Don Pagniello: la Caritas al festival di Sanremo per #farfiorireitalenti

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Caritas Italiana sarà presente per la prima volta a Sanremo nella settimana del Festival della Canzone Italiana fino al 28 febbraio, all’interno del palinsesto di ‘Casa Sanremo’, intervenendo nella trasmissione ‘L’Italia in Vetrina’ per il lancio e la promozione della campagna #faifiorireitalenti, a sostegno del ‘Fondo Nazionale Talenti’, rivolto a ragazzi e ragazze tra 14 e 20 anni, che desiderano intraprendere o proseguire un percorso artistico e formativo, come ha dichiarato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana:

“Tra le forme più profonde di povertà che incrociamo ogni giorno c’è la povertà educativa, che determina la progressiva sottrazione di sogni, di possibilità, del diritto stesso ad aspirare. Nei nostri Centri di ascolto incontriamo soprattutto famiglie che, pur riconoscendo il talento e le aspirazioni dei propri figli, non hanno le risorse economiche, culturali o relazionali per sostenerne i percorsi. E’ lì che i sogni rischiano di interrompersi, non certo per mancanza di capacità, ma per assenza di opportunità”.

La campagna sosterrà il ‘Fondo Nazionale Talenti’ in grado di rafforzare una cultura  della corresponsabilità, in cui imprese, comunità e cittadini possano contribuire a far fiorire i talenti ed i sogni di adolescenti e giovani. Nella settimana del Festival, inoltre, alcuni giovani di ‘YOUng Caritas’ saranno presenti a Sanremo per incontrare persone, raccontare storie e raccogliere testimonianze, portando uno sguardo giovane sui temi del talento, dei sogni e delle opportunità negate, come racconta il direttore nazionale di Caritas:

“Il ‘Fondo Nazionale Talenti’ offre la possibilità di coltivare i propri talenti non è garantita a tutti ed il bene comune passa anche dal contrasto a queste disuguaglianze, riconoscendo ciò che cresce ai margini e creando le condizioni perché possa sbocciare. La campagna #faifiorireitalenti contribuisce a trasformare i sogni in opportunità concrete, creando un ponte tra il mondo dello spettacolo, le comunità e quei ragazzi che troppo spesso restano invisibili”.

Quindi al Festival di Sanremo quale Italia ‘canta’ la Caritas?

“A Sanremo vogliamo portare l’Italia che è capace di costruire legami. L’Italia delle comunità che accolgono, l’Italia dei giovani che cercano spazio, l’Italia delle famiglie che resistono, l’Italia dei volontari che ogni giorno trasformano la prossimità in impegno concreto. Nei percorsi di accompagnamento, nelle relazioni che si intrecciano giorno dopo giorno attraverso i servizi della rete delle Caritas in Italia, incontriamo le fatiche concrete delle persone.

E sempre più spesso ascoltiamo genitori che esprimono la dolorosa preoccupazione di non riuscire ad offrire opportunità reali ai propri figli; giovani ai quali manca il sostegno adeguato a sviluppare competenze e conoscenze all’altezza delle proprie aspirazioni, perché anche coltivare un talento, sostenere un’inclinazione, permettere a un giovane di esprimere ciò che è, rischia di diventare un privilegio”.

Allora in quale modo è possibile far fiorire i talenti?

“In occasione del Festival di Sanremo, Caritas Italiana lancia la campagna #faifiorireitalenti, che è un invito a credere nei giovani ed a costruire un Fondo Nazionale capace di sostenere percorsi educativi, formativi e culturali. Ci orienta il principio che nessun talento dovrebbe andare perduto per mancanza di opportunità e che ‘fiorire’, in fondo, non è mai un gesto individuale, ma un atto profondamente comunitario. E’ la responsabilità condivisa di creare spazi, opportunità e fiducia, perché quando un giovane può sognare, tutta la comunità respira un po’ di futuro in più”.

Alcune settimane fa è stata presentata la ricerca ‘Taglio basso. Come la povertà fa notizia’, promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, che nasce dall’esigenza di interrogare il modo in cui la povertà e l’esclusione sociale sono raccontate nello spazio pubblico e di comprendere quanto e come questi fenomeni incidano sull’immaginario collettivo.

L’analisi ha riguardato la copertura della povertà nei telegiornali di prima serata, nei talk show televisivi e nei contenuti social di giornalisti e influencer, nel periodo settembre 2024 – giugno 2025, che mostrano una presenza limitata del tema nei notiziari, un ricorso prevalente a cornici emergenziali o politico-economiche, un uso scarso di dati e fonti qualificate e una difficoltà diffusa nel restituire la complessità multidimensionale delle povertà, che non sono solo economiche ma anche relazionali, educative, abitative e culturali. In molti casi, inoltre, la narrazione tende ad associare la povertà a stereotipi e pregiudizi, contribuendo a rafforzare distanza sociale e stigmatizzazione.

Per quale motivo la povertà è in ‘taglio basso’?
“La povertà è spesso in ‘taglio basso’ perché non intercetta le logiche della spettacolarizzazione. Non fa audience stabile, non genera polarizzazione immediata, non produce conflitto narrativo facile. Eppure, riguarda milioni di persone. Il nostro Rapporto mostra che nei media italiani la povertà compare soprattutto in forma episodica, marginale, talvolta emergenziale. Raramente è raccontata come fenomeno strutturale, con cause e responsabilità collettive. Metterla in ‘taglio basso’ significa ridurla a fatto secondario, quando invece è una questione che tocca la qualità democratica del Paese”.

Allora, quando la povertà fa notizia?
“Fa notizia quando esplode. Penso,, solo per fare qualche esempio, ad uno sfratto drammatico, una tragedia familiare, un fatto di cronaca che coinvolge persone vulnerabili. Oppure quando diventa terreno di dibattito politico. Più raramente fa notizia nella sua quotidianità silenziosa: il lavoro povero, la precarietà abitativa, la rinuncia alle cure, la solitudine degli anziani, la fatica delle famiglie. Nei Centri di Ascolto della rete Caritas incontriamo questa dimensione ordinaria della povertà ed è qui che si gioca la sfida vera che ci chiede di passare da un approccio emergenza alla comprensione profonda del fenomeno”.

In quale modo può essere raccontata la povertà?
“Anzitutto con rispetto. Servono numeri, analisi, politiche pubbliche, ma serve anche uno sguardo capace di riconoscere la forza, i talenti, le risorse che ogni persona porta con sé. Dunque, una buona informazione non alimenta certo il pietismo, né favorisce la stigmatizzazione, ma è orientata a generare consapevolezza e corresponsabilità. Per questo, è importante che la povertà sia raccontata dal basso, a partire dall’ascolto, dall’incontro con le persone e con uno sguardo che non chiuda il futuro”.

Per quale motivo un’informazione carente sulla povertà è un fattore di impoverimento sociale?
“Perché ciò che non si vede non entra nell’agenda sociale e politica. Se la povertà resta ai margini del racconto collettivo, diventa marginale anche nelle priorità politiche e sociali. Una narrazione parziale produce stereotipi, alimenta paure, semplifica problemi complessi. L’impoverimento, invece, non è solo economico, ma è relazionale, culturale, legato alla partecipazione democratica. Una società che non sa raccontare le proprie fragilità rischia di perdere in coesione e sviluppo”.

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