Vittorio Bachelet: servizio allo Stato ed alla Chiesa
“Abbiamo vissuto queste due giornate molto belle e intense di questo nostro convegno così denso di riflessioni e di esperienze che ci hanno aiutato ad iniziare nel modo migliore questo centenario (verso la XIX Assemblea nazionale e il 160° dell’AC). Abbiamo voluto immaginare questa occasione come un itinerario della memoria, nella tradizione di questi nostri appuntamenti pensati dall’Istituto a cui l’associazione ha specificamente affidato questo compito della memoria, proponendo di anno in anno occasioni di riflessione e di discussione su temi che hanno sempre intrecciato sapientemente temi che ci permettono di approfondire l’eredità di Vittorio Bachelet nei suoi diversi ambiti di impegno e servizio con le questioni emergenti dall’attualità secondo quello stile di approfondimento e valutazione critica cui lo stesso Bachelet, cresciuto alla scuola del Concilio ci ha educato, mostrandoci in diversi modi quell’esigente esercizio di lettura dei segni dei tempi”: con i ringraziamenti del presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, prof. Giuseppe Notarstefano si è concluso alla ‘Domus Mariae’ di Roma il XLVI Convegno Bachelet, ‘Bachelet: uomo del presente, costruttore di futuro. L’impegno civile ed ecclesiale di Vittorio: seme di speranza a 100 anni dalla sua nascita”, assassinato dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980 all’Università La Sapienza di Roma.
Nella giornata conclusiva la prof.ssa Maria Grazia Vergari, docente invitata alla Pontificia Università di Scienze dell’Educazione ‘Auxilium’ di Roma e già vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica per il settore Adulti, ha ricordato ‘lo sguardo attuale, lucido, libero ed ecclesiale di Bachelet’ nell’attuare il Concilio Vaticano II all’interno dell’Azione cattolica, perché invitava a “stare dentro la storia e dentro le sfide antropologiche dell’uomo e a ritrovare il coraggio dell’identità, riconoscendo i tempi di crisi, ma sapendo stare in mezzo alla gente e interpretare le domande del presente…
Oggi la sfida è già associarsi, costruire ponti e occasioni di dialogo, recuperare la cura dei legami intergenerazionali. Bachelet comprese che l’Ac dovesse rinnovarsi, recuperando un radicamento spirituale”. Figura che ha saputo edificare processi senza eluderne le fatiche, attraverso il coinvolgimento e la partecipazione, Bachelet ha esortato a “mettere al centro al formazione, per rendere i laici testimoni credibili nella società contemporanea, e a custodire l’unità nella pluralità, cercando l’ascolto, il dialogo e la rete”.
Ugualmente Ilaria Vellani, docente di filosofia morale e politica presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Emilia Romagna e già direttore dell’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici Vittorio Bachelet, ha illustrato il senso della scelta religiosa dell’Azione cattolica: “E’ un elemento di identità dell’associazione, una delle radici del nostro modo di pensare da sessant’anni a oggi. La scelta religiosa ha implicato la fine del collateralismo tra l’associazione e la politica, ma mai si è abdicato alle responsabilità personali.
Ha permesso di rendere leggera la Chiesa dal potere, cercando di ricondurre alla vita associativa ciò che c’è di essenziale. Bachelet sottolineava con coraggio che la scelta religiosa è nata come il Concilio, dai cambiamenti profonde della società italiana, ed essa ha dato all’associazione una spiritualità che ha trasformato la nostra postura nella Chiesa e nel mondo”.
Tre le sollecitazioni che la scelta religiosa offre a ciascuno e all’Azione cattolica individuate infine dalla docente: “Ci interroga sulla leggerezza di cui la Chiesa ha bisogno e sui pesi che oggi ci impediscono di sentire il cuore pulsante del Vangelo; ci suggerisce di lavorare sul valore della prassi democratica come elemento di formazione, e sulla dimensione di popolarità dell’associazione”.
Infine il prof. Renato Balduzzi, docente ordinario di Diritto costituzionale e di Diritto pubblico comparato all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha delineato l’impegno civile e istituzionale di Vittorio Bachelet, prendendo a prestito le parole del giurista Leopoldo Elia, (‘Vittorio stette nelle istituzioni servendo lo Stato, attuando la Costituzione’), approfondendo il senso dell’impegno di Bachelet nelle istituzioni, caratterizzato da ‘dialogo e lealtà nel rapporti interpersonali’.
Nella sua attività di attuazione costituzionale, Bachelet “aveva colto la novità delle Costituzioni del secondo Novecento, nelle quali entra per la prima volta anche la società. Il cammino di Bachelet nelle istituzioni è precoce, e dai suoi scritti di giovane studente universitario emergono già i tratti di lucidità di giudizio storico. Poi è stato capace di cogliere i germi del futuro agli esordi dell’integrazione europea. Prestava attenzione alla particolare condizione degli uomini politiche che hanno responsabilità speciali, e per i quali egli invitava con forza a pregare”.
Bachelet è stato un uomo mite: “Dagli scritti e dagli interventi pubblici individuiamo la chiara percezione che aveva del suo compito, e dunque della competenza, e il suo vivere il potere come servizio, nel senso di disinteresse personale. Bachelet ci insegna a operare con mitezza, che non è mai all’arrendevolezza, insieme alla coscienza retta. Ci ricorda di rinnovare l’apertura internazionalistica, tanto più oggi, alla luce della situazione mondiale attuale”.
Al termine degli interventi, l’Istituto Bachelet ha presentato le iniziative di divulgazione sulla figura e la dimensione civile di Vittorio Bachelet, grazie ad un podcast in quattro puntate, scritte dal presidente Matteo Truffelli, da aprile anche su ‘il Chiostro’, il nuovo portale di comunicazione dell’ACI.
Mentre nella prima giornata il vicepresidente del CSM, dott. Fabio Pinelli, ha sottolineato che era l’uomo delle Istituzione ed il figlio Giovanni lo ha ricordato come ‘uomo di grande tenerezza, capace di insegnare con una risata, in un’epoca in cui veniva messo in discussione l’istituto familiare’; ma è stato anche l’uomo della scelta religiosa, come ha ricordato la sua allieva, Rosy Bindi, che prendendo a prestito le parole del card. Martini, lo ha definito ‘martire laico’, perché ‘è morto non in odio al Vangelo, ma per il suo impegno per la Città dell’uomo’, ma dal Vangelo trasse le sue ragioni: “Non voleva che il Vangelo diventasse uno strumento di potere, ma che restasse un insegnamento da cui far scaturire una responsabilità personale, senza coinvolgere la Chiesa, che deve potersi rivolgere a tutti, non solo a quelli che votano un partito”.
Si riconosceva nel riformismo di De Gasperi, anche se fu Aldo Moro il suo riferimento maggiore, anche lui docente all’Università del La Sapienza e morto ucciso dalle Brigate Rosse, come altri due docenti dell’ateneo, Ezio Tarantelli e Massimo d’Antona, secondo il costituzionalista, prof. Stefano Ceccanti: “Quando passiamo per il corridoio si Scienze politiche al piano terra con le aule intitolate a Bachelet, Moro e D’Antona, quando passiamo sotto la lapide al piano rialzato siamo provocati a ragionare sul nostro ruolo educativo, che dalle loro vicende tragiche trae alimento”.
La giornata era stata chiusa dall’emissione da parte del ministero delle Imprese di un francobollo appartenente alla serie tematica ‘i valori sociali’, stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in rotocalcografia, parte da un bozzetto a cura dell’artista Tiziana Trinca: “Il francobollo riproduce un ritratto di Vittorio Bachelet mentre tiene in mano un volume; sullo sfondo è raffigurata una libreria, a simboleggiare la profonda cultura e il suo stretto legame con il sapere”.
(Foto: Azione Cattolica Italiana)




























