Il digiuno del cuore. Smettere di apparire per iniziare a essere

Croce Sacra Cenere
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 18.02.2026 – Don Mario Proietti, CPPS] – Iniziamo il cammino della nostra Quaresima non per aggiungere un altro impegno all’agenda, ma per fare spazio. Il gesto delle ceneri sul capo è un richiamo potente: siamo polvere amata, polvere redenta, polvere bisognosa di Dio. È il giorno in cui si disattiva la “modalità vetrina” e si rientra in sé stessi, davanti al Signore, senza trucco e senza scena.

San Gaspare, in una lettera alla Contessa Lucrezia Ginnasi del 1813, la incoraggiava a vivere questo tempo con un fervore rinnovato, invitandola a emulare lo spirito dei primi Cristiani: «In questo tempo specialmente della santa Quaresima eccitiamoci a maggior fervore, e memori dello spirito dei primitivi credenti, cerchiamo emularne gli esempi. Leggiamo con più riflessione il gran libro del Crocifisso ch’è aperto per tutti, e quivi apprendiamo lezioni di vita eterna».

Anche il Beato Don Giovanni Merlini ricordava che spesso desideriamo compiere grandi imprese spirituali, ma la vera santità risiede nel fare «niente più, e niente meno di ciò che Iddio vuole». La vera mortificazione non è quella che scegliamo noi secondo il nostro gusto, ma quella che la Provvidenza ci affida. I travagli interni ed esterni diventano allora come una siepe che custodisce l’anima, proprio come si protegge una vigna preziosa. Se Dio permette l’aridità, la contrarietà o l’infermità, è quella la croce che siamo chiamati a portare oggi. Restiamo sul Calvario, facendo compagnia a Gesù Crocifisso e a Maria Addolorata, certi che non si ama Dio senza patire e che la via del Paradiso passa proprio attraverso l’offerta serena delle nostre fatiche.

Vangelo del giorno

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.

Gesù mette a nudo una tentazione religiosa sempre viva: fare il bene “davanti”, per essere visti. Elemosina, preghiera e digiuno restano i tre pilastri della Quaresima, poi Gesù li purifica da ogni teatralità. Tre volte ritorna la stessa parola, come un colpo gentile e deciso: il Padre “vede nel segreto”. Lì si misura la qualità della vita spirituale, non nelle vetrine. Nel pensiero che trattengo. Nel sacrificio che nessuno nota. Nel dialogo silenzioso del cuore. Nella fedeltà quando non c’è pubblico.

L’ipocrita è un attore che indossa una maschera. Quando il bene cerca l’applauso, la ricompensa si consuma subito. Gesù conduce alla discrezione reale, quasi istintiva: “Che la tua sinistra non sappia ciò che fa la tua destra”. Il bene diventa semplice, libero, non reclama. È già pieno, perché nasce davanti a Dio.

Poi arriva il punto più sorprendente. Gesù chiede di non assumere aria malinconica. Il digiuno quaresimale non è lutto, è libertà. “Profumati la testa e lavati il volto” significa vivere la penitenza con dignità e con pace, come un atto d’amore. Un’anima che guarisce non si esibisce, respira.

Oggi la Quaresima comincia così: non con una lista di prestazioni, con una conversione dello sguardo. Passare dall’apparire all’essere. Dall’approvazione degli uomini alla verità davanti al Padre. Le ceneri non umiliano, riportano a casa. Dicono che la vita non si regge sulla facciata. Si regge su Dio.

Un versetto per restare dritti

«Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti» (Gl 2,12).

Esercizio pratico: il digiuno dalle parole che feriscono e una decina del Rosario

Oggi scelgo un digiuno concreto: rinuncio al giudizio immediato, rinuncio al parlar male di chi è assente, rinuncio alla frase che “spinge” e non illumina perché, come consigliava il Beato Don Giovanni Merlini a Santa Maria De Mattias: «La mortificazione della lingua si fa quando si procura di scansare ciò che è ozioso riservandosi al necessario ed all’utile in qualche modo o che si può riferire alla divina gloria» (Lett. 22). Poi, nel segreto, recito una decina del Rosario con un Mistero Doloroso, chiedendo alla mamma celeste, Maria, un cuore umile e fedele.

Domanda per la giornata

Quanto della mia serenità dipende dall’approvazione degli altri e quanto dalla certezza di essere visto e amato nel segreto da Dio?

Preghiera

Signore Gesù, oggi mi chiami a iniziare il cammino santo della Quaresima. Insegnami l’umiltà del nascondimento. Liberami dal bisogno di approvazione e dalla vanità che inquina anche il bene. Donami un cuore puro, capace di cercarti nel segreto, perché ogni gesto di carità, ogni preghiera e ogni rinuncia siano per Te. Fa’ che le ceneri che ricevo siano segno di un desiderio sincero di conversione e di un amore che cerca il volto del Padre. Amen.

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