Leone XIV, tra sfumature e nuovi orientamenti

Papa Leone XIV
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 23.02.2026 – Andrea Gagliarducci] – Lo scorso 18 febbraio, le impalcature all’interno dell’appartamento papale nel Palazzo Apostolico in Vaticano sono state smontate, segno che la tradizionale dimora papale è pronta per l’insediamento di Papa Leone XIV. La notizia è circolata nel tam-tam vaticano, con una certa trepidazione. Il trasferimento di Leone XIV al Palazzo Apostolico, infatti, concluderà simbolicamente una transizione. Per certi versi rappresenta, almeno, un ritorno alla normalità, in linea con l’uso abituale da parte di Leone XIV di altri simboli dell’ufficio papale, come la mozzetta, che Papa Francesco si era sempre rifiutato di indossare.

Il ritorno al Palazzo Apostolico, tuttavia, non deve essere interpretato come la chiusura della parentesi di Papa Francesco. Rappresenta, forse, qualcosa di diverso, l’inizio di un pontificato legato al passato ma non slegato da quello che lo ha preceduto. Leone XIV non sarà un pontefice di rottura, né di restaurazione, e probabilmente non sarà nemmeno un pontefice di transizione. Sarà, più probabilmente, un pontefice chiamato a ristabilire l’ordine e l’armonia. Leone XIV sarà un costruttore non di ponti, ma delle loro fondamenta, perché, in definitiva, in un tempo di crisi di Fede, un patrimonio di cultura e di educazione di altissimo livello è stato sprecato.

Cosa mi porta a queste conclusioni? Essenzialmente, tre eventi della scorsa settimana, tutti e tre in qualche modo rivelatori.

1. Il primo evento è la pubblicazione dell’itinerario di viaggio papale. Papa Leone XIV trascorrerà il primo anniversario del suo pontificato, l’8 maggio, a Pompei per pregare la Beata Vergine del Rosario, e poi a Napoli per incontrare la popolazione locale. Il 23 maggio, alla vigilia dell’undicesimo anniversario della promulgazione della Laudato sì, Leone XIV sarà ad Acerra, nelle cosiddette “terre del fuoco”, dove “fuoco” si riferisce ai rifiuti bruciati e all’inquinamento che causa tumori e malattie. Nel pomeriggio del 20 giugno, Leone XIV sarà a Pavia, dove riposa Sant’Agostino, ispiratore dell’Ordine religioso a cui appartiene. Il 4 luglio, 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti, Leone XIV si recherà a Lampedusa, e si tratterà di un segno simbolico molto forte: il Papa, che proviene dagli Stati Uniti e che non tornerà negli Stati Uniti per celebrare il quarto di millennio della sua nazione, celebrerà il 4 luglio in un luogo di sbarco di migranti, mentre il governo della sua terra natale persegue con aggressività una politica di espulsione. Il 6 agosto, Leone XIV tornerà ad Assisi per celebrare l’800° anniversario del transito di San Francesco. Il 22 agosto sarà a Rimini per partecipare al Meeting di Rimini, un importante evento organizzato ogni anno da Comunione e Liberazione [1].

Questi viaggi annunciati sono tutti piccoli segnali. L’attenzione al tema ecologico sviluppato da Papa Francesco rimane, ma c’è anche ampio spazio per la devozione popolare. Il Papa invia un messaggio “politico” con la sua visita a Lampedusa, che è stato il primo viaggio di Papa Francesco, ma allo stesso tempo decide di partecipare ad un evento di Comunione e Liberazione, un movimento considerato conservatore e attualmente troppo legato a una fazione politica.

In breve, Papa Leone XIV non sminuisce il pontificato precedente, ma ne aggiunge e arricchisce l’eredità con sfumature, cerca di ampliare la prospettiva e si impegna nel dialogo, anche con coloro che sembravano esserne estranei.

2. Il secondo evento è un non-evento. Il 19 febbraio, Leone XIV incontrò, come sempre fanno i Papi all’inizio della Quaresima, il clero della Diocesi di Roma, di cui è il Vescovo. Era prevista la nomina di nuovi Ausiliari di Roma, ma questa non è stata annunciata ancora. Non significa che non accadrà in futuro, ma dimostra quanto il Papa sia imprevedibile in questo senso. La nomina di Vescovi Ausiliari è necessaria. Papa Francesco non solo ha eliminato il Settore del centro storico dalla Diocesi di Roma – poi ripristinato da Leone XIV – ma ha anche di fatto trasferito tutti i Vescovi Ausiliari. Quasi tutti i Settori in cui è suddivisa la Diocesi di Roma sono stati affidati, nell’ultimo anno, a Vicari Episcopali e, in totale, sono tre i vescovi in servizio attivo nella Diocesi di Roma, tra cui il Cardinal Vicario Baldassarre Reina.

Questo è un dato interessante, considerando che Papa Francesco aveva nominato fino a otto Vescovi Ausiliari per la sua Diocesi. Leone XIV non dovrebbe procedere a grandi sconvolgimenti, come la promozione degli attuali Vicari Episcopali al rango di vescovo. Questa decisione dimostra la sua prudenza, ma anche la sua volontà di mantenere un legame con il territorio, poiché tutti i Vicari Episcopali sono Romani. Ciò che osserviamo è un’inversione di tendenza: Papa Francesco, invece, ha portato a Roma Ausiliari da altre diocesi, quasi a rompere uno schema prestabilito. Il fatto che Leone XIV non abbia fatto l’annuncio dimostra anche che non intende procedere a un rimpasto, ma vuole normalizzare e armonizzare una situazione che è eccezionale da oltre un anno.

3. Il terzo evento riguarda il dialogo con i lefebvriani, ed è qui che la complessità dell’eredità lasciata da Papa Francesco è quanto mai evidente. Come prevedibile, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha respinto le precondizioni per il dialogo teologico proposte dal Dicastero per la Dottrina della Fede [2], vale a dire l’accettazione del Concilio Vaticano II e un dialogo su determinati temi, a condizione di non procedere con le nomine episcopali già annunciate. Tuttavia, nel rispondere alla Santa Sede, la FSSPX ha anche ribaltato la questione. Ha osservato che il precedente pontificato aveva sempre parlato di un diritto canonico-pastorale, nonché del diritto di essere ascoltati, e che, pertanto, anziché minacciare scismi o gravi sanzioni, si poteva agire in conformità con la carità, nella consapevolezza che l’unico scopo della Fraternità è la cura delle anime. Inoltre, la Fraternità ha osservato, che la richiesta di un dialogo sui principi fondamentali della Fede per favorire la riconciliazione con i tradizionalisti non può nemmeno essere accolta, semplicemente perché la tradizione della Chiesa non è negoziabile.

La risposta mette in risalto le difficoltà create durante il pontificato di Papa Francesco. La sinodalità rappresenta oggi anche un’arma nelle mani del mondo tradizionalista, che Papa Francesco aveva inizialmente adulato e con cui ha bruscamente tagliato ogni possibilità di dialogo nel 2017 – come racconta anche il Superiore Generale della Fraternità, Don Davide Pagliarani, nella lettera inviata al Cardinal Fernández.

È noto che la gestione della crisi tradizionalista rappresenta la prima prova significativa per Leone XIV. Allo stesso tempo, la prudenza nella scelta dei nuovi Vescovi Ausiliari, così come l’annuncia della sua scelta di viaggi in Italia, dimostrano che Leone XIV non vuole abbandonare l’intera eredità di Papa Francesco. C’è continuità, che è la continuità di cui vive la Chiesa. La grande sfida ora è trovare coerenza e portare avanti le decisioni, sia pastoralmente che in termini di governo.

Il passaggio dall’era francescana a quella leonina sembra senza fine, e forse non finirà mai veramente, o almeno non si concluderà mai con alcun segno percepibile. A volte la continuità sembra essere l’obiettivo del pontefice regnante. Solo quando Leone XIV avrà delineato chiaramente la transizione, sarà possibile comprendere la vera forma di questo pontificato.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.

[1] Il Servo di Dio Don Luigi Giussani verso la beatificazione. Papa Leone XIV al 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli di Comunione e Liberazione – 20 febbraio 2026

[2] I lefebvriani dicono no alla proposta della Santa Sede: ordineranno nuovi vescovi, ma chiedono carità – 19 febbraio 2026

Foto di copertina: l’11 maggio 2025, al termine della recita del Regina Caeli dalla Loggia delle Benedizioni, Papa Leone XIV ha riaperto l’appartamento papale del Palazzo Apostolico, rimuovendo i sigilli apposti nel pomeriggio del 21 aprile, in seguito alla morte di Papa Francesco. La riapertura è avvenuta alla presenza del Camerlengo di Santa Romana Chiesa, il Cardinale Kevin Joseph Farrell; del Segretario di Stato di Sua Santità, il Cardinale Pietro Parolin; del Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra; del Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, l’Arcivescovo Paul Richard Gallagher; e del Reggente della Casa Pontificia, Mons. Leonardo Sapienza, R.C.I.

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