Giustizia vaticana e Stato di diritto. «Senza giustizia non esiste uno Stato». Papa Leone XIV e il messaggio alla magistratura vaticana
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 14.03.2026 – Vik van Brantegem] – Nel discorso per l’apertura dell’Anno Giudiziario dello Stato della Città del Vaticano Papa Leone XIV richiama verità, garanzie processuali e responsabilità delle istituzioni. Parole che risuonano sullo sfondo del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che ha coinvolto diversi imputati, tra cui il Cardinale Angelo Becciu, condannato in primo grado senza alcuna prova e che si è dichiarato sempre innocente.

C’è una frase del discorso di Papa Leone XIV che merita di essere letta con attenzione: «Senza giustizia non esiste uno Stato». Non è soltanto un richiamo alla tradizione di Sant’Agostino. È una riflessione che arriva dopo anni in cui la giustizia vaticana è stata al centro dell’attenzione internazionale, soprattutto a causa del processo finanziario che ha coinvolto la Segreteria di Stato.
Il significato dell’Anno Giudiziario vaticano
L’inaugurazione dell’Anno Giudiziario nello Stato della Città del Vaticano rappresenta uno dei momenti più importanti della vita istituzionale della Santa Sede. È l’occasione in cui il Pontefice, nella sua qualità di Sovrano dello Stato vaticano, richiama i principi che devono guidare l’amministrazione della giustizia.
Nel suo discorso, pubblicato integralmente sul sito della Santa Sede Vatican News, Papa Leone XIV ha insistito su un punto fondamentale: la giustizia non è soltanto un meccanismo procedurale ma un servizio alla verità e alla comunione ecclesiale.
Come ha sintetizzato Vatican News nel resoconto di Tiziana Campisi, la giustizia nella Chiesa deve essere sempre orientata alla ricerca della verità nella carità.
Il processo e la ricerca della verità
Nel suo discorso il Papa ha dedicato ampio spazio al significato del processo. Il processo non è semplicemente un confronto tra posizioni contrapposte ma lo strumento attraverso il quale la giustizia cerca di accertare la verità dei fatti.
Leone XIV ha affermato: «Il processo è lo strumento mediante il quale la giustizia cerca di ricostruire la verità dei fatti attraverso il confronto leale tra le parti e il giudizio imparziale del tribunale».
Il Papa ha poi richiamato l’importanza delle garanzie processuali: «Solo un processo che rispetti pienamente le garanzie delle parti può essere autentico strumento di giustizia». Un passaggio che molti osservatori hanno letto come particolarmente significativo nel contesto del dibattito sulla giustizia vaticana degli ultimi anni.
Verità e carità
Nel discorso di Leone XIV emerge una visione profondamente Cristiana del diritto. Per Leone XIV la giustizia non può essere separata dalla carità. Ma allo stesso tempo la carità non può prescindere dalla verità. Una giustizia senza carità rischia di diventare rigidità. Una carità senza verità rischia invece di diventare arbitrio.
È nella sintesi tra queste due dimensioni che si colloca la missione della giustizia nella Chiesa.
Il richiamo a Sant’Agostino
Il Papa ha poi richiamato uno dei passaggi più celebri della riflessione di Sant’Agostino sul rapporto tra giustizia e Stato nel De civitate Dei: «Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l’atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero».
Il richiamo del Papa a Sant’Agostino non è casuale. È un modo per ricordare che la giustizia non è una questione secondaria ma il fondamento stesso della legittimità delle istituzioni.
Nel Libro IV, Capitolo 4 di De civitate Dei Sant’Agostino scrive: «Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? Quia et latrocinia quid sunt nisi parva regna?» (Tolto la giustizia, che cosa sono gli Stati se non grandi bande di ladri? E le bande di ladri che cosa sono se non piccoli Stati?», con cui voleva sottolineare che uno Stato è legittimo solo se fondato sulla giustizia. Se manca la giustizia, il potere politico non è moralmente diverso da quello di una banda criminale: cambia solo la dimensione e l’organizzazione, non la natura.
Dopo quella famosa frase, Sant’Agostino racconta un aneddoto molto efficace per spiegare la sua idea, l’’aneddoto del pirata e Alessandro Magno, già raccontata da altri autori antichi. Un pirata catturato viene portato davanti ad Alessandro Magno, che gli chiede: «Con quale audacia infesti il mare?» Il pirata risponde con sorprendente franchezza: «Con la stessa con cui tu infesti il mondo. Ma poiché io lo faccio con una piccola nave sono chiamato ladro; tu invece, perché lo fai con una grande flotta, sei chiamato imperatore». Sant’Agostino usa questo episodio per rafforzare la sua tesi: la differenza tra potere legittimo e criminalità non è la forza o la grandezza, ma la giustizia. Senza giustizia, un impero può essere moralmente simile a una banda di predoni. La legittimità dello Stato dipende dalla giustizia che lo fonda, non solo dal potere che possiede. Per questo, l’intero passo del Libro IV, Capitolo 4 è citato come una delle critiche più radicali al potere politico privo di giustizia nella storia del pensiero occidentale.
Il contesto dei processi finanziari vaticani
Il discorso del Papa arriva dopo una stagione particolarmente delicata per la giustizia vaticana. Negli ultimi anni il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha affrontato il processo finanziario più complesso della sua storia contemporanea: quello relativo alla gestione dei fondi della Segreteria di Stato e all’investimento immobiliare di Londra. Una vicenda che ha coinvolto diversi imputati e ha suscitato un vasto dibattito internazionale.
Ricordo che per seguire l’evoluzione di questa complessa vicenda, questo Blog dell’Editor ha raccolto un ampio dossier con l’indice degli articoli dedicati al processo: Indice Caso 60SA e Andrea Paganini ha curato la Rassegna Stampa sul “caso Becciu”.
Cronologia essenziale del processo vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato
2014-2018 – L’investimento nel palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra. La Segreteria di Stato avvia un investimento immobiliare a Londra che diventerà negli anni successivi il centro di una complessa vicenda finanziaria.
2019 – Apertura delle indagini. La magistratura vaticana avvia un’indagine sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato.
2020 – Le prime conseguenze istituzionali. Il Cardinale Angelo Becciu rinuncia ai diritti connessi al cardinalato dopo un colloquio con Papa Francesco.
2021 – Apertura del processo vaticano di primo grado. Davanti al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano si apre il procedimento penale sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato.
2021-2023 – Il lungo dibattimento. Il processo si sviluppa attraverso numerose udienze e testimonianze.
Dicembre 2023 – La sentenza di primo grado. Il Tribunale vaticano emette la sentenza nel procedimento che ha coinvolto diversi imputati tra cui il Cardinale Angelo Becciu.
Settembre 2025 – Inizia il processo d’appello. Il primo colpo di scena: dichiarato ammissibile la ricusazione del Promotore di Giustizia vaticano, Prof. Avv. Alessandro Diddi, presentato dai difensori di quattro dei condannati in primo grado, tra cui il Cardinale Angelo Becciu.
Il dibattito sulla giustizia vaticana
Il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato al Tribunale vaticano ha sollevato interrogativi e discussioni nel mondo giuridico. Da una parte è stato visto come un segno della volontà della Santa Sede di affrontare con maggiore trasparenza le questioni finanziarie. Dall’altra sono emerse critiche e interrogativi sulle procedure e sulle garanzie processuali.
È proprio in questo contesto che il richiamo del Papa alla centralità delle garanzie e della ricerca della verità assume un significato particolare.
Il commento di Faro di Roma
In un commento pubblicato su Faro di Roma, Salvatore Izzo e Letizia Lucarielli hanno osservato che il discorso del Papa può essere letto anche come una riaffermazione del valore dello Stato di diritto nella realtà vaticana. Secondo questa lettura il richiamo alla giustizia come fondamento dello Stato assume un significato istituzionale nel contesto del dibattito in riferimento al processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato.
«Parole che pur senza citare l’affaire Becciu, manifestano un’attenzione al rispetto delle persone che nel recente passato è sembrato essere stato dimenticato nelle procedure vaticane sulla vicenda del Palazzo di Londra. Significativamente oggi l’apertura dell’anno giudiziario non ha previsto, come sarebbe tradizione, una requisitoria del Promotore di giustizia Alessandro Diddi, rimanendo affidata invece al Presidente Venerando Marano, per definizione sopra le parti. Del resto la Cassazione vaticana ha stabilito che il processo d’appello per il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, condannato in primo grado senza alcuna prova di colpevolezza e del quale si attende la riabilitazione, possa proseguire senza la presenza del Promotore di giustizia».
Il punto decisivo
Il cuore del discorso di Leone XIV è forse proprio questo. La giustizia non è soltanto una questione tecnica per magistrati e giuristi. È uno dei luoghi in cui si misura la credibilità delle istituzioni. E nel caso della Chiesa questa credibilità ha inevitabilmente anche una dimensione morale.
Per questo il richiamo del Papa alla verità, alle garanzie processuali e al fondamento stesso della giustizia assume un valore che va oltre il singolo processo. È un richiamo alla responsabilità delle istituzioni ecclesiali. E, in definitiva, alla credibilità stessa della Chiesa davanti al mondo.





























