FISH: per 8 marzo oltre ai fiori anche il rispetto dei diritti!

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In occasione della Giornata internazionale della donna ricordiamo che la vera uguaglianza si realizza solo quando ogni donna, comprese le donne con disabilità, vede pienamente riconosciuti, rispettati e tutelati i propri diritti, la propria dignità e la propria voce.

Le donne con disabilità incontrano ancora barriere nell’occupazione, nella leadership, nell’accesso alla giustizia. Subiscono discriminazioni ed esclusioni e sono più esposte a violenza e ad ulteriori e specifiche modalità di abuso. Tra queste rientrano l’abuso farmacologico, la negazione di cure e ausili indispensabili per l’autonomia nonché lo sfruttamento economico. In molti casi, la violenza si consuma all’interno delle relazioni di prossimità: familiari, partner, assistenti o operatori sanitari.

La condizione di dipendenza legata al bisogno di supporto può trasformarsi in uno strumento di controllo, generando paura e silenzio. Il timore di perdere l’assistenza necessaria alla vita quotidiana rappresenta infatti un potente deterrente alla denuncia. Inoltre spesso le parole delle donne con disabilità non vengono considerate credibili, con il conseguente aggravarsi della condizione di vulnerabilità.

Vi sono inoltre gravi discriminazioni in ambiti particolarmente delicati come quello della salute, dei diritti sessuali e riproduttivi. Pratiche quali la sterilizzazione forzata, l’aborto forzato o la gestione coatta della contraccezione costituiscono violazioni inaccettabili dell’autodeterminazione. Le donne con disabilità intellettiva o psicosociale, quelle con elevati bisogni di sostegno o che vivono in contesti istituzionalizzati risultano particolarmente esposte a tali abusi.

“In questa giornata dedicata alle donne, non possiamo ignorare la realtà di milioni di cittadine con disabilità per le quali la piena dignità resta un traguardo ancora sbarrato. La vera parità non è uno slogan, ma si realizza solo quando la voce e l’autodeterminazione di ogni donna vengono garantite senza riserve. Oggi, purtroppo, le donne con disabilità restano intrappolate in barriere sistemiche, dall’occupazione alla leadership, fino alla giustizia, subendo una discriminazione multipla che le espone a intollerabili esclusioni e violenze”, dichiara il presidente della FISH Vincenzo Falabella.

Nel nostro paese permangono criticità anche sul piano giuridico, istituti come l’interdizione e l’amministrazione di sostegno continuano ad essere applicati secondo una logica di “miglior interesse“, spesso definita da terzi, senza un effettivo ascolto della volontà e delle preferenze della persona interessata mentre il consenso è il presupposto fondamentale di ogni relazione affettiva, sanitaria e sociale che deve essere libero, informato, consapevole e sempre revocabile. Per le donne con disabilità tuttavia questo diritto viene ancora troppo spesso messo in discussione, limitato o addirittura negato.

Un approccio che si pone in contrasto con l’articolo 12 della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità il quale riconosce la piena capacità giuridica delle persone con disabilità e promuove modelli di supporto alle decisioni fondati sul rispetto della loro autodeterminazione.

È quindi necessario garantire e rafforzare l’accesso alla giustizia per tutte le donne e le ragazze con disabilità, intervenire in modo concreto sui sistemi giuridici, sulle prassi istituzionali e sulle barriere strutturali che ancora oggi ne limitano l’effettiva partecipazione e tutela. Difendere i loro diritti significa costruire una società davvero equa, rispettosa della dignità di tutte le persone.