Catania, stop ai funerali religiosi per Nitto Santapaola. La decisione dell’Arcidiocesi: «Nessun compromesso con il male»
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 13.03.2026 – Ivo Pincara] – A Catania non saranno celebrati funerali religiosi per Benedetto “Nitto” Santapaola, storico capo della mafia etnea morto il 2 marzo scorso all’età di 87 anni. La decisione è stata confermata dall’Arcivescovo metropolita di Catania, S.E.R. Mons. Luigi Renna (foto di copertina), in accordo con le disposizioni delle autorità di pubblica sicurezza.
Il provvedimento si inserisce nel quadro delle misure adottate dal Questore di Catania, Giuseppe Bellassai, che ha vietato qualsiasi forma di funerale — sia pubblico che privato — per ragioni di ordine e sicurezza pubblica. La salma del boss, detenuto al regime di 41-bis nel carcere milanese di Opera, è stata sottoposta a cremazione a Milano e le ceneri faranno rientro a Catania in forma strettamente riservata.
La decisione dell’Arcidiocesi di Catania
In una nota ufficiale, l’Arcidiocesi di Catania ha chiarito che non sarà consentita alcuna celebrazione religiosa in occasione della sepoltura.
La decisione, spiega il comunicato, è stata presa «tenendo conto delle indicazioni e delle valutazioni delle autorità competenti», con l’obiettivo di evitare che un eventuale momento religioso possa essere strumentalizzato o trasformato in occasione di manifestazioni non conformi al significato proprio della liturgia Cristiana.
L’Arcidiocesi di Catania ha quindi ribadito la piena adesione alle disposizioni delle autorità civili e ha richiamato tutti «al senso di responsabilità e al rispetto delle norme stabilite».
Il trasferimento dell’urna con le ceneri avverrà senza cortei di auto e lungo il percorso più breve possibile, sotto stretto controllo delle forze dell’ordine, proprio per prevenire eventuali manifestazioni pubbliche o forme di esaltazione legate al contesto mafioso.
Le parole dell’Arcivescovo Renna
Sulla morte del boss mafioso Mons. Luigi Renna ha offerto anche una riflessione di carattere spirituale e civile, ricordando soprattutto il dolore causato dalle violenze mafiose e dalle tante vittime di Cosa Nostra.
«La morte di un uomo come il signor Santapaola — ha affermato — dovrebbe farci riflettere sull’eredità di disvalori e di sofferenze che questa vita si lascia alle spalle. Ora egli è davanti a Dio nella verità di ciò che è stato».
Il presule ha sottolineato che la comunità Cristiana resta impegnata a ricostruire una storia capace di «asciugare le lacrime di chi piange i morti per mafia», ribadendo l’impegno per la legalità e per la dignità delle vittime innocenti.
«La sofferenza di tante vittime — ha aggiunto — è già un giudizio di cui il Dio in cui crediamo, il Cristo crocifisso, si è fatto partecipe, e ci chiede di non fare nessun compromesso con chi ha usato e continua ad usare violenza».
Il rischio di strumentalizzazione dei funerali
In un’intervista al quotidiano Avvenire, l’Arcivescovo Renna ha spiegato che la scelta di non celebrare funerali religiosi nasce soprattutto dalla necessità di evitare possibili strumentalizzazioni.
Un funerale pubblico per una figura come Santapaola, osserva il presule, rischierebbe di trasformarsi in qualcosa di molto diverso da una semplice preghiera cristiana: potrebbe diventare un momento di esaltazione del boss o un’occasione per manifestazioni di cordoglio e rispetto che finirebbero per contraddire il significato evangelico del rito.
Anche nei funerali ordinari, ricorda Renna, non è raro assistere a comportamenti fuori luogo — come petardi o musiche durante i cortei funebri — che rischiano di svuotare il significato religioso delle esequie. Nel caso di un capo mafioso, il rischio sarebbe ancora più alto.
Misericordia Cristiana e rispetto per le vittime
La decisione dell’Arcidiocesi di Catania, tuttavia, non esclude la dimensione della misericordia Cristiana. L’Arcivescovo Renna ha precisato che la preghiera per il defunto resta sempre possibile, ma solo in forma strettamente privata e senza alcuna pubblicità, eventualmente su richiesta dei familiari.
Mons. Renna ha ricordato inoltre che la pietà Cristiana non può prescindere dal rispetto per le vittime della mafia e per i loro familiari, molti dei quali attendono ancora piena giustizia.
Solo Dio, ha osservato, conosce ciò che può essere accaduto nella coscienza di una persona negli ultimi momenti della sua vita. Tuttavia, non spetta agli uomini ipotizzare conversioni che non siano verificabili né trasformare un rito religioso in una celebrazione pubblica della figura del defunto.
Chi era Nitto Santapaola
Benedetto “Nitto” Santapaola è stato per decenni uno dei capi più potenti e temuti di Cosa Nostra. Nato a Catania nel 1938, era considerato il vertice dell’omonimo clan e una figura centrale nei rapporti tra mafia siciliana e altre organizzazioni criminali.
Condannato a 18 ergastoli, era ritenuto responsabile di numerosi omicidi e di alcuni dei più gravi delitti mafiosi della storia recente della Sicilia, tra cui le stragi di Capaci e di via D’Amelio, oltre all’uccisione del giornalista Giuseppe Fava e dell’Ispettore Capo della Polizia di Stato Giovanni Lizzio.
Detenuto da anni al regime di carcere duro del 41-bis, è morto il 2 marzo nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, dove era stato trasferito dal carcere di Opera per il peggioramento delle sue condizioni di salute.
Secondo il suo legale, l’Avvocato Carmelo Calì, lo stesso Santapaola avrebbe espresso in vita la volontà di non avere alcuna cerimonia funebre, né pubblica né privata, chiedendo di essere cremato.
Chiesa e mafia: un rapporto sempre più netto
La decisione dell’Arcidiocesi di Catania si inserisce in un percorso ormai consolidato della Chiesa Cattolica in Italia, che negli ultimi decenni ha assunto posizioni sempre più chiare contro le organizzazioni mafiose e la loro cultura.
Secondo l’Arcivescovo Renna, il problema non riguarda soltanto la criminalità organizzata, ma anche la diffusione di una religiosità svuotata di contenuto etico. Spesso, infatti, i riferimenti ai santi o alla devozione presenti nel linguaggio mafioso non esprimono una reale Fede Cristiana, ma una sorta di “religione rovesciata”, che utilizza il nome di Dio senza alcun cambiamento di vita né adesione alle esigenze morali del Vangelo.
Il contesto ecclesiale: il dibattito sulla scomunica alle mafie
Il tema del rapporto tra Chiesa e mafia è al centro di un dibattito ecclesiale che negli ultimi anni ha conosciuto diversi sviluppi.
Su Korazym.org la questione è stata affrontata in più occasioni. In particolare, è stato analizzato il caso del documento sulla possibile scomunica ai mafiosi che, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stato bloccato dalla Santa Sede perché ritenuto non prioritario.
Questo Blog dell’Editore inoltre ha ricordato il forte appello lanciato da Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi ad Agrigento nel 1993 — il celebre «Convertitevi!» rivolto ai mafiosi — e il percorso ecclesiale che ha portato alla beatificazione del giudice Rosario Livatino e all’istituzione di un gruppo di studio della Santa Sede sul tema della scomunica alle mafie.
Un altro passaggio decisivo è stato il 2014, quando Papa Francesco, durante una visita pastorale in Calabria, dichiarò che gli appartenenti alla ’ndrangheta «sono scomunicati». A distanza di anni, resta aperta la riflessione su cosa sia realmente cambiato nella prassi ecclesiale e nel rapporto tra Chiesa, società e criminalità organizzata.
In questo contesto, la scelta dell’Arcidiocesi di Catania di escludere funerali religiosi per Santapaola appare come un ulteriore segnale di una linea pastorale che intende evitare qualsiasi ambiguità tra la fede cristiana e la cultura mafiosa.
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