Arezzo ha accolto la testimonianza del card. Pizzaballa con il rinnovo del gemellaggio con il Patriarcato Latino di Gerusalemme
L’evento ‘Giustizia e pace in Terra Santa’, promosso sabato 14 febbraio da diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Rondine Cittadella della Pace e Caritas diocesana, è stato accolto con grande entusiasmo e partecipazione dalla città di Arezzo. Un pomeriggio di vero dialogo dedicato a una terra martoriata e colpita da una spirale di violenza che a volte pare difficile spezzare, svoltosi in una basilica di san Francesco gremita, quasi mille i partecipanti, alla vigilia della festa della Madonna del Conforto, davanti al ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca. Un incontro di grande rilievo ecclesiale, culturale e civile, pensato per offrire strumenti di comprensione sull’attuale situazione in Terra Santa, sulla condizione delle comunità cristiane e sulle possibili vie per una pace autentica, fondata sulla giustizia, sul dialogo e sulla ricostruzione delle relazioni di fiducia.
Dopo i saluti del parroco, padre Francesco Bartolucci Ofm Conv e Carlotta Paola Brovadan, direttrice della Direzione Regionale dei Musei Nazionali della Toscana, l’incontro è stato aperto da mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro: “Sono molto grato al cardinale Pierbattista Pizzaballa per aver accettato l’invito a venire in diocesi in occasione della festa della Madonna del Conforto – ha detto – per pregarla e chiedere la sua intercessione per il dono della pace in tutto il mondo, a Gerusalemme e in Terra Santa. Questa chiesa gremita è come un grande abbraccio che vorremmo raggiungesse tutte le persone che soffrono per la guerra in tante parti del mondo, a Gaza, fino ad arrivare ai bambini.
Il mio grazie va anche a mons. Pagniello, per la riflessione che ci propone sul tema della carità legato a un orizzonte di pace. Un grazie anche a Rondine e ai ragazzi che ci studiano, la loro presenza ci porta il respiro di tutto il mondo, l’anelito di pace che vogliamo condividere con tutto il mondo. Rondine è della nostra diocesi, un segno e un patrimonio. Oggi siamo davvero in tanti ed è molto bello ricordare le parole di don Tonino Bello: In piedi costruttori di pace”.
Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine Cittadella della Pace, ha sottolineato la partecipazione dei giovani: “E’ una grande emozione vedersi in così tanti e vedere tutti questi giovani. A Rondine, i giovani con coraggio cercano di spezzare le catene dell’odio e di percorrere il passo possibile verso la pace, verso l’altro, quello che comunemente viene definito ‘nemico’. Un cammino che la cultura dominante bolla come insignificante. La nostra e vostra presenza qui oggi testimonia che tutti noi abbiamo il potere di poter fare qualcosa, seppur piccolo, per evitare quella che troppo spesso viene descritta come l’ineluttabilità della guerra”.
La serata, moderata dal giornalista di Avvenire Giacomo Gambassi, ha visto intervenire anche don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, sul tema ‘La ‘pace ostinata’. Educarsi alla pace, affermare la fraternità’, in cui ha spiegato come ‘la guerra non è mai giusta’, ma la vera domanda è piuttosto chiedersi come costruire la pace: “Se non abbiamo la forza di dire tutto questo, saremmo solo lucignoli e non dei ceri pasquali”.
Culmine dell’incontro è stato il dialogo con il card. Pierbattista Pizzaballa che ha evidenziato come “Parlare di pace in Terra Santa oggi non ha molto senso. La pace ha bisogno di condizioni, contesto, di una volontà, di una politica che non c’è, ma anche di un’opinione pubblica. La pace ha bisogno di fiducia e in guerra, specie quella in Terra Santa, la prima vittima è la fiducia. Anche quando la guerra sarà terminata, non si tornerà alla situazione precedente e non sappiamo cosa ci sarà dopo. Questa fase richiederà molte risorse spirituali, prima che politiche”.
Quindi c’è da essere pessimisti? Per il patriarca di Gerusalemme “la situazione a breve e medio termine non è destinata a cambiare molto Non saranno Abu Mazen o Netanyahu a costruire la pace, servono nuove figure capaci di portare nuove visioni. Inutile farsi illusioni di chissà quali cambiamenti. La congiuntura locale e internazionale non va verso un’alba di pace. Questo non è il tempo dei grandi gesti, ma quello del preparare, tenere vicine le persone che vogliono la pace, perché un giorno ci sarà bisogno di loro per ricostruire. Non abbiamo armi, ma l’unica cosa che abbiamo sono le parole.
Questa guerra, soprattutto in questa, il linguaggio non è stato secondario, abbiamo sentito evocare a più riprese parole terribili come apartheid, genocidio… un linguaggio violento porta violenza, possono toglierci tutto, ma non le parole. Ora dobbiamo usare un linguaggio dignitoso che non chiuda, non crei barriere, ma apra orizzonti. Educare alla pace è necessario, il desiderio di pace, deve diventare cultura. Superando la tentazione dell’esito e tenendo vivo il desiderio”.
In mattinata il Patriarca di Gerusalemme ha visitato Rondine: “Rondine è una realtà piccola, ma è un simbolo e un segno di cui abbiamo bisogno. Rondine non è utopia: è il desiderio di rendere visibile il sogno di ogni uomo, quello di vivere in pace. Il sogno di chi, come voi, non ignora i conflitti armati che sono nel mondo ma nemmeno li accetta. Per questo è importante fare questa esperienza, ma è importante poi metterla in pratica, trasferirla nella propria comunità. Se siete qui è perché ci credete, altrimenti non mettereste in gioco la vita per due anni”.
Il cardinale è stato accolto dal presidente e fondatore Franco Vaccari e da una delegazione dei giovani di Rondine: “Un incontro desiderato da tempo che ha dato a tutti noi un forte coraggio, soprattutto ai ragazzi, sapere che c’è una personalità così impegnata, con forza e discrezione allo stesso tempo, con parole di pace. Grazie per essere qui: è un dono la tua presenza in questo luogo che tenta di custodire l’umano”.
Cuore dell’incontro è stato l’intenso confronto con i giovani di Rondine: un dialogo aperto e libero che il card. Pizzaballa ha tenuto con gli studenti della World House, tra cui anche giovani provenienti dal Medio Oriente, e con gli studenti del Quarto Anno Rondine, giovani di tutta Italia che hanno scelto di vivere un anno di scuola internazionale e interculturale alla Cittadella della Pace, partito dalla condivisione delle storie personali di giovani come Atzamas, osseto sopravvissuto miracolosamente alla strage di Beslan del 2004 e che ha fatto della sua vita una missione. “Oggi vivo per me stesso, ma anche per loro. È stata una fortuna incontrare Rondine: è un luogo unico. Qui i nemici possono guardarsi negli occhi con lo stesso dolore e trovare fraternità”.
“Rondine è la porta per superare il sentimento di impotenza, ha raccontato Anna, proveniente dalla Russia –. Le guerre distruggono tutto, anche la relazione tra le persone. Ci vuole una grande forza per andare oltre il dolore e fare un passo verso l’altro. Rondine insegna proprio questo: imparare a fare il primo passo possibile”.
Una profonda commozione, ma anche domande, curiosità e riflessioni che hanno dato vita ad uno scambio intenso, offrendo stimoli preziosi a giovani che stanno crescendo come leader di pace attraverso il Metodo Rondine, che insegna a trasformare il conflitto in modo generativo. Un piccolo presidio contro questo tempo segnato dalla sfiducia, come ha ricordato il card. Pizzaballa, che vuole tenere viva la scintilla dell’umano.
E’ anche in questo senso che il tema dell’inquietudine scelto da Rondine per YouTopic 2026, che si terrà dal 4 al 7 giugno, risuona profondamente: non come paura, ma come forma di vigilanza dell’umano. In questa prospettiva, YouTopic 2026 si propone di essere uno spazio aperto per accogliere una grande comunità senza odio, in cui l’inquietudine diventi responsabilità, cura delle relazioni e impegno concreto.


























