Esercizi spirituali: attenzione all’orgoglio
“Le cadute possono renderci umili quando siamo gonfi d’orgoglio. Possono mostrare il potere salvifico di Dio. Possono diventare pietre miliari di un personale cammino di salvezza, da ricordare con gratitudine”: con queste parole nella sesta meditazione di Quaresima, questa mattina, mons. Erik Varden si è soffermato sulle cadute che possono diventare necessarie nel ‘cammino di salvezza’ o trascinare in una scia di distruzione e rovina.
Riprendendo l’inizio del salmo 90 (‘Mille cadranno al tuo fianco, diecimila alla tua destra’) il vescovo di Trondheim ha evidenziato anche che le cadute possono avere conseguenze pesanti: “Eppure non possiamo essere ingenui. Non tutte le cadute finiscono in esultanza. Ci sono cadute che odorano di inferno, e trascinano il colpevole in una scia di distruzione e rovina. Questa scia è spesso ampia e lunga, e travolge molti innocenti”.
Per questo ha sottolineato che le ferite più dolorose sono quelle nate all’interno della Chiesa: “Nulla ha danneggiato più tragicamente la Chiesa, nulla ha compromesso di più la nostra testimonianza che la corruzione cresciuta all’interno della nostra stessa casa. La crisi più terribile della Chiesa è stata provocata non dall’opposizione del mondo, ma dalla corruzione ecclesiastica. Le ferite inflitte richiederanno tempo per guarire. Chiedono giustizia e lacrime”.
Però è difficile trovare gli errori: “Di fronte alla corruzione, soprattutto quando si tratta di abusi, si è tentati di cercare una radice malata. Ci aspettiamo di trovare campanelli d’allarme precoci che sono stati ignorati: qualche errore di discernimento, un modello originario di devianza. Talvolta queste tracce esistono e abbiamo ragione di rimproverarci per non averle riconosciute in tempo. Non sempre però le troviamo”.
Insomma il bene si confonde spesso con il male: “Possiamo riconoscere il bene grande e gioioso che spesso si manifestava agli inizi di comunità oggi associate allo scandalo. Non possiamo presumere che ci sia stata fin dall’inizio un’ipocrisia strutturale, e che i fondatori si siano presentati cinicamente come sepolcri imbiancati. A volte troviamo segni di vera ispirazione, persino tracce di santità. Come possiamo spiegare la compresenza di sviluppi buoni e sviluppi deformati? Una mentalità secolare per lo più si arrenderà: di fronte a una calamità, designa mostri e vittime”.
Per questo il predicatore ha riconosciuto che ci sono strumenti efficaci, ritornando al verso del Salmo 90: “Fortunatamente la Chiesa possiede, quando si ricorda di usarli, strumenti più raffinati e più efficaci. Dove gli uomini perseguono sforzi nobili, ci ricorda Bernardo, gli attacchi nemici saranno feroci. Osserva: ‘i membri spirituali della stessa Chiesa sono attaccati con molto maggiore asprezza rispetto a quelli carnali’.
Pensa che sia proprio questo che il Salmo ‘Qui habitat’ intende con il suo linguaggio di ‘sinistra’ e ‘destra’: la sinistra sta per la nostra natura carnale, la destra per la nostra natura spirituale. Le vittime sono più numerose a destra perché è lì che, sul campo di battaglia spirituale, vengono usate le armi più letali”.
Però la responsabilità è anche di uomini e donne: “Pur prendendo sul serio il regno demoniaco, Bernardo non attribuisce tutte le malattie spirituali a dei cattivi con corna e forconi. Ritiene gli uomini e le donne responsabili dell’uso che fanno della loro libertà sovrana. Il suo punto è che la natura umana è una sola. Se iniziamo ad andare in profondità nella nostra natura spirituale, anche altre profondità sono messe a nudo. Dovremo affrontare la fame esistenziale, la vulnerabilità, il desiderio di conforto: esperienze che possono assumere la forma di un assalto”.
Per questo lo sviluppo fisico deve essere accompagnato dallo sviluppo spirituale: “Il progresso nella vita spirituale richiede una configurazione del nostro ‘io’ fisico ed affettivo in sintonia con la maturazione contemplativa, altrimenti c’è il rischio che l’esposizione spirituale cerchi degli sfoghi fisici o affettivi; e che tali sfoghi siano razionalizzati come se fossero, in qualche modo, essi stessi ‘spirituali’, di un ordine superiore rispetto ai misfatti dei comuni mortali”.
Quindi un maestro spirituale dovrà essere riconosciuto in tutti gli aspetti di vita: “L’integrità di un maestro spirituale si manifesterà nella sua conversazione e nel suo insegnamento, ma non solo; sarà evidenziata anche nelle sue abitudini online, nel suo comportamento a tavola e al bar, nella sua libertà dall’adulazione altrui”.
Ecco il motivo per cui la vita spirituale completa l’esistenza: “La vita spirituale non è un’aggiunta al resto dell’esistenza. E’ la sua anima. Dobbiamo guardarci da ogni dualismo, ricordando sempre che il Verbo si è fatto carne affinché la nostra carne fosse intrisa di Logos. Occorre vigilare tanto sulla sinistra quanto sulla destra, e fare attenzione (insiste Bernardo su questo punto) a non confondere l’una con l’altra. Dobbiamo imparare a essere ugualmente a nostro agio nella nostra natura carnale e spirituale, in modo che Cristo, il nostro Maestro, possa regnare pacificamente in entrambe”.
Mentre nella meditazione di ieri pomeriggio il vescovo norvegese aveva sottolineato il bisogno dell’equilibrio: “Dobbiamo coltivare il giusto equilibrio tra la fiducia nell’aiuto di Dio e la diffidenza verso la nostra fragilità, temendo le tentazioni e accettandone l’inevitabilità, ricordando che Dio ci sottopone ad esse perché sono utili”.
Sono utili in quanto permettono un impegno nella testimonianza della verità: “Resistendo alle frecce scagliate dal Padre della Menzogna, il nostro impegno verso la verità si rafforzerà, così come la nostra fiducia in essa. Allontanati dalla falsità che ci indebolisce, saremo in grado di convertirci per confermare i nostri fratelli”.
In questo senso l’ambizione è in contrasto con la verità: “Bernardo vede l’ambizione come negazione della verità. L’ambizione è una forma non molto sottile di cupidigia. Nel descrivere questo vizio, Bernardo, sempre eloquente, supera sé stesso… L’ambizione, dice, nasce da una ‘alienazione della mente’. E’ una follia che si manifesta quando si dimentica la verità. Il fatto che l’ambizione sia una forma di squilibrio mentale la rende ridicola in qualsiasi sua manifestazione, ma soprattutto quando si evidenzia in persone dedite per vocazione al servizio per gli altri”.




























