Un ‘Frigorifero solidale’ all’Arsenale della Pace di Torino
E’ un frigorifero da negozio con più comparti e contiene alimenti cucinati freschi e ben conservati nelle vaschette giuste; si chiama ‘Frigorifero solidale’, che è un aiuto per chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena; si trova a Torino, al Sermig Arsenale della pace. L’iniziativa è frutto del lavoro comune tra pubblico, privato e Terzo Settore, reso possibile dalla collaborazione tra ‘Cuki Save the Food’, il progetto di responsabilità sociale di Cuki, nato nel 2011 con Banco Alimentare, Re-PoPP, il programma torinese dedicato al recupero delle eccedenze alimentari ed il Sermig che ospita il frigorifero nel proprio Emporio Solidale, struttura che offre aiuto alle famiglie in difficoltà.
Infatti Re-PoPP raccoglie la materia prima, recuperandola dal mercato di Porta Palazzo, e si occupa della preparazione di piatti pronti nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie e del piano Haccp (insieme di procedure, mirate a garantire la salubrità degli alimenti). Cuki offre i contenitori per la sua conservazione nel ‘Frigorifero Solidale’, mentre il Sermig coordina l’accesso e la distribuzione, consentendo di donare 240 piatti pronti, 60 al giorno.
Durante la presentazione Elena Canalis che ha seguito il progetto per il Sermig, ha sottolineato: “Siamo uno degli interlocutori in campo. Il nostro ruolo è stato quello di aprire le porte dell’Emporio Speranza a questa iniziativa che amplia le possibilità di venire incontri ai bisogni delle famiglie”. E Carlo Bertolino, direttore del marketing di ‘Cuki’, ha ricordato che l’iniziativa dura da 14 anni: “Il Frigorifero Solidale posizionato all’interno dell’Emporio della Speranza del Sermig vuole essere il primo passo della diffusione di un nuovo modello che parte dalle eccedenze per dare un piatto pronto a chi ne ha bisogno. L’obiettivo è diffonderlo in altre città italiane, coinvolgendo altri attori locali, offrendo gratuitamente le nostre conoscenze”.
Da Cristiana Capitani, responsabile dell’Emporio della Speranza del Sermig, ci facciamo raccontare il progetto del ‘frigorifero solidale’: “Il progetto del ‘Frigorifero Solidale’ nasce dalla sinergia di tre enti che da tempo si impegnano a fianco dei più poveri: la società ‘Cuki save the food’, il progetto RePoPP ed il Sermig con il suo ‘Emporio Speranza’. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di promuovere una cultura del cibo basata sulla responsabilità condivisa capace di diventare un bene comune a vantaggio delle famiglie a rischio di esclusione sociale”.
Come funziona?
“Cuki è l’ideatore e coordinatore del progetto. RePoPP, che dal 2016 a Torino ha messo in atto un sistema di raccolta di prodotti ortofrutticoli ancora valorizzabili e in questo caso li trasforma in cibi cucinati nel rispetto delle regole di igiene Haccp, inscatolati nei contenitori Cuki e mantenuti nel frigo. Il Sermig ha messo a disposizione il proprio ‘Emporio Speranza’, un ‘negozio’ solidale dove accedono circa 700 famiglie in difficoltà dei quartieri di Aurora e Barriera di Milano a Torino”.
Per quale motivo è stato posto all’interno dell’Emporio della Speranza?
“Qui è stato posizionato il frigorifero solidale che dal martedì al venerdì è riempito dagli operatori di RePoPP con le vaschette, circa 240 pasti a settimana che sono distribuiti alle famiglie che normalmente accedono, arricchendo il valore del servizio. Ogni giorno c’è una cucina diversa che cerca di andare incontro alle diverse culture e tradizioni alimentari della comunità multietnica che vive in questi quartieri di Torino”.
In quale modo il frigorifero solidale può condurre ad una pace ‘disarmante’?
“Il frigorifero è un progetto molto importante e contribuisce a disarmare le difficoltà della vita quotidiana, perché mette insieme diversi aspetti nell’ambito di una economia circolare: la riduzione degli sprechi alimentari, dare un valore e dignità a tutte le cose, contribuire a diminuire la povertà di un quartiere in cui il lavoro è una chimera, la casa è difficile da mantenere, il rischio sfratto è sempre alle porte e le famiglie non riescono a far fronte alle spese quotidiane a scapito soprattutto della salute e della formazione dei minori. Questo progetto inoltre dà speranza anche ai tanti anziani soli perché possono avere pasti freschi pronti senza dover cucinare”.
Quindi il cibo diventa uno ‘strumento’ di conoscenza?
“Il cibo, necessario per supportare situazioni critiche, diventa uno strumento per conoscere la famiglia e costruire un progetto individualizzato più efficace. Negli ultimi mesi, sono stati offerti corsi di orientamento, per la sicurezza sul lavoro, corsi di pasticceria e sartoria, ‘estate ragazzi’ per i bambini, scuola di musica, sport, baby parking per dare la possibilità alle mamme di frequentare i corsi, visite mediche e percorsi di supporto psicologico, sportello CAF. In collaborazioni con alcune fondazioni benefiche,alcune famiglie sono state inserite in corsi di digitalizzazione ed alcune mamme in un progetto di formazione per mamme e neonati.
Insomma il cibo, così importante in questi anni in cui si passa da una crisi economica all’altra, dalla pandemia alla guerra in Ucraina, oltre che sfamare le pance, si arricchisce di valore, sfamando i cuori, le menti e diventando un punto di riferimento, sempre aperto, pronto ad accogliere, ascoltare, incoraggiare, a volte spronare per il bene di tutti, perché se tutti stiamo meglio la società migliora”.
(Tratto da Aci Stampa)



























