Papa Leone XIV: la riconciliazione è laboratorio di unità
“Esso fu fortemente voluto da san Giovanni Paolo II, che lo sostenne con la sua passione pastorale, fu confermato da papa Benedetto XVI con la sua sapienza teologica, come pure da papa Francesco, che sempre ha avuto grande cura del volto misericordioso della Chiesa. Anch’io vi esorto a proseguire in questo servizio, approfondendo e ampliando l’offerta formativa, affinché il quarto Sacramento sia sempre più profondamente conosciuto, adeguatamente celebrato e perciò serenamente ed efficacemente vissuto da tutto il popolo santo di Dio”: questa mattina papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti al 37^ Corso sul foro interno della Penitenzieria Apostolica ricordando che il perdono dei peccati favorisce la pace.
Prer questo ha ricordato l’importanza di questo sacramento: “Il Sacramento della riconciliazione ha avuto nella storia un notevole sviluppo, sia nella comprensione teologica, sia nella forma celebrativa. La Chiesa, madre e maestra, ne ha progressivamente riconosciuto il senso e la funzione, dilatando la possibilità della sua celebrazione.
Eppure, alla reiterabilità del Sacramento non corrisponde sempre, da parte dei battezzati, una sollecitudine nel farvi ricorso: è come se l’infinito tesoro della misericordia della Chiesa restasse ‘inutilizzato’, per una diffusa distrazione dei cristiani che, non di rado, rimangono per lungo tempo in stato di peccato, piuttosto che accostarsi al confessionale, con semplicità di fede e di cuore, per accogliere il dono del Signore Risorto”.
Riprendendo una frase di sant’Agostino il papa ha definito questo sacramento un ‘laboratorio di unità’ in favore della pace: “Afferma sant’Agostino: ‘Chi riconosce i propri peccati e li condanna, è già d’accordo con Dio. Dio condanna i tuoi peccati, e se anche tu li condanni, ti unisci a Dio’. Riconoscere i nostri peccati, soprattutto in questo tempo di Quaresima, significa dunque ‘accordarci’ con Dio, unirci a Lui.
Il Sacramento della riconciliazione è allora un ‘laboratorio di unità’: esso ristabilisce l’unità con Dio, attraverso il perdono dei peccati e l’infusione della grazia santificante. Questo genera l’unità interiore della persona e l’unità con la Chiesa; perciò favorisce anche la pace e l’unità nella famiglia umana. Verrebbe da chiedersi: quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi? Ma. di nuovo ci domandiamo, può davvero l’uomo, piccola e semplice creatura, ‘rompere l’unità’ con il Creatore? Questa immagine non è forse parziale e, in definitiva, mortificante della Rivelazione che Gesù ci ha fatto di Dio?”
Domande fondamentali a cui il papa ha risposto che il peccato non ‘rompe l’unità’ con Dio: “A ben vedere, il peccato non rompe l’unità, intesa come dipendenza ontologica della creatura dal Creatore: anche il peccatore rimane totalmente dipendente da Dio Creatore, e tale dipendenza, quando viene riconosciuta, può aprire la strada della conversione.
Il peccato rompe, piuttosto, l’unità spirituale con Dio: è un voltargli le spalle, e questa drammatica possibilità è tanto reale quanto lo è il dono della libertà, che Dio stesso ha fatto agli esseri umani. Negare la possibilità che il peccato rompa davvero l’unità con Dio è, in realtà, un misconoscimento della dignità dell’uomo, che è (e rimane) libero e quindi responsabile dei propri atti”.
E, rivolgendosi ai sacerdoti, il papa ha sottolineato che la loro vita si realizza in questo sacramento: “Carissimi giovani sacerdoti e ordinandi, abbiate sempre viva consapevolezza dell’altissimo compito che Cristo stesso, attraverso la Chiesa, vi affida: ricostruire l’unità delle persone con Dio attraverso la celebrazione del Sacramento della riconciliazione. La vita intera di un sacerdote può essere pienamente realizzata, celebrando assiduamente e fedelmente questo Sacramento.
Ed infatti quanti sacerdoti sono diventati santi nel Confessionale! Pensiamo solo a san Giovanni Maria Vianney, an Leopoldo Mandić e, più recentemente, a san Pio da Pietrelcina ed al beato Michał Sopoćko”.
Per questo l’unità con Dio è unità con la Chiesa: “L’unità ristabilita con Dio è anche unità con la Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo: noi siamo membra del ‘Cristo totale’. Il tema del vostro Corso di quest’anno: ‘La Chiesa chiamata ad essere casa di Misericordia’, sarebbe incomprensibile se non si partisse dalla radice che è Gesù Cristo risorto. La Chiesa accoglie le persone, come ‘casa di Misericordia’, perché innanzitutto accoglie continuamente il suo Signore, nella Parola ascoltata e proclamata, e nella grazia dei Sacramenti”.
Ed attraverso la confessione si ‘edifica’ la Chiesa: “Per questa ragione, nella celebrazione della Confessione sacramentale, mentre i penitenti sono riconciliati con Dio e con la Chiesa, si edifica la Chiesa stessa, che viene arricchita della santità rinnovata dei suoi figli pentiti e perdonati. Nel confessionale, cari fratelli, collaboriamo alla continua edificazione della Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica; e così facendo diamo anche energie nuove alla società e al mondo”.
Attraverso la Chiesa si arriva all’unità con le persone: “L’unità con Dio e con la Chiesa, infine, è il presupposto dell’unità interiore delle persone, oggi così necessaria, nel tempo della frammentazione che ci è dato di vivere. Unità interiore che si riscontra come desiderio reale soprattutto nelle nuove generazioni. Le promesse non mantenute di un consumismo sfrenato e l’esperienza frustrante di una libertà svincolata dalla verità si possono trasformare, per divina misericordia, in occasioni di evangelizzazione: facendo emergere il senso di incompiutezza, permettono di destare quelle domande esistenziali alle quali solo Cristo risponde pienamente”.
Questa ‘triade’ pone le fondamenta per la pace: “Questo dinamismo di unità con Dio, con la Chiesa e in noi stessi è un presupposto della pace tra gli uomini e i popoli: solo una persona riconciliata è capace di vivere in modo disarmato e disarmante! Chi depone le armi dell’orgoglio e si lascia continuamente rinnovare dal perdono di Dio, diventa un operatore di riconciliazione nella vita di ogni giorno”.
Ciò si può realizzare grazie alla misericordia di Dio: “In lui o in lei si realizzano le parole attribuite a san Francesco d’Assisi: ‘Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace’. Carissimi, non tralasciate mai di accostarvi voi stessi, con fedele costanza, al Sacramento del perdono, per essere sempre i primi beneficiari della divina Misericordia, di cui siete divenuti (o diverrete) ministri”.
In precedenza aveva ricevuto i componenti della Fondazione Cattolica, nel ventennale della nascita, con l’incoraggiamento a sostenere le situazioni di fragilità ed emarginazione: “Tra questi pionieri ci furono anche i fondatori della Società Cattolica di Assicurazione, un gruppo di sacerdoti e laici che, nel 1896, a Verona, diedero vita a una società cooperativa, a larga partecipazione popolare, che si è poi sviluppata insieme al Paese, aiutando le comunità a superare i traumi delle due guerre mondiali.
Vent’anni fa, in un contesto molto mutato ma a partire da quelle stesse radici, è nata la Fondazione Cattolica, riconoscendo il ruolo fondamentale del Terzo Settore nel sostegno alle comunità, alle persone e alle famiglie che vivono condizioni di maggiore fragilità e di emarginazione sociale. In questo modo, favorendo le iniziative di tante associazioni e imprese sociali, fondazioni ed enti religiosi, avete dato un contributo importante alla coesione sociale e alla tutela delle persone più vulnerabili”.
(Foto: Santa Sede)




























