Quaresima orientale nella parrocchia di sant’Agostino a Reggio Calabria

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I due lunghi tronchi erano scesi ignari dall’Aspromonte, dal territorio di Mosorrofa. Alla chiesa di Sant’Agostino, in quattro e quattr’otto, senza tante cerimonie, venivano inchiodati assieme. Una croce perfetta. Alta, solenne, impressionante. Era nuda, nodosa, con l’odore di bosco, prestandosi, così, ad accompagnare le celebrazioni della Quaresima e della Passione. Un lunghissimo velo violaceo fino a terra la vestiva di dignità. Diventerà color rosso-sangue alla Passione e poi, di un bianco luminoso, per Pasqua. Sì, l’albero della vita. Magnifico destino.

Ma se il legno della croce proveniva dai dintorni, l’impegno comunitario di Quaresima guarderà ben lontano, all’Estremo Oriente. La comunità parrocchiale di sant’Agostino si impegna quest’anno ad essere un segno di speranza per un Centro di bambini abbandonati, a Pleiku, nella diocesi di Komtum (Vietnam). E’ la prima volta che la nostra solidarietà si spinge così lontano. Ma, in verità, da così lontano è venuto un missionario vietnamita, che in quasi cinque anni si è fatto calabrese con i calabresi, fratello universale con migranti e autoctoni: padre Thao.

 I bambini a cui andrà la nostra solidarietà sono abbandonati dalle famiglie, a causa del SIDA, hanno una speranza di vita solo fino a 18 anni, per lo più. Sono un centinaio, tenuti da religiose, e soffrono la fame e la mancanza di cure. Ci hanno perfino inviato una lettera, conoscendo il nostro impegno, in lingua vietnamita: ‘Tanti ci scrivono, pochi ci aiutano. Grazie!’

Ai piedi della croce, uno scatolone attende i frutti del nostro digiuno, della nostra solidarietà oltre frontiera, a una decina di migliaia di km. Sarà un piccolo miracolo. Sì, la croce dei nostri boschi, finalmente, si illuminerà del suo valore. L’amore.

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