Avvenga di me quello che hai detto. Un viaggio visivo e sonoro nel mistero dell’Annunciazione
Un’esperienza immersiva tra fede, arte e comunicazione contemporanea: fino a domenica 15 marzo il Bastione Sangallo di Loreto ospita ‘Avvenga di me quello che hai detto. Un viaggio visivo e sonoro nel mistero dell’Annunciazione’, a cura della prof.ssa Francesca Coltrinari con la regia di Francesco De Melis, che, pensato a conclusione dell’anno giubilare, propone un percorso multimediale dedicato all’Annunciazione, l’evento fondante della storia cristiana, esplorato attraverso i capolavori della storia dell’arte.
Realizzato con la consulenza scientifica della prof.ssa Francesca Coltrinari, storica dell’arte dell’Università di Macerata e con la regia dell’antropologo e musicologo Francesco De Melis, l’evento accompagna i visitatori in un viaggio digitale spettacolare attraverso alcune delle Annunciazioni più celebri dell’arte, grazie a sistemi multimediali avanzati e a letture visive sviluppate anche tramite intelligenza artificiale: colori, gesti, simboli e dettagli prendono vita per svelare la complessità narrativa e teologica di uno dei temi più rappresentati della storia dell’arte.
Tra le ‘Annunciazioni’ più significative presenti nel video, ci sono opere di Carlo Crivelli, Giambattista Tiepolo, El Greco, Sandro Botticelli, Antonello da Messina, Guido Reni, Pieter de Witte ed altri grandi artisti, ma è anche occasione per valorizzare le ‘Annunciazioni’ conservate nelle Marche, promuovendo itinerari culturali e spirituali tra chiese, musei e città d’arte, come quelle di Pietro Alamanno e Guido Reni conservate nella Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, l’arazzo su cartone di Rogier van der Weyden nei Musei Civici di Fermo, il capolavoro di Lorenzo Lotto e l’affresco strappato di Olivuccio di Ciccarello nei Musei Civici di Recanati, l’opera di Bernardino di Mariotto nella Pinacoteca Civica di San Severino Marche, l’Annunciazione di Sperimento di Giovanni Angelo di Antonio a Camerino, gli affreschi strappati del Maestro di Campodonico nella Pinacoteca Civica di Fabriano, le opere di Lotto nella Pinacoteca Civica di Jesi, le Annunciazioni di Pietro Perugino a Senigallia e di Guido Reni a Fano, oltre a diverse Annunciazioni nella Galleria Nazionale delle Marche di Urbino.
Il video è accompagnato da una lettura dal ‘Vangelo secondo Luca’, per raccontare la realtà luminosa del mistero in un fluire di tinte, musiche, parole e figure, secondo il commento di Francesco De Melis: “La semplicità delle parole di Luca nel suo racconto evangelico dell’evento premonitore per antonomasia del ‘regno che non avrà fine’ è disarmante e sconcertante a un tempo, nel senso ossimorico di una luminosità del mistero. Questa semplicità misteriosa è alla base dell’ispirazione pittorica sul tema dell’Annunciazione attraverso i secoli, nel senso, sempre ossimorico, della naturale sprezzatura che sgorga dai capolavori. Il passo del Vangelo di Luca, nella sua chiarezza lampante e scura, è dunque il testo che fa testo in quanto alla luminosa semplicità dell’Annunciazione”.
Per la docente di storia dell’arte moderna all’Università di Macerata e curatrice della mostra, Francesca Coltrinari, è importante lo sguardo con cui gli artisti hanno rappresentato l’Annunciazione: “Gli artisti di ogni epoca lo hanno raccontato con soluzioni diverse, in cui ogni dettaglio parla: il gesto dell’angelo, la sorpresa o l’umiltà di Maria, la luce che irrompe dall’alto, il fiore, il libro, il silenzio sospeso di un istante che cambia la storia. Al centro di tutto c’è la casa: la Casa di Nazareth, luogo reale della vita di Maria e dell’Annuncio. A Loreto questa meditazione si fa ancora più viva, perché la Santa Casa custodita qui è il segno concreto di quel luogo originario. Il nostro percorso invita a rileggere l’Annunciazione con occhi nuovi, attraverso alcune delle più straordinarie opere dell’arte, per rivivere il momento in cui l’Eterno entrò nel tempo e la storia cambiò per sempre”.
Perché un mostra multimediale sull’Annunciazione?
“La mostra intendeva valorizzare l’evento sacro che ha avuto luogo nella Casa di Nazareth conservata, secondo la tradizione cristiana, nella Basilica di Loreto, mostrando come questa semplice casa, in cui ancora oggi pellegrini e visitatori possono entrare, sia stata interpretata dagli artisti nei modi più diversi, spesso come un meraviglioso palazzo ricchissimo di oggetti, altre volte come una abitazione borghese, oppure come un luogo semplice e umile, nobilitato dalla luce del miracolo divino. L’uso del multimediale ha avuto due ragioni: poter mostrare alcuni capolavori dell’arte altrimenti difficilmente spostabili ed i loro straordinari dettagli e offrire un racconto artistico, una narrazione a sé, potremo dire, in cui immagini e testi sacri si fondessero”.
Cosa rappresenta questo progetto ‘immersivo’?
“Un modo suggestivo ed evocativo di accompagnare il visitatore dentro alcuni capolavori dell’arte, alla scoperta di dettagli e particolari che spesso nemmeno la visione diretta permette di cogliere”.
Per quale motivi gli artisti hanno raffigurato l’Annunciazione?
“Perché è uno dei più importanti (se non il più importante) misteri del Cristianesimo: è il momento in cui avviene l’incarnazione di Gesù che si fa uomo nel seno di Maria: da quel giorno, fissato al 25 marzo, inizia una nuova era, quella cristiana ‘della grazia’. Si pensi che in numerosi stati italiani, come a Venezia e Firenze, fra Medioevo ed età moderna l’anno iniziava proprio il 25 marzo. L’Annunciazione è poi raccontata nel Vangelo di Luca come una vera e propria azione teatrale, dove l’Angelo e la Vergine si parlano e dove vengono descritti diversi stati d’animo di Maria, la cui rappresentazione ha rappresentato uno stimolo per gli artisti che li hanno restituiti con estrema sensibilità e varietà dagli artisti”.
La mostra si avvale di sistemi multimediali avanzati, tra cui anche l’Intelligenza Artificiale: quanto questi sistemi possono rendere ‘appetibili’ le opere d’arte?
“Il video di Loreto ha posto molta attenzione a un uso consapevole dell’Intelligenza artificiale, usandola per animare una sola opera d’arte, la ‘Traslazione della Santa Casa’ di Giovanni Battista Tiepolo, che fa da introduzione al video, realizzato invece con sistemi cinematografici ‘più tradizionali’. Sia io che Francesco de Melis, il regista autore del video, crediamo infatti che sia importante non proporre manipolazioni e forzature dei dipinti del passato, opere in sé perfette e che offrono una possibilità di osservazione e contemplazione alternativa al mondo delle immagini in movimento. Certamente l’Intelligenza Artificiale offre opportunità incredibili dal punto di vista della ricostruzione di contesti perduti oppure di opere frammentarie”.
Una mostra con una particolare attenzione ai giovani: in quale modo l’arte può raccontare loro la bellezza della fede?
“Il medium tecnologico può di per sé attirare i giovani che sono costantemente immersi in immagini, spesso consumate in fretta e passivamente. Questa esperienza vuole essere un invito a guardare senza correre, a permettere a queste immagini di entrare nella mente. L’arte resta un veicolo fondamentale per trasmettere, oltre che la bellezza, dei significati profondi”.
Le Marche posseggono un patrimonio di opere d’arte, spesso sconosciuto: in quale modo si potrebbero valorizzare?
“Valorizzare vuol dire riconoscere il valore… spesso questo valore non è neppure visto perché manca un’accessibilità fisica ai luoghi e alle opere (pensiamo per le Marche al dramma del terremoto del 2016 che ha danneggiato o resto inagibili moltissimi edifici). Quindi, per prima cosa, sarebbe necessario aprire e gestire il più possibile chiese, musei, palazzi…
Ma poi c’è necessità di render accessibili le opere d’arte dal punto di vista del loro significato e della loro storia. E questa è una sfida che aprirebbe molte opportunità: perché per rendere accessibili le opere, specie del passato, è necessario conoscerle, studiarle e poi divulgarle con linguaggi accessibili a tutti, comprensibili e che si avvalgano anche di mezzi comunicativi odierni. In questo senso, il video di Loreto, in cui sono inserite anche opere marchigiane, può essere un piccolo contributo”.
(Tratto da Aci Stampa)





























