I vescovi stimolano al bisogno di Europa
“E’ bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! Questo è l’invito che papa Leone XIV, a conclusione del Giubileo della Speranza, ha rivolto a tutte le nostre Chiese affinché il tempo che si apre sia ‘l’inizio della speranza’. Come presidenti di Conferenze Episcopali Europee, sentiamo la responsabilità di accogliere l’invito del papa e di condividerlo. Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati”: riscoprire l’anima dell’Europa e rinnovare l’impegno per il bene comune in un tempo segnato da guerre, divisioni e incertezze globali è il cuore dell’appello ‘Cristiani per l’Europa. La forza della speranza’, diffuso dai presidenti delle Conferenze Episcopali di Francia, Italia, Germania e Polonia, firmato dal card. Jean-Marc Aveline, dal card. Matteo Maria Zuppi, da mons. Georg Bätzing e da mons. Tadeusz Wojda, che raccolgono l’invito del papa ad essere ‘pellegrini di speranza’ ed a vivere il tempo presente come ‘inizio della speranza’.
Nel testo i vescovi descrivono un mondo segnato da polarizzazioni, violenze e timori diffusi tra i cittadini: “L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al ‘bene comune’. Potremo farlo riflettendo su ciò che ha contribuito a fondare l’Europa. Dal punto di vista storico, dopo le civiltà ellenistica e romana, il cristianesimo è stato uno dei fondamenti essenziali del nostro continente. Ha plasmato in larga misura il volto di un’Europa umanista, solidale e aperta al mondo”.
In questo contesto, l’Europa è chiamata a riscoprire la propria identità per offrire un contributo essenziale al bene comune globale: “Oggi viviamo in un’Europa pluralistica, caratterizzata da diversità linguistiche, differenze culturali regionali e numerose tradizioni religiose e spirituali. Sebbene i cristiani siano meno numerosi, ciò non impedisce loro di tornare, con coraggio e perseveranza, al fondamento della loro speranza”.
Per questo i presidenti delle quattro conferenze episcopali hanno ripercorso le tappe che hanno portato alla ‘costruzione’ dell’Europa: “All’indomani di una guerra devastante, con lo sterminio di milioni di persone per ragioni razziali, religiose e identitarie, l’urgenza di costruire un mondo nuovo si è imposta come un’evidenza.
Molti laici cattolici hanno concepito, con determinazione, l’Europa come una casa comune e si sono impegnati a sviluppare un nuovo quadro internazionale, in particolare attraverso la creazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo era la realizzazione di una società riconciliata, concepita come punto di convergenza e garanzia del rispetto reciproco delle specificità, un baluardo di libertà, uguaglianza e pace”.
Così nella dichiarazione fondativa della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, i fondatori avevano sottolineato l’idea di un’Europa solidale: “I padri fondatori dell’Europa, Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, ispirati dalla loro fede cristiana, non erano ingenui sognatori, ma gli architetti di un edificio magnifico, seppur fragile. ‘Poiché amavano Cristo, amavano anche l’umanità e si impegnarono per unirla’, come ha più volte sottolineato san Giovanni Paolo II, ricordando il ruolo dei cristiani nella costruzione dell’Europa”.
Quindi l’Europa non è solo un mercato: “L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori. Nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza, opterà per la risoluzione sovranazionale dei conflitti, scegliendo meccanismi e alleanze adeguati.
Dovrà essere sempre pronta a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace. L’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli”.
L’appello si chiude con la constatazione di un bisogno di Europa: “Nonostante i numerosi movimenti euroscettici in diversi Paesi del Continente, gli europei si sono riavvicinati gli uni agli altri, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere…
Il mondo ha bisogno dell’Europa. E’ questa l’urgenza che i cristiani devono far propria per potersi poi impegnare con decisione, ovunque si trovino, per il suo futuro con la stessa viva consapevolezza dei padri fondatori. ‘Vissuta come impegno disinteressato al servizio della città, al servizio dell’uomo, la politica può diventare un impegno d’amore verso il proprio simile’, spiegava Robert Schuman. In nome della loro fede, i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale”.





























