Papa Leone XIV: la missione di stare nella società
“Sono molto lieto di salutare il Superiore e la Superiora Generale presenti e tutti voi. Mi è cosa molto gradita incontrarvi in due momenti speciali della vita delle vostre Congregazioni: i duecento anni dall’approvazione papale delle Regole e Costituzioni per i Missionari Oblati di Maria Immacolata ed i 1500 anni di fondazione per le Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Pur con storie diverse, sono molti i tratti che accomunano i vostri Istituti Religiosi: il periodo di fondazione, la terra di origine, ma soprattutto la vocazione missionaria”: papa Leone XIV questa mattina ha incontrato i Missionari Oblati di Maria Immacolata e le Suore di Nostra Signora degli Apostoli, ricordando ai primi le azioni intraprese dal loro fondatore, sant’Eugenio di Mazenod, in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, ed esortando le seconde a portare avanti l’opera di evangelizzazione in contesti segnati da difficoltà, malattie, e martirio.
Ricordando il motto di sant’Eugenio de Mazenod per gli Oblati, fondati per annunciare il Vangelo ai poveri: “Sono forti le parole da lui spese e le azioni intraprese in difesa della dignità di poveri, operai e contadini, sfruttati come risorse produttive e ignorati nelle esigenze più profonde della loro umanità. Ed è forte e provocatoria l’audacia con cui non ha esitato, già Vescovo di Marsiglia, a rispondere alla richiesta di aiuto del confratello nell’episcopato mons. Bourget, arcivescovo di Montréal, inviando religiosi prima in Canada e poi in altre parti del mondo: in Europa, Africa e Asia”.
Ed anche oggi continua questa missione: “Ancora oggi, con più di tremila religiosi sparsi in settanta paesi del mondo, voi continuate a svolgere il vostro ministero con la stessa apertura preferenziale agli ultimi, arricchiti dal dono prezioso di una estesa famiglia carismatica e di una crescente interculturalità. Accogliete questa vitalità come un dono e come un segno, che vi sproni a mantenere vivo e a rendere attuale lo spirito delle vostre origini”.
Anche alle suore di Nostra Signora degli Apostoli ha ricordato il significato del loro motto: “Ve le ha affidate padre Agostino Planque che, un secolo e mezzo fa, ha fondato la vostra Congregazione per assicurare l’indispensabile presenza femminile alle Opere della Società delle Missioni Africane. Tante donne hanno risposto al suo appello, dalla Francia e da molti altri Paesi, accettando la sfida di stare con Maria, per essere come Lei testimoni di Cristo tra gli apostoli e nel mondo.
A molte di loro quel ‘sì’ è costato la vita, per la durezza del lavoro missionario, per l’esposizione alle malattie, per il martirio, in tempi recenti. E ancora adesso voi siete presenti in contesti difficili, dove offrite il vostro servizio con fede e nel rispetto di tutti”.
Infine ha evidenziato l’aspetto della familiarità con Dio, che accomuna entrambi gli ordini religiosi: “Entrambi, infatti, hanno raccomandato ai loro figli e figlie spirituali di conservare nelle comunità un sincero e generoso spirito di famiglia. Per dei consacrati, per delle consacrate, e per dei laici cristiani veramente impegnati, esso nasce prima di tutto dall’incontro con Dio, dall’Eucaristia, dalla preghiera e dall’Adorazione, dall’ascolto della Parola e dalla celebrazione dei Sacramenti. Da lì, dall’Altare e dal Tabernacolo, cresce nei cuori riempiendoli di quei sentimenti di condivisione e di affetto, di cura e di paziente vicinanza, che devono sempre caratterizzarci, e che ci rendono specchio dell’amore di Dio nel mondo”.
Mentre ai partecipanti del Progetto Policoro ha ricordato i 30 anni di attività: “Il Progetto Policoro ha raggiunto il traguardo dei trent’anni: un’occasione che ci deve aiutare a guardare avanti con gratitudine e fiducia. Voi giovani siete il volto bello dell’Italia che non si arrende, non si rassegna, si rimbocca le maniche e si rialza. In trent’anni avete seminato un’immensa quantità di bene che vale la pena raccontare: giovani che si sono impegnati nel sociale e nella politica; vite che si sono rimotivate grazie al Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa”.
Quello del papa è stato un ringraziamento per il loro impegno a favore di un lavoro giusto ed onesto: “Sono stati detti tanti ‘no’ a scorciatoie di corruzione, sfruttamento del lavoro e ingiustizie; alcuni beni confiscati alle mafie sono diventati investimenti nel sociale; sono nate cooperative che hanno fatto fiorire città e territori; molti giovani sono stati accompagnati nel creare attività imprenditoriali.
In più, avete speso ore nelle scuole e nelle parrocchie per educare al senso del lavoro e della giustizia, per formare alla pace, per sensibilizzare al bene comune. Avete medicato le ferite di giovani tenuti ai margini, delusi e disimpegnati. Grazie per tutto questo bene seminato! Grazie perché avete ben chiaro che nessun giovane nella vita può essere lasciato ‘in panchina’, ma va sostenuto nel realizzare i suoi sogni e nel migliorare il mondo”.
E dopo 30 anni di attività quest’opera ancora continua: “C’è ancora bisogno del vostro impegno, soprattutto in una stagione di inverno demografico, di spopolamento delle aree più fragili del Paese, di giovani che rischiano di essere demotivati e di chiudersi. Nessuno dev’essere trascurato.
Nessuno deve sentirsi abbandonato. Il Progetto Policoro è nato come esperienza ecclesiale ed è il frutto della fantasia di una Chiesa che non solo vuole fare qualcosa per i giovani, ma li rende protagonisti del suo cammino e del futuro di ogni territorio. Con voi siamo Chiesa al servizio del mondo, come lievito nella pasta”.
Il Progetto è sempre contagioso: “In questo modo, il vostro impegno per rispondere alla crisi lavorativa e sociale del Mezzogiorno si è trasformato in rinnovato coinvolgimento anche di altri territori. E’ sempre il momento di contagiare col vostro entusiasmo e con la vostra sensibilità anche i luoghi più refrattari e le persone più rassegnate.
Guardando avanti, non perdete di vista i riferimenti che vi hanno condotto fino a qui e che vi permetteranno di camminare ancora a lungo. In questo momento, vorrei idealmente riconsegnarli di nuovo a tutti voi. La bussola del vostro impegno è il Vangelo: in esso sta la vera forza che trasforma i cuori e il mondo”.
L’altro riferimento riguarda l’insegnamento sociale della Chiesa: “Lo studio della dottrina sociale vi permette di amare questo tempo e vi offre gli strumenti per interpretare la realtà. Non lasciatevi ammaliare da profeti di sventura che vedono tutto negativo; ma non siate così ingenui da pensare che tutto va bene… La centralità della persona umana, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la destinazione comune dei beni, la partecipazione, l’ecologia integrale e la pace ci guidano nel costruire una società conforme al disegno d’amore di Dio sull’umanità”.
L’altra ‘risorsa’ è la comunità: “La terza risorsa è la comunità come incubatore di futuro. La cultura attuale tende a pensarci isolati e in competizione. Invece il lavoro, l’economia, la politica, la comunicazione non si sostengono sul genio di leader solitari, ma su esperti di relazioni sociali. Quando cresce la vita comunitaria, nella società come nella Chiesa, allora abbiamo creato la condizione perché possa germogliare la vita”.
Una comunità rigenerativa: “Sarete generativi ogni volta che avrete cura delle reti comunitarie. L’intelligenza, il talento, la conoscenza, l’organizzazione sociale, la laboriosità si sviluppano grazie a relazioni buone. Se sognerete insieme, se dedicherete tempo a far crescere percorsi condivisi, se amerete le vostre città, diventerete come il sale che dà sapore a tutto”.
Ed ecco i santi a cui fare riferimento: “Come non ricordare figure quali Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario dalla sua morte, Caterina da Siena, Giovanni Bosco, Bartolo Longo, Francesca Cabrini, Armida Barelli, Luigi Sturzo, Piergiorgio Frassati, Alberto Marvelli, Giorgio La Pira, Lorenzo Milani, Primo Mazzolari, Maria di Campello, Aldo Moro, Tina Anselmi, Pino Puglisi, Tonino Bello, Annalena Tonelli? L’elenco potrebbe continuare e questo è bellissimo”.
Un invito a conoscere le loro biografie per ‘trasformare’ la comunità: “E’ un esercizio che vi invito a fare: conoscere biografie segnate dalla presenza dello Spirito nei luoghi in cui abitate. Conoscerle e narrarle. C’è un fiume di santità che ha reso fertili le nostre comunità. E’ il segno concreto che Dio non ci lascia mai soli. Egli ci ha amato, continua ad amarci e non si stanca di rendersi presente con persone in carne e ossa capaci di trasformare la vita sociale e di evangelizzare il mondo del lavoro. Da loro imparate il coraggio e l’apertura quotidiana alla Grazia”.
E’ un invito a continuare a sognare: “Carissimi, andate avanti insieme con fiducia. L’Italia e l’Europa hanno bisogno di voi e del vostro entusiasmo. Non smettete di sognare e di stringere legami con altri giovani europei e di altri Continenti che come voi amano la Chiesa e lavorano in suo nome nella società. Vi seguo con speranza, vi ricordo nella preghiera e di cuore imparto a voi e alle vostre famiglie la benedizione apostolica”.
(Foto: Santa Sede)


























