San Nicola da Tolentino e il ritrovamento dei suoi resti cento anni fa, un evento per la città
Mercoledì 4 febbraio, esattamente nella data del rinvenimento del corpo di san Nicola, è stato celebrato a Tolentino il centenario del ritrovamento delle reliquie con un incontro per ricordare i momenti salienti ed i protagonisti dell’importante avvenimento, con la stessa partecipazione di 100 anni fa. In apertura dell’evento i saluti del sindaco Mauro Sclavi, del vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, del priore del convento di san Nicola, p. Massimo Giustozzo, e di p. Pasquale Cormio, vicario del padre provinciale degli Agostiniani d’Italia. A concludere la serata, la messa celebrata dal vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, che ha impartito la benedizione straordinaria concessa da papa Leone XIV.
Interessanti gli interventi di p. Marziano Rondina, responsabile della biblioteca Egidiana del convento di san Nicola da Tolentino, che ha raccontato nei particolari ‘cosa avvenne 100 anni fa’, attraverso la cronaca ed i progetti del tempo, e della dott.ssa Laura Mocchegiani, direttrice della biblioteca Filelfica della città, che ha illustrato approfonditamente ‘il verbale del ritrovamento delle reliquie di san Nicola redatto dal Segretario comunale’: “Questo è un momento molto importante, perché è trascorso un secolo preciso dal rinvenimento del corpo di san Nicola, come troviamo descritto nell’archivio storico del convento, come riporta il documento del segretario del comune di Tolentino, avv. Mario Vitelleschi, che ha verbalizzato tutte le fasi del ritrovamento.
Da questo documento si evince che è stato un evento importantissimo non solo per la comunità agostiniana o per i fedeli, ma per tutta la città. Durante gli scavi la città è stata sempre presente, ad iniziare dal sindaco, Paolo Giacconi, che non ha mai lasciato il Cappellone. Poi, appena ritrovato il corpo del santo, sono accorsi tutti i cittadini. Da questo documento si può leggere di una città in festa, rivissuta oggi con una basilica piena”.
Infatti il 4 febbraio 1926 è stata la data del ritrovamento delle reliquie di san Nicola, a seguito degli scavi nel Cappellone, seguendo le indicazioni delle precedenti ricerche effettuate nel 1855. Le reliquie furono raccolte alla presenza del card. Giovanni Tacci, del vescovo della diocesi di Tolentino, mons. Luigi Ferretti, del sindaco della città, Paolo Giacconi, del vicario generale della diocesi, mons. Pietro Tacci, e dell’archeologo Aristide Gentiloni Silverj, con il provinciale degli agostiniani, p. Nicola Fusconi, e la comunità agostiniana.
Al termine dell’incontro abbiamo chiesto a p. Pasquale Cormio di spiegare il significato di questo ritrovamento: “Questo ritrovamento rappresenta il segno dell’opera di Dio attraverso i santi, in quanto è quella presenza concreta che il Signore manifesta attraverso questi testimoni della fede. Ritrovare il corpo di san Nicola da Tolentino vuol dire riportare alla luce la sua santità ed il suo cammino di testimone di Gesù. Soprattutto farlo ritrovare come presente all’interno di questa comunità religiosa e civile, perché il corpo di un santo è sempre un fattore di aggregazione. Per questo è significativo che nel rapporto della cronaca dell’epoca venga soprattutto messa in evidenza questa collaborazione tra la società civile e quella religiosa per partecipare a questo evento”.
Ma oggi cosa significa commemorare questo ritrovamento delle reliquie del santo?
“Le reliquie ci ricordano una cosa semplice ed immediata della nostra fede: i santi ci sono vicini. Molte volte nel nostro cammino di fede abbiamo bisogno di fare esperienze ‘fisiche’, cioè di avere un contatto con i santi attraverso il loro corpo od i loro abiti, perché ci testimoniano che la nostra fede è incarnata e tocca la nostra vita.
Però non possiamo fermarci soltanto a questo aspetto delle reliquie come qualcosa di materiale; ricordiamoci che i santi ci lasciano altre reliquie, in modo da poter dire che i santi hanno incarnato la testimonianza di vita evangelica, ma anche l’attenzione e l’amore verso il prossimo. La reliquia più bella di san Nicola da Tolentino è proprio quella sua vicinanza al popolo attraverso la visita agli ammalati od attraverso l’accoglienza nei confronti dei peccatori, o la condivisione con i poveri attraverso, per esempio, il miracolo del pane. Tutte queste virtù sono reliquie che ci aiutano a vivere bene la nostra fede”.
Dopo 100 anni cosa ci dice questo ritrovamento?
“Sant’Agostino affermava che i santi vanno imitati! Noi non ci limitiamo solo ad onorarli, ma soprattutto dobbiamo imitarli, perché questo, in un certo senso i santi, si attendono da noi. Quindi imitare san Nicola da Tolentino,od altri santi, significa porre al centro della nostra vita Gesù, che egli tanto volle abbracciare nel momento in cui si stava preparando alla morte, perché quel Crocifisso diventa per lui l’ancora di salvezza e di speranza per affrontare un momento difficile come la fine della vita, non solo come termine, ma come inizio della vita nuova in Cristo risorto”.
Anche papa Leone XIV ha voluto ‘partecipare’, con un messaggio, a questa giornata: “La vicinanza del papa a questa comunità cittadina si è vista attraverso il dono della benedizione e dell’indulgenza plenaria concessa, che il vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, ha potuto dare alla comunità dei fedeli presenti, ma anche a coloro collegati con i mezzi di comunicazione”.
(Tratto da Aci Stampa)


























