Papa Leone XIV: il Vangelo invita a farsi aprire gli occhi
“Voi rappresentate la parrocchia che ha come patrono il Sacro Cuore di Gesù. Il cuore, che cosa rappresenta? L’amore, la carità, l’espressione così grande di Dio infinito; e di Dio, quello che è infinito è il suo amore, la sua grazia, la sua misericordia. E questa è una cosa che in questa parrocchia, in una maniera molto speciale, si fa presente a tante persone. E voglio ringraziare tutti voi, tutti coloro che fanno parte di questa parrocchia: la Caritas, nell’espressione di aiuto per gli immigrati; quelli che accompagnano gli ammalati; quelli che tante volte soffrono perché non trovano lavoro, non hanno casa, non sanno dove andare. E voi, come parrocchia, avete creato una comunità che veramente sa accogliere”: oggi pomeriggio papa Leone XIV ha ultimato le visite pastorali in avvicinamento alla Pasqua nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, in cui ha sottolineato il valore dell’inclusione che questa comunità promuove da tanti anni.
Inoltre ha ringraziato gli anziani per l’accoglienza: “E allora vi ringrazio per questo bellissimo servizio. Vorrei incoraggiare quelli che vengono, che sicuramente trovano delle difficoltà, ci sono persone che non hanno casa, che grazie a Dio possono trovare qui un posto anche per (non so) la doccia, per qualcosa da mangiare, per un po’ di comunità, persone che ricevono qualcosa. Oggi c’è anche questo, tante volte: la solitudine. Molte persone soffrono, si trovano sole, non trovano con chi parlare, chi può aiutare, chi può accompagnare nel cammino della vita”.
Per questo ha sottolineato il significato del nome della parrocchia: “Ed allora una parrocchia che si chiama Sacro Cuore, è una parrocchia che rappresenta questo cuore di Gesù, è veramente un luogo benedetto da Dio, che è chiamata ad essere questa casa di accoglienza, questa casa di fraternità, di carità, di amore, dove le persone che hanno bisogno possono trovare veramente una famiglia. Una famiglia che prega, una famiglia che vive la fede, una famiglia che vive l’autentico amore nella carità fraterna”.
Nell’omelia della celebrazione eucaristica il papa ha preso spunto dall’invito evangelico di questa domenica ‘in laetare’: “Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano”.
E’ una domenica ‘in laetare’ in quanto il vangelo racconta un gioco di sguardi: “Secondo quanto racconta l’evangelista Giovanni, significa prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista… Gesù non fa così: guarda il cieco con amore, non come un essere inferiore o una presenza fastidiosa, ma come una persona cara e bisognosa di aiuto. Così il loro incontro diventa un’occasione perché in tutti si manifesti l’opera di Dio””.
Ecco il gesto di Gesù che ricorda la creazione: “Nel ‘segno’, nel miracolo, Gesù rivela la sua potenza divina e l’uomo, quasi ripercorrendo i gesti della creazione (il fango, la saliva) torna a mostrare pienamente la sua bellezza e dignità di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Così, recuperando la vista, diventa testimone di luce”.
Ma molti scelgono di non vedere e di ‘chiudersi’nella legge: “Si rivela, così, negli astanti, un’altra cecità, diversa e ancora più grave: quella di non vedere, proprio davanti a sé, il volto Dio, per cui barattano la possibilità di un incontro salvifico con la sterile sicurezza che dà loro l’osservanza legalistica di una disciplina formale.
Di fronte a tale ottusità Gesù non si ferma, mostrando che non c’è ‘sabato’ che possa ostacolare un atto d’amore. Del resto il senso del riposo sabbatico, per il popolo d’Israele (e per noi della domenica, giorno del Signore) è proprio quello di celebrare il mistero della vita come un dono, di fronte al quale nessuno può ignorare il grido di aiuto del fratello e della sorella che soffrono”.
Al termine della celebrazione eucaristica il papa ha incontrato il consiglio pastorale, sottolineando l’importanza del fonte battesimale: “Durante la celebrazione stavo pensando che in un certo senso le letture che abbiamo ascoltato erano proprio per questo giorno e questa parrocchia. E’ la vostra esperienza e quanto era bello! Cominciando dall’idea dell’acqua che purifica e che lava: voi avete anche qui nella parrocchia le docce!
Le persone che vengono precisamente a trovare vita: quanto è importante l’acqua, in più sensi. E poi davanti all’altare (non so quando è stato fatto, diciamo, un po’ per rinnovare la chiesa) però c’è il fonte battesimale proprio davanti. E’ un bel segno, specialmente durante la Quaresima, perché, voi sapete, che il tempo di Quaresima, nella lunga tradizione della Chiesa, è stato sempre la preparazione per il Battesimo”.
(Foto: Santa Sede)


























