Il rapporto sulle donne del Sinodo

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‘Non c’è nulla, nel solo fatto di essere donna, che impedisca di assumere ruoli di guida nella Chiesa’: è uno dei passaggi chiave del Rapporto finale del Gruppo 5, uno dei dieci Gruppi di Studio istituiti da papa Francesco nel 2024 per elaborare pareri e proposte su questioni emerse nel corso del Sinodo sulla Sinodalità. Questo Gruppo era incaricato, sotto il coordinamento dal Dicastero per la Dottrina della Fede, di approfondire ‘questioni teologiche e canonistiche intorno a specifiche forme ministeriali’, tra cui il tema della partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa, ha consegnato il suo report conclusivo alla Segreteria generale del Sinodo.

Questo Gruppo (dopo quello sulla missione digitale e la formazione dei sacerdoti) ha trasmesso il proprio studio, frutto di un articolato percorso di ascolto, analisi, ricerca e dialogo con episcopati e università, secondo volontà di papa Leone XIV, che ha stabilito che, man mano che i vari rapporti verranno consegnati, siano diffusi ‘in spirito di trasparenza’.

Il Rapporto finale del Gruppo 5 è suddiviso in tre parti. La prima parte racconta la storia del Gruppo 5 del Sinodo sulla Sinodalità e illustra i passaggi storici e metodologici della stesura del Rapporto finale. La seconda parte offre una sintesi ragionata dei temi emersi dall’approfondimento sinodale ed è composta da cinque paragrafi: Onorare una promessa, Questioni di fondo (I): natura relazionale dell’essere umano; Questioni di fondo (II): la potestas; Questioni di fondo (III): i ministeri; Punto di fuga: la dimensione carismatica del ruolo delle donne nella Chiesa. La terza parte del Rapporto finale offre numerose appendici di approfondimento delle questioni teologiche, pastorali e canonistiche affrontate nella seconda parte; in esse si includono diverse proposte e informazioni inviate al Gruppo 5.

In questa breve sintesi, appare opportuno ricordare due temi particolarmente svilupparti in questa sezione del Rapporto finale.

Il primo tema riguarda  il fatto che la riflessione sulla partecipazione delle donne nella Chiesa non può prescindere dal considerare il maschile e il femminile insieme, come parte di una medesima missione, in un contesto ecclesiologico di comunione. Pertanto, occorre riflettere in particolare circa la riformulazione degli ambiti di competenza del ministero ordinato. Infatti ‘la configurazione del sacerdote con Cristo Capo (vale a dire, come fonte principale della grazia) non implica un’esaltazione che lo collochi in cima a tutto il resto’ (Es. ap. Evangelii gaudium, n. 104).

Piuttosto, “quando si afferma che il sacerdote è segno di ‘Cristo capo’, il significato principale è che Cristo è la fonte della grazia: Egli è il capo della Chiesa ‘perché ha il potere di comunicare la grazia a tutte le membra della Chiesa’. Per questo è bene ricordare, come ribadito da san Giovanni Paolo II, che ‘anche se la Chiesa possiede una struttura ‘gerarchica’, tuttavia tale struttura è totalmente ordinata alla santità delle membra di Cristo’ (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris dignitatem 27). Ciò è di fondamentale importanza per comprendere la natura dell’autorità detenuta dalla gerarchia, in quanto ‘sua chiave e suo fulcro non è il potere inteso come dominio, ma la potestà di amministrare il sacramento dell’Eucaristia; da qui deriva la sua autorità, che è sempre un servizio al popolo’. E’ chiaro che tali affermazioni magisteriali hanno delle conseguenze concrete per la vita ecclesiale. Ridefinire questi ambiti di competenza potrebbe aprire al riconoscimento di nuovi spazi di responsabilità per le donne nella Chiesa. In questo contesto si apre la possibilità di nuovi ministeri, anche per la guida di comunità, per le laiche e i laici, le religiose e i religiosi.

Il secondo tema ha a che fare con la riscoperta della dimensione carismatica del ruolo delle donne nella Chiesa. Infatti, insieme ai ministeri conosciuti ‘si affiancano ministeri non istituiti ritualmente, ma esercitati con stabilità’. Questo fatto era già stato riconosciuto da san Giovanni Paolo II: ‘accanto al ministero ordinato, altri ministeri, istituiti o semplicemente riconosciuti, possono fiorire a vantaggio di tutta la comunità, sostenendola nei suoi molteplici bisogni’ (Lett. ap. Novo Millennio ineunte, n. 46).

Questi servizi non istituiti ritualmente rispondono a un vero bisogno del popolo di Dio e non rappresentano il semplice compimento di un desiderio personale. Sono, in verità, arricchiti da carismi seminati dallo Spirito, che è sempre datore di tutti i doni di cui necessita il bene del corpo ecclesiale. Si deve così pensare che, lì dove c’è un bisogno per l’evangelizzazione, lo Spirito conferisca già a qualcuno un carisma per rispondervi. Restare unicamente nel tracciato della vita ministeriale istituita, in merito alla partecipazione delle donne alla guida della Chiesa, ci racchiude e impoverisce.

Questa strada ministeriale potrebbe coinvolgere solo alcune donne con certe caratteristiche, capacità e stile più legati a una forma di essere e agire. I ministeri sono certamente un grande bene, ma non risolvono la necessità di promuovere la possibile fecondità di tutte le donne per la vita della Chiesa. I carismi hanno una maggiore presenza capillare che permette di arrivare lì dove le solite strutture non hanno la capacità di penetrare. Non sono una realtà soggettiva e marginale, ma un dono oggettivo di fronte a tanti urgenti bisogni della gente ordinariamente non esauditi dalle vie strutturali della Chiesa.

Infine il contributo di papa Leone XIV: “Papa Leone XIV ha dimostrato il suo sostegno al ruolo delle donne nella Chiesa, sia con le parole sia con le azioni. Per esempio, in un’udienza con i rappresentanti degli istituti religiosi femminili, ha elogiato le religiose per la loro disponibilità «nei confronti dei più deboli: bambini, ragazze e ragazzi poveri, orfani, migranti, a cui si sono aggiunti col tempo anziani e malati, oltre a tanti altri ministeri di carità.Il Santo Padre ha aggiunto: Le alterne vicende del vostro passato e la vivacità del presente fanno toccare con mano come la fedeltà alla sapienza antica del Vangelo sia il miglior propellente per chi, spinto dallo Spirito Santo, intraprende nuove vie di donazione, votate all’amore di Dio e del prossimo in ascolto attento dei segni dei tempi”.