Papa Leone XIV invita a non trascurare sanità e sicurezza
“Apprezzo molto l’argomento che avete scelto per il vostro incontro di quest’anno: Healthcare for All. Sustainability and Equity. Esso è di grande importanza, sia per l’attualità, sia dal punto di vista simbolico. Infatti, in un mondo lacerato da conflitti, che assorbono enormi risorse economiche, tecnologiche e organizzative per produrre armi e altri dispositivi bellici, è quanto mai significativo dedicare tempo, forze e competenze per tutelare la vita e la salute”: oggi papa Leone XIV ha ricevuto in udienza i partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, ricordando che in un mondo lacerato dai conflitti è necessario dedicare ogni sforzo alla tutela della vita.
Per questo ha raccomandato un approccio globale, perché la salute si costruisce integrando tutte le dimensioni sociali ed attraverso la pratica del bene comune: “Un primo aspetto che desidero sottolineare è il legame tra la salute di tutti e la salute di ciascuno. La pandemia del Covid-19 ce l’ha dimostrato in modo talvolta brutale. E’ apparso evidente quanto la reciprocità e l’interdipendenza stiano alla base della nostra salute e della vita stessa”.
Anche per il papa occorre individuare precise strategie sanitarie per la tutela della salute: “Lo studio di tale interdipendenza richiede il dialogo tra diversi saperi: la medicina, la politica, l’etica, il management e altri; come in un mosaico, la cui riuscita dipende sia dalla scelta delle tessere sia dalla loro combinazione. Infatti, a proposito dei sistemi sanitari e della salute pubblica, si tratta da una parte di comprendere i fenomeni e dall’altra di individuare azioni politiche, sociali e tecnologiche che riguardano la famiglia, il lavoro, l’ambiente e l’intera società”.
Questa tutela richiede responsabilità: “La nostra responsabilità quindi risiede, oltre che nel prendere provvedimenti per trattare le malattie e garantire equità nell’accesso alle cure, anche nel riconoscere come la salute sia influenzata e promossa da un insieme di fattori, e ciò chiede di essere esaminato e affrontato nella sua complessità”.
Ed ecco l’importanza della prevenzione: “Incontriamo qui il tema della prevenzione, che pure comporta una prospettiva ampia: le situazioni in cui le comunità vivono, che sono frutto di politiche sociali e ambientali, producono un impatto sulla salute e sulla vita delle persone. Quando esaminiamo la speranza di vita, e di vita in salute, in diversi Paesi e in diversi gruppi sociali, scopriamo enormi disuguaglianze. Esse dipendono da variabili come, ad esempio, il livello di retribuzione, il titolo di studio, il quartiere di residenza”.
Quindi causa della mancata prevenzione è anche la guerra: “E purtroppo oggi non possiamo tralasciare le guerre, che coinvolgono strutture civili, inclusi gli ospedali, e costituiscono il più assurdo attentato che la mano stessa dell’uomo rivolge contro la vita e la salute pubblica. Spesso si afferma che la vita e la salute sono valori ugualmente fondamentali per tutti, ma tale affermazione risulta ipocrita se al contempo ci si disinteressa delle cause strutturali e delle scelte operative che determinano le diseguaglianze. Nonostante le dichiarazioni e i proclami, nei fatti non tutte le vite sono ugualmente rispettate e la salute non è tutelata né promossa per tutti nello stesso modo”.
In questo contesto la nozione di ‘One health’, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità come un approccio multidisciplinare, integrato e globale, rappresenta una strada da perseguire per uno sviluppo equilibrato: “Ci può essere di aiuto la nozione di ‘One health’, come base per un approccio globale, multidisciplinare e integrato alle questioni sanitarie. Essa sottolinea la dimensione ambientale e l’interdipendenza delle molteplici forme di vita e dei fattori ecologici che ne consentono lo sviluppo equilibrato. E’ importante crescere nella consapevolezza che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature”.
Tale ‘nozione’ permette l’integrazione della sanità nella vita: “Tradotto in termini di azione pubblica, One health richiede l’integrazione della dimensione sanitaria in tutte le politiche (trasporti, alloggi, agricoltura, occupazione, educazione, e così via), nella consapevolezza che la salute tocca tutte le dimensioni della vita. Abbiamo dunque bisogno di rendere più solide la nostra comprensione e la nostra pratica del bene comune, perché non venga trascurato sotto la pressione di interessi particolari, individuali e nazionali”.
Quindi il bene comune ha bisogno di relazioni per non essere astrazione: “Il bene comune, che costituisce uno dei principi fondamentali del pensiero sociale della Chiesa, rischia di rimanere una nozione astratta e irrilevante se non riconosciamo che esso affonda le sue radici nella pratica concreta delle relazioni di prossimità tra le persone e dei legami vissuti tra i cittadini. E’ questo il terreno su cui può crescere una cultura democratica che favorisce la partecipazione ed è capace di coniugare efficienza, solidarietà e giustizia”.
Solo attraverso la cura delle relazioni si potrà sviluppare una fiducia nella sanità: “Occorre recuperare il collegamento con l’atteggiamento fondamentale della cura come sostegno e vicinanza all’altro, non solo perché si trova in situazione di bisogno o di malattia, ma perché condivide una condizione esistenziale di vulnerabilità, che accomuna tutti gli esseri umani. Solo così saremo in grado di sviluppare sistemi sanitari più efficaci e più sostenibili, in grado di soddisfare i bisogni di salute in un mondo dalle risorse limitate e di ripristinare la fiducia nella medicina e negli operatori sanitari, malgrado la disinformazione e lo scetticismo nei confronti della scienza”.
Mentre, ricevendo i prefetti il papa ha ricordato la similitudine tra il vescovo ed il prefetto: “Tale parentela storica contrassegna tutt’oggi la vostra missione, volta a servire lo Stato garantendo l’ordine pubblico e la sicurezza di tutti i cittadini. Specialmente il nostro tempo, segnato da conflitti e tensioni internazionali, evidenzia l’importanza di tutelare il bene comune, che è irriducibile ad aspetti materiali, giacché riguarda anzitutto il patrimonio morale e spirituale della Repubblica italiana”.
La ‘vigilanza’è a tutela dei cittadini: “Questi valori trovano nella civile convivenza la migliore condizione per diffondersi e progredire. Vigilando sulla concordia sociale, il Prefetto contribuisce a tutelare il presupposto irrinunciabile della libertà e dei diritti dei cittadini. Tutta la popolazione beneficia di questo servizio, soprattutto le fasce più deboli. Infatti, quando lo spazio civico è libero da disordini, i poveri trovano più agevolmente accoglienza, gli anziani sperimentano maggiore tranquillità, migliorano i servizi destinati alle famiglie, ai malati e ai giovani, favorendo uno sguardo più fiducioso sul futuro”.
Quindi per mantenere l’ordine è necessaria la lucidità della mente: “Sapete bene quale disciplina interiore sia richiesta per governare e promuovere l’ordine del proprio pensiero, prima che quello della Repubblica; appunto per questo, servire la Nazione significa dedicarsi con mente limpida e coscienza integra alla collettività, cioè al bene comune del popolo italiano. In tal senso, l’alta carica che ricoprite esige una duplice testimonianza.
La prima si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato; la seconda si attua connettendo responsabilità professionale e condotta di vita, come esempio di dedizione dato ai vostri concittadini, specialmente alle nuove generazioni. In proposito, auspico che la vostra autorevolezza contribuisca a migliorare il volto della burocrazia, cooperando a rendere sempre più virtuosa la cura della società”.
Senza dimenticare la solidarietà: “Specialmente in situazioni d’emergenza, davanti a calamità o pericoli, il vostro ruolo permette di esprimere al meglio i valori di solidarietà, coraggio e giustizia che onorano la Repubblica italiana. Lo spessore etico del vostro servizio contraddistingue inoltre le sfide portate dalle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, oggi applicate anche nella pubblica amministrazione. Questi strumenti vanno attentamente governati non solo a tutela dei dati personali, ma a beneficio di tutti, senza requisizioni elitarie”.
(Foto: Santa Sede)


























