Papa Leone XIV: per prevenire gli abusi è necessario l’ascolto

Condividi su...

“Esprimo ugualmente gratitudine a tutti, membri e collaboratori, per il servizio alla Chiesa attraverso la tutela dei bambini, degli adolescenti e delle persone in situazioni di vulnerabilità. E’ un’opera impegnativa, a volte silenziosa, spesso gravosa, ma essenziale per la vita della Chiesa e per la costruzione di un’autentica cultura della cura”: questa mattina papa Leone XIV, ricevendo la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, ha ricordato che la prevenzione degli abusi non è facoltativa ma è una missione ecclesiale, perché dall’ascolto nasce ‘un percorso credibile di speranza e rinnovamento’.

Questo è il motivo per cui papa Francesco aveva inserito tale servizio ‘preventivo’ stabilmente nella Chiesa: “Il mio venerato predecessore, papa Francesco, ha voluto inserire in modo permanente il vostro servizio all’interno della Curia Romana, per ricordare a tutta la Chiesa che la prevenzione degli abusi non è un compito facoltativo, ma una dimensione costitutiva della missione della Chiesa. Fin dalla mia elezione, sono stato molto incoraggiato dal dialogo che avete instaurato con la Sezione Disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede. State raggiungendo così l’obiettivo auspicato che la prevenzione (una delle vostre responsabilità) e la vigile disciplina, esercitata da quel Dicastero, procedano insieme in maniera sinergica ed efficace”.

Servizio importante in quanto non è solo preventivo, ma anche di ‘riconoscimento’: “La vostra missione è quella di aiutare a garantire la prevenzione degli abusi. Tuttavia, essa non è mai solo un insieme di protocolli o procedure. Si tratta piuttosto di contribuire a formare, in tutta la Chiesa, una cultura della cura, in cui la tutela dei minori e delle persone in situazioni di vulnerabilità non sia vista come un obbligo imposto dall’esterno, ma come una naturale espressione di fede. Ciò richiede quindi un processo di conversione in cui le sofferenze degli altri siano ascoltate e ci spingano ad agire.

A questo proposito, le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti sono punti di riferimento essenziali. Sebbene siano certamente dolorose e difficili da ascoltare, portano alla luce con forza la verità e ci insegnano l’umiltà mentre ci sforziamo di assistere le vittime e i sopravvissuti. Allo stesso tempo, è proprio attraverso il riconoscimento del dolore provato che si apre un percorso credibile di speranza e rinnovamento”.

Altro elemento fondamentale è l’approccio multidisciplinare: “Un altro elemento importante della vostra opera è l’integrazione di un approccio multidisciplinare e articolato. Come parte della Curia Romana, all’interno del Dicastero per la Dottrina della Fede, avete un ruolo chiaro che vi pone in dialogo con i Dicasteri e le altre istituzioni che esercitano la propria responsabilità nei vari ambiti legati alla tutela. Spero che continuiate a raggiungere una cooperazione ancora maggiore con essi, affinché possano arricchire il vostro lavoro con le proprie conoscenze.

Allo stesso tempo, anch’essi possono arricchirsi dell’esperienza che la Commissione ha acquisito in questi undici anni di servizio, in particolare attraverso l’ascolto attento e sincero che offrite alle vittime, ai sopravvissuti e alle loro famiglie. A tal proposito, la Relazione annuale della Commissione è uno strumento di grande importanza. Rappresenta un esercizio di verità e responsabilità, ma anche di speranza e prudenza, che devono andare di pari passo per il bene della Chiesa. La speranza ci impedisce di cedere allo scoraggiamento; la prudenza ci preserva dall’improvvisazione e dalla superficialità nell’affrontare la prevenzione degli abusi”.

Insomma tale impegno è un ‘segno dei tempi’: “L’impegno della Commissione con la Chiesa a tutti i livelli, con le vittime, i sopravvissuti e le loro famiglie, nonché con i partner della società civile, vi ha spinto ad approfondire lo studio in due aree in rapida evoluzione della tutela: il concetto di vulnerabilità in relazione agli abusi e la prevenzione degli abusi sui minori facilitati dalla tecnologia nello spazio digitale.

Leggendo questi ‘segni dei tempi’, aiutate la Chiesa ad affrontare con coraggio le sfide della salvaguardia e a rispondere con chiarezza pastorale e rinnovamento strutturale. Ciò sta già prendendo forma concreta nello sviluppo di un quadro di riferimento universale. Attendo con interesse di ricevere la proposta definitiva affinché, dopo un adeguato studio e discernimento, possa essere pubblicata”.

E ciò rientra nella cura: “Cari amici, tutto il vostro impegno dimostra che la vostra missione non è semplicemente l’istituzione di un processo formale, ma un segno di comunione e di responsabilità condivisa. Prima di concludere, vorrei ribadire che la tutela dei minori e delle persone in situazioni di vulnerabilità non è un ambito isolato della vita ecclesiale, ma una dimensione che permea la cura pastorale, la formazione, il governo e la disciplina. Ogni passo avanti in questo cammino è un passo verso Cristo e verso una Chiesa più evangelica e autentica”.

Poi ha ricevuto i redattori del Tg2 nel 50^.mo anniversario della sua nascita, sottolineando la distinzione tra mezzo e fine: “Penso al passaggio dal sistema analogico a quello digitale, che vi ha visto protagonisti nel coglierne le opportunità e nel comprendere che non c’è novità tecnologica che possa sostituire la creatività, il discernimento critico, la libertà di pensiero. E se la sfida del nostro tempo è quella dell’intelligenza artificiale, penso alla necessità di regolare la comunicazione secondo il paradigma umano e non secondo quello tecnologico. Che vuol dire, in ultima istanza, saper distinguere tra i mezzi e i fini”.

E’ stato un invito a non ‘abdicare’ alla laicità ed all’informazione: “I tratti distintivi che fin dall’inizio vi hanno caratterizzato sono la laicità e il pluralismo delle fonti informative, anche nella televisione di Stato. Laicità intesa come rifiuto degli apriori ideologici e come sguardo aperto sulla realtà. Sappiamo tutti quanto sia difficile lasciarsi sorprendere dai fatti, dagli incontri, dagli sguardi e dalle voci degli altri; quanto sia forte la tentazione di cercare, vedere e ascoltare solo ciò che conferma le proprie opinioni. Ma non ci può essere buona comunicazione, né vera libertà e sano pluralismo senza questa apertura”.

(Foto: Santa Sede)

151.11.48.50