Papa Leone XIV  invita i giovani ad una cultura di giustizia

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“…è per me motivo di grande gioia essere qui e vivere con la vostra comunità il gesto da cui la ‘domenica’ prende il proprio nome. E’ ‘il giorno del Signore’ perché Gesù Risorto viene in mezzo a noi, ci ascolta e ci parla, ci nutre e ci invia. Così, nel Vangelo che oggi abbiamo ascoltato, Gesù ci annuncia la sua ‘legge nuova’: non soltanto un insegnamento, ma la forza per attuarlo. E’ la grazia dello Spirito Santo che scrive nel nostro cuore in modo indelebile e porta a compimento i comandamenti dell’antica alleanza”: oggi pomeriggio papa Leone XIV ha visitato i fedeli della parrocchia di Santa Maria Regina Pacis ad Ostia Lido, esortando bambini e ragazzi a ‘fare squadra’.

Nell’omelia il papa ha evidenziato che l’alleanza di Dio è via di salvezza: “Attraverso il Decalogo, dopo l’uscita dall’Egitto, Dio aveva sancito l’alleanza col suo popolo, offrendo un progetto di vita e una via di salvezza. Le ‘Dieci parole’ dunque si collocano e si comprendono all’interno del cammino di liberazione, grazie al quale un insieme di tribù divise e oppresse si trasforma in un popolo unito e libero.

Quei comandamenti appaiono così, nel lungo cammino attraverso il deserto, come la luce che mostra la strada; e la loro osservanza si comprende e si compie non tanto come un adempimento formale di precetti, quanto come un atto d’amore, di corrispondenza riconoscente e fiduciosa al Signore dell’alleanza. Dunque, la legge donata da Dio al suo popolo non è in contrasto con la sua libertà, ma al contrario è la condizione per farla fiorire”.

Ed ha sottolineato la grande profezia della Costituzione pastorale ‘Gaudium et Spes’: “Questa profezia di salvezza si effonde in modo sovrabbondante nella predicazione di Gesù, che inizia sulle rive del lago di Galilea con l’annuncio delle Beatitudini e prosegue mostrando il senso autentico e pieno della legge di Dio…

Indica, così, come via di pienezza dell’uomo, una fedeltà a Dio fondata sul rispetto e sulla cura dell’altro nella sua sacralità inviolabile, da coltivare, prima ancora che nei gesti e nelle parole, nel cuore. E’ lì, infatti, che nascono i sentimenti più nobili, ma anche le profanazioni più dolorose: le chiusure, le invidie, le gelosie, per cui chi pensa male del proprio fratello, nutrendo sentimenti cattivi nei suoi confronti, è come se nel proprio intimo lo stesse già uccidendo”.

Questo è sperimentato pure ad Ostia: “Lo si sperimenta anche qui, a Ostia, dove pure, purtroppo, la violenza esiste e ferisce, prendendo piede talvolta tra i giovani e gli adolescenti, magari alimentata dall’uso di sostanze; oppure ad opera di organizzazioni malavitose, che sfruttano le persone coinvolgendole nei loro crimini e che perseguono interessi iniqui con metodi illegali e immorali”.

Per questo il papa ha invitato a non rassegnarsi davanti ad una ‘cultura’ dell’ingiustizia: “Di fronte a tali fenomeni invito tutti voi, come Comunità parrocchiale, uniti alle altre realtà virtuose che operano in questi quartieri, a continuare a spendervi con generosità e coraggio per spargere nelle vostre strade e nelle vostre case il buon seme del Vangelo. Non rassegnatevi alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia. Al contrario diffondete rispetto e armonia, cominciando col disarmare i linguaggi e poi investendo energie e risorse nell’educazione, specialmente dei ragazzi e della gioventù.

Sì, che in parrocchia possano imparare l’onestà, l’accoglienza, l’amore che supera i confini; imparare ad aiutare non solo quelli che ricambiano e salutare non solo quelli che salutano, ma ad andare verso tutti in modo gratuito e libero; imparare la coerenza tra la fede e la vita, come ci insegna Gesù”.

Infine ha ricordato papa Benedetto XV, che diede nome della pace alla parrocchia: “Lo fece nel pieno del primo conflitto mondiale, pensando anche alla vostra comunità come a un raggio di luce nel cielo plumbeo della guerra. A distanza di tempo, purtroppo, molte nubi oscurano ancora il mondo, con il diffondersi di logiche contrarie al Vangelo, che esaltano la supremazia del più forte, incoraggiano la prepotenza e alimentano la seduzione della vittoria ad ogni costo, sorde al grido di chi soffre e di chi è indifeso”.

Prima della celebrazione eucaristica aveva incontrato i giovani del luogo: “Sono molto contento di essere qui con voi questa sera per incontrarvi, anche con altri gruppi della parrocchia, e per celebrare l’Eucaristia, dove tutti noi rinnoviamo la nostra fede in Cristo, che è sempre presente tra noi; che ci ha promesso che, quando due o tre sono radunati nel suo nome, Gesù è presente. Gesù è vivo con noi e ci dà questa speranza di vivere nella pace, nell’amore e nell’amicizia. Grazie a voi per essere qui questa sera, e speriamo che questi momenti che vivremo insieme siano veramente fonte di pace, di gioia, di felicità per tutti noi, per tutta la comunità di Ostia”.

In precedenza prima della recita dell’Angelus aveva spiegato il significato del ‘compimento della Legge’: “Questa impostazione è molto importante. Ci dice che la Legge è stata data a Mosè ed ai profeti come una via per iniziare a conoscere Dio e il suo progetto su di noi e sulla storia o, per usare un’espressione di san Paolo, come un pedagogo che ci ha guidati a Lui. Ma ora Lui stesso, nella persona di Gesù, è venuto in mezzo a noi, il quale ha portato a compimento la Legge, facendoci diventare figli del Padre e donandoci la grazia di entrare in relazione con Lui come figli e come fratelli tra di noi”.

Quindi è necessario cogliere nella legge l’amore: “Fratelli e sorelle, Gesù ci insegna che la vera giustizia è l’amore e che, dentro ogni precetto della Legge, dobbiamo cogliere un’esigenza d’amore. Infatti, non basta non uccidere fisicamente una persona, se poi la uccido con le parole oppure non rispetto la sua dignità.

Allo stesso modo, non basta essere formalmente fedele al coniuge e non commettere adulterio, se in questa relazione mancano la tenerezza reciproca, l’ascolto, il rispetto, il prendersi cura di lei o di lui e il camminare insieme in un progetto comune. A questi esempi, che Gesù stesso ci offre, ne potremmo aggiungere altri ancora. Il Vangelo ci offre questo prezioso insegnamento: non serve una giustizia minima, serve un amore grande, che è possibile grazie alla forza di Dio”.

(Foto: Santa Sede)

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