Contro la paura del nostro tempo: la musica come via di speranza
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 11.03.2026 – Vik van Brantegem] – L’8 marzo 2026 è stato presentato in prima assoluta dai Romaeterna Cantores con il soprano Maria Chiara Forte, nel Museo Salone Santa Francesca Romana in vicolo di Santa Maria in Cappella 6 a Roma, l’Oratorio Una con Lui del Maestro Aurelio Porfiri. Dedicato alla santa romana (1384-1440), l’Oratorio per soprano, quartetto d’archi e pianoforte è basato sulla Vita di Santa Francesca Romana, scritta da Giuseppe Mattiotti, con adattamento di Alessandra Bartolomei Romagnoli.
Una con Lui è più di una narrazione musicale, è un viaggio interiore, che esplora la spiritualità e il legame tra vita attiva e mistica, trattando della tensione tra la carità operosa e l’unione mistica con Cristo, riflettendo sulla vita della santa fondatrice delle Oblate di Tor de’ Specchi.
La voce del soprano si intreccia con la trama espressiva del quartetto d’archi e del pianoforte, dando forma sonora alla tensione dinamica tra vita attiva e contemplazione, tra opere di carità e unione mistica. L’esecuzione di quest’opera proprio nel luogo che conserva la memoria della santa, ha aggiunto una potente dimensione simbolica e spirituale all’evento.
L’esecuzione dell’Oratorio Una con Lui ha offerto l’occasione per riflettere non solo su una pagina musicale contemporanea, ma anche sul significato spirituale e culturale della santità nella società di oggi. Il compositore Aurelio Porfiri, autore di una vasta produzione musicale e saggistica nel campo della musica sacra, ha concepito quest’opera come un omaggio alla grande santa romana, esempio di carità, fedeltà e coraggio Cristiano.
L’Oratorio, eseguito nei luoghi legati alla vita della santa, ha voluto restituire attraverso la musica la profondità di una vicenda umana e spirituale che continua a parlare al nostro tempo.
In questa intervista, il Maestro Porfiri riflette sul significato di questa esperienza artistica, sulla figura di Santa Francesca Romana come modello di femminilità Cristiana, e più in generale sulla crisi culturale e spirituale del nostro tempo.
Le sue risposte si muovono tra musica, filosofia e fede, evocando pensatori come Martin Heidegger e Jean Guitton, richiamando la necessità di ritrovare nella religione e nell’arte una forza capace di ridestare l’uomo contemporaneo dalla paura e dal conformismo. Ne emerge una riflessione intensa sul ruolo della musica come linguaggio capace di toccare le profondità dell’anima e di aprire uno spazio di speranza anche in tempi difficili.
Maestro Porfiri, il suo Oratorio “Una con Lui” è stato eseguito con successo. Impressioni?
Certamente è stata una gioia poter condividere con altri la mia musica e la storia di Santa Francesca Romana nei luoghi in cui la santa ha vissuto. Oggi abbiamo sempre più bisogno di esempi di eroismo Cristiano. È stato bello farlo anche nei luoghi in cui la carità Cristiana fiorisce ancora grazie all’impegno della famiglia Floridi Doria Pamphili che sostiene la casa di riposo ancora attiva in questo luogo, curando anche la bellezza della liturgia nella nostra bella chiesa medievale di Santa Maria in Cappella. Collaborare con loro, essere il loro musicista, è per me una gioia e un onore.
L’esecuzione del suo Oratorio è stata nel giorno della festa della donna. Un caso?
Visto che la festa di Santa Francesca Romana è il 9 marzo la chiamerei una coincidenza. Io personalmente ritengo che bisognerebbe celebrare le donne ogni giorno, non solo quel giorno di marzo. Sarebbe bello fare una riflessione, che vale anche per gli uomini, non solo sui famosi diritti delle donne, ma anche sui doveri della donna in quanto tale. Da musicista vorrei dire che sarebbe veramente importante riarmonizzare il maschile e il femminile, facendo in modo che la loro complementarietà non sia una competizione su chi ha più o chi ha meno ma una celebrazione delle differenze. Santa Francesca Romana è stata pienamente donna e, a quanto ne so, non ha mai desiderato essere sacerdote.
Ci troviamo in un tempo di grande confusione…
È un tempo soprattutto di paura. Guerre, imposizioni contro natura, declino delle grandi narrazioni che avevano ispirato milioni prima di noi, tra cui la religione. Siamo condannati ad essere preda di noi stessi perché la socialità invece di essere una risorsa sembra concepita come pericolo.
Cosa ci rimane, oltre la disperazione?
Ci rimane la speranza che la nostra anima possa incontrare altre anime vagabonde, anche attraverso quel linguaggio straordinario che è la musica, non quella del conformismo sanremese, naturalmente, ma quella che è capace di scardinare i cuori induriti. Siamo stati gettati in questa vita, come ci diceva Martin Heidegger parlando del concetto di “gettatezza” e dobbiamo cercare di capire dove ci troviamo e, soprattutto, perché. Io continuo a pensare che la religione possa ancora giocare un ruolo importante. Non quella religione che è preoccupata di compiacere il mondo e neanche quelle tendenze gnostiche che si trovano anche in certo tradizionalismo Cattolico (mi viene in mente un libro di Philippe Ploncard d’Assac, Tradition ou révolution) ma riscoprendo quel Cristianesimo che, come diceva Jean Guitton, vuol dire volere tutto. Mi sembra sempre più vera la frase “Dio o nulla”, titolo anche di un libro del Cardinale Robert Sarah.
Come la musica ci può aiutare?
La musica ci penetra in profondità e ci feconda, una esperienza musicale può somigliare ad un incontro fra amanti. Bisogna essere pronti a lasciarsi sconvolgere dalla musica che è come una luce che ci fa vedere la banalità del nostro quotidiano e ci mostra non una via di fuga, ma un modo per elevarci rispetto alla cappa che ci opprime, come dice il filosofo Marcello Veneziani. Dobbiamo credere che i figli della luce sconfiggeranno i figli delle tenebre e scegliere da che parte stare.
Foto di copertina: Francesco Naselli, Santa Francesca Romana con l’angelo custode, 1608, olio su tela, basilica di San Giorgio fuori le Mura, Ferrara.
L’opera è una pala devozionale barocca che celebra la mistica romana e il tema dell’angelo custode. Con una composizione elegante e spirituale, Naselli traduce in immagini la tradizione agiografica secondo il linguaggio pittorico emiliano del primo Seicento.
L’anno 1608 è significativo. È l’anno della canonizzazione di Santa Francesca Romana da parte di Papa Paolo V, il 29 maggio. È quindi molto probabile che il dipinto sia stato realizzato in occasione o poco dopo la canonizzazione, per diffondere il culto della nuova santa.





























