazione per l’ordinanza della Corte di Appello che ha accolto le nostre eccezioni. Ha dichiarato che l’Ufficio del Promotore doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l’illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del rescritto del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all’inizio del processo. La decisione della Corte, quindi, dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale».

«La storica decisione della Corte d’appello che per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione, a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l’indagine e del processo. Infatti tutti gli atti di indagini, a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al Promotore Diddi è inefficace. Confidiamo di poter arrivare a una rapida definizione del processo con una sentenza ampiamente assolutoria», hanno commentato gli Avvocati Massimo Bassi e Cataldo Intrieri difensori di Fabrizio Tirabassi.

La Corte d’appello vaticana dichiara nullo il processo contro un cardinale nel “processo del secolo”
di Nicole Winfield
Associated Press, 17 marzo 2026

La Corte d’appello vaticana ha dichiarato nullo il processo contro un cardinale nel “processo del secolo” della Santa Sede, un duro colpo sia per l’eredità di Papa Francesco sia per i procuratori vaticani che avevano processato un cardinale e diverse altre persone per presunti reati finanziari.

In una sentenza di 16 pagine, la Corte d’appello ha stabilito che sia Francesco che i procuratori vaticani hanno commesso errori procedurali che hanno invalidato l’atto d’accusa originale contro il Cardinale Angelo Becciu e gli altri, rendendo necessario un nuovo processo. La Corte ha fissato il 22 giugno come data di inizio del nuovo processo.

Gli avvocati della difesa hanno affermato che tale sentenza è di enorme importanza, se non storica, poiché equivale a una dichiarazione di un tribunale vaticano che un atto del Papa non ha avuto effetto.

La sentenza rappresenta una vittoria per la difesa e un’enorme battuta d’arresto per i procuratori vaticani, che si sono affannati per salvare il caso. Il processo e le condanne del 2023 contro Becciu e altri erano stati presentati dal Vaticano e dal defunto Papa come prova della sua volontà di reprimere le irregolarità finanziarie nella Santa Sede. Gli avvocati di Becciu hanno affermato che la sentenza ha confermato la loro tesi, secondo cui la difesa era stata ingiustamente svantaggiata fin dall’inizio.