… se ne preparano di peggiori. Il trionfo risentito del Nulla – assenza assoluta di essere, di realtà o di esistenza – l’ombra di “sono colui che sono”

Sunrise by the ocean
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 03.03.2026 – Vik van Brantegem] – In questi tempi – mala tempora currunt, sed peiora parantur – sono poco presente qui, e ancora meno sui social. Il motivo è semplice: corrono brutti tempi ma se ne preparano di peggiori, e tutti con il cervello spento (con l’aiuto delle distrazioni di massa, come Sanremo, che hanno preparato a ciò), a formulare complesse analisi geopolitiche, senza possedere un minimo di preparazione in materia o di avere conoscenza dei fatti, oltre che “l’ho letto in Internet o lo ha detto la TV (dimenticato l’Ucraina, dopo aver dimenticato la pandemia, e mai aver pensato al genocidio armeno da più di un secolo in Turchia e in Azerbajgian, che lo vuole portare a termine, nella “distrazione” del mondo).

«La stampa non si propone di informare il lettore, bensì di persuaderlo del fatto di essere informato» (Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito).

In questi tempi del nulla, la mia mente mi dice di rimanere in silenzio, visto che le parole non bastano più (se venissero ascoltate). Il mio cuore e la mia anima mi spingono a dedicarmi alla preghiera di intercessione di San Michele Arcangelo e di Nostra Signora: Signore, abbia pietà di noi!

Termino con quattro citazioni, che mi pare dovrebbero bastare, e una conclusione. Poi rimango in silenzio. Quando ho detto quello che avevo da dire ho finito anche a parlare. Ci aiuta il Principe della Pace, finché c’è ancora tempo. Pace, non guerra!

Quattro citazioni

«Un tempo esistevano gli ignoranti puri, coloro che, per svariati motivi, non avevano potuto studiare e, con umiltà, lo riconoscevano senza trarne vanto. La loro consapevolezza si traduceva in un atteggiamento rispettoso verso il sapere. Oggi, con l’accesso illimitato a internet, è emersa una nuova categoria di ignoranti: i saccenti pseudo-esperti, tuttologi impertinenti che, anziché riconoscere i propri limiti, si lanciano in dispute con la presunzione di sapere. Costoro sono i peggiori, poiché ostentano una tragica misconoscenza proprio nei campi in cui si illudono di eccellere. Un ignorante, nel senso tecnico del termine, può essere un sapiente in potenza… ma il vero sapiente è un uomo speciale: non si abbassa a dispensare “inutili e sgangherati pareri”, bensì illumina» (Roberto Bonaventura).

«Reuters riferisce che solo un Americano su quattro approva gli attacchi degli Stati Uniti contro l’Iran, che hanno fatto precipitare il Medio Oriente nel caos, mentre circa la metà — incluso un repubblicano su quattro — ritiene che Donald Trump sia troppo incline a ricorrere alla forza militare, secondo un sondaggio Reuters/Ipsos.
Washington non riesce a vendere questa guerra agli Americani né a chiarirne gli obiettivi: la retorica oscilla da “cambio di regime per liberare gli Iraniani” a “eliminare le minacce agli Stati Uniti” attribuite al programma nucleare iraniano. La narrazione di Trump oscilla inoltre tra scadenze definite e un’escalation a tempo indeterminato che comporterebbe ulteriori perdite tra le truppe.
Se la strategia confusa di Washington non riesce a convincere nemmeno gli elettori di Trump, è ovvio che sia ancora meno popolare al di fuori degli Stati Uniti, fatta eccezione per i sionisti» (Laura Ruggeri).

«Il Male sta in quella minuta meschinità di chi è disposto a dar fuoco al mondo per il solo gusto di avervi fottuto; e questo anche se in quel rogo dovesse finire lui stesso. È questa assurdità a renderlo potente: chiunque ragioni in termini di fini positivi, di una costruzione di vita, non riesce a seguirne il ragionamento.
Il Male è straordinariamente banale: è la dedizione di piccoli uomini dall’enorme frustrazione, capaci di spendere la vita, propria ma soprattutto altrui, per “ottenere profitti”, cioè per ottenere ulteriore potenza senza nulla di importante da farci, cioè – in ultima analisi – per sentirsi vincenti, per non percepirsi come “losers”, perdenti, sfigati.
Dedicare la propria vita ed energia alle battaglie del profitto è una vocazione reale, diffusa in molti ominicchi allevati nel grande pazzo serraglio della modernità, subumani che in ciò vivono la loro rivincita.
Il trionfo risentito del Nulla» (Andrea Zhok).

«Il Nulla è una dimensione silenziosa e sottile che si insinua nel respiro della vita quotidiana, quando quel respiro è ansioso e impotente di fronte al flusso degli eventi.
Poi, il Nulla prende il sopravvento e si appropria dello spazio che prima includeva qualcosa. Lo spazio che occupa non è vuoto ma pieno dell’assenza di qualcosa. È l’involucro che attende paziente di essere fecondato.
Si presenta come lo stadio necessario che precede un nuovo qualcosa. Padre e figlio in esso coincidono.
In questo modo, il Nulla preserva e protegge l’innocenza del sé e paradossalmente lo incoraggia nel movimento della vita. Si fonde nell’assurda infinità di possibilità e mostra un’apertura verso il movimento. Il suo linguaggio preme il sé, lo schiaccia e ne attira l’attenzione.
Due sono le strade possibili: la ribellione ad esso o l’accettazione di esso. La ribellione ne prolunga la presenza mentre la piena accettazione dà avvio all’inizio della sua fine. Abbracciare il nulla significa abbracciare di nuovo qualcosa e da lì rinascere.
La vita è movimento, un movimento che ha per sua natura il bisogno di essere tale. Il Nulla è il motore del movimento e di conseguenza diventa necessario per la vita. Non è solo un punto di partenza ma è la dimensione della creazione personale e sovra-personale che innesca e favorisce l’azione del movimento stesso, che si nutre e si soddisfa con esso e in esso» (Francesca D’Uva).

Conclusione

Il Nulla, come concetto filosofico, indica l’assenza assoluta di essere, di realtà o di esistenza.

In realtà, «il Nulla è l’ombra di Dio» (Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito). Dio, che disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Quindi, il Nulla non è la fine, ma l’inizio.

Foto di copertina: l’opera “Alba in riva all’oceano “, dipinta dall’artista surrealista russo Vladimir Kush, pittore del realismo fantastico, raffigura un paesaggio onirico con un uovo gigante, che si apre per rivelare un sole splendente all’interno. Ognuno dei dipinti di Kush è sorprendente e pieno di simboli forti.
«L’uovo simboleggia il Sole nascente e l’inizio della vita. In molti miti sulla creazione del mondo, un uovo cosmico viene deposto da un uccello gigante in un oceano antico e informe. L’uovo si divide in due e il cielo e la terra appaiono dalle sue metà, mentre il Sole è visibile nel tuorlo. Nell’immagine si può vedere che il Sole neonato non ha ancora assunto la sua forma definitiva. Brandelli di materia primaria continuano a fluire dalla sfera ardente che si erge sull’oceano. Secondo il mito polinesiano, le isole Hawaii nacquero da un simile uovo».