Esercizi Spirituali: compito della Chiesa è glorificare Dio
“San Bernardo scrisse un trattato dedicato proprio a ‘La Considerazione’. Fu un best-seller, che godette di una diffusione più ampia di qualsiasi altra sua opera. Ciò può sembrare strano, poiché il testo è in sostanza una lettera indirizzata a un uomo specifico in una posizione unica. Bernardo lo scrisse per un confratello, un monaco italiano di nome Bernardo dei Paganelli che, già sacerdote della chiesa di Pisa, entra a Clairvaux nel 1138”: san Bernardo ed i suoi suggerimenti sulle qualità dei collaboratori di cui circondarsi sono stati al centro della decima meditazione tenuta da mons. Erik Varden questa mattina per gli Esercizi Spirituali di Quaresima, predicati al papa ed alla curia, soffermandosi su un trattato di san Bernardo dal titolo ‘Sulla considerazione’.
Ed ha spiegato cosa tratta tale libro: “La considerazione cerca la verità negli affari umani contingenti, dove può essere difficile scorgerla. Può essere definita come ‘il pensiero interamente proteso, oppure la tensione dell’animo, alla ricerca della verità’. Considerando i problemi della Chiesa, Bernardo non offre rimedi istituzionali, consiglia piuttosto ad Eugenio di circondarsi di persone buone: meglio sono gestiti gli uffici centrali della Chiesa, maggiore sarà il beneficio per la Chiesa in tutto il mondo”.
In base all’applicazione di tali principi si potrà comprendere la missione della Chiesa: “Nella misura in cui la Chiesa opera in questi termini, rifletterà l’organizzazione delle gerarchie angeliche. Chiunque la consideri allora vedrà subito la sua missione principale: quella di dare gloria a Dio…
Bernardo si chiede: che cos’è Dio? Volontà onnipotente, virtù benevola, ragione immutabile. Dio è ‘somma beatitudine’ che, per amore, desidera condividere con noi la sua divinità. Ci ha creati per desiderarlo, ci dilata per riceverlo, ci giustifica per meritarlo. Egli ci guida nella giustizia, ci plasma nella benevolenza, ci illumina con la conoscenza, ci preserva per l’immortalità”.
Soprattutto di tali cose debbono avere cura i sacerdoti: “Di qualunque altra cosa i prelati debbano occuparsi, e sono molte, queste realtà devono essere considerate prima. In tal modo anche la loro considerazione delle questioni pratiche sarà illuminata, ordinata, benedetta e feconda. Un prelato, secondo Bernardo, deve essere dotato di principi, deve essere santo e austero, ma dovrebbe anche essere amico dello Sposo e gioire nel condividere quell’amicizia con gli altri”.
Ed ecco il riferimento conclusivo a sant’Agostino: “Agostino descrive spesso l’ufficio episcopale come una sarcina, il fagotto del legionario. E’ un’immagine un po’ brutale, concepita da chi conosceva la desolazione e la paura delle campagne nel deserto nordafricano. Agostino continua, tuttavia, ad improvvisare sul tema da lui stesso impostato.
Sebbene il fardello pastorale abbia un aspetto spaventoso, è spaventoso solo se non riusciamo a notare chi ci mette il fardello sulle spalle. Poiché non è altro che una partecipazione al dolce giogo di Cristo stesso, che ci fa scoprire che la croce affidataci è luminosa e leggera e che poterla condividere è motivo di gioia”.
Mentre nella meditazione di ieri pomeriggio il vescovo norvegese ha tracciato l’identikit dei cistercensi: “L’identità del movimento cistercense è forgiata nell’interfaccia tra l’ideale e il concreto, il poetico e il pragmatico. I suoi protagonisti sono messi alla prova e purificati dalle tensioni che ne derivano”.
Insomma una idealità che diventa realtà: “Ho parlato degli alti ideali di Bernardo, della sua inclinazione a elaborare nella mente una linea di condotta, seguita poi in modo un po’ drastico. Era naturale per lui mirare in alto. Un tratto intransigente non lo abbandonò mai, ma si addolcì nel tempo. Di questo processo dobbiamo ora parlare: ha trasformato l’idealista in un realista”.
Da qui la scoperta della misericordia di Dio: “Bernardo apprese quali meraviglie può compiere la misericordia di Dio in Gesù. Questo diede alla sua devozione una profondità affettiva. Il termine affectus è fondamentale per lui. Ha un ampio spettro di significati, mostrando che la grazia ci muove come esseri incarnati, lasciando che i nostri sensi percepiscano Dio. Ma Bernardo considerava Gesù, l’incarnazione della verità, nientemeno che un principio ermeneutico. Leggeva situazioni, persone e relazioni rigorosamente alla luce di Gesù”.
Insomma la vita deve essere illuminata da Dio: “Solo quando sarà illuminata in modo soprannaturale la nostra natura rivelerà la sua forma perfetta, la sua forma formosa; solo allora sarà evidente la delizia di cui è capace la vita terrena; solo allora la gloria nascosta dentro di noi e intorno a noi brillerà con intensi lampi, insegnandoci ciò che noi, e gli altri, possiamo diventare, fornendo un paradigma per un mondo rinnovato”.
Questa intuizione lo conduce a ‘scoprire’ la realtà dell’amore di Gesù: “Tale è il realismo al quale Bernardo è giunto nella sua maturazione. Ciò gli ha permesso di diventare non solo un grande riformatore, un oratore senza pari, un capo della Chiesa: la conoscenza della realtà assoluta dell’amore di Cristo e del suo potere di cambiare ogni cosa, ha fatto di Bernardo un dottore e un santo. Ed è per questo che lo amiamo e lo onoriamo”.


























