Papa Leone XIV alle Misericordie d’Italia: siate messaggeri di speranza
“Sono contento di incontrare tutti voi, così numerosi, provenienti da varie parti d’Italia. Saluto Sua Eccellenza Mons. Franco Agostinelli, Correttore generale, gli altri Vescovi presenti, il Dottor Domenico Giani, Presidente nazionale della Confederazione, i Correttori e i rappresentanti delle varie sedi in Italia e all’estero”: con queste parole oggi papa Francesco ha accolto in udienza 200 volontari delle Misericordie d’Italia, la cui storia ‘affonda le sue radici nell’età medievale’ attraverso la spiritualità, la carità e l’attenzione ai bisogni di oggi.
Infatti per concretizzare la carità attenta ai bisogni occorre essere permeati dalla spiritualità: “Fin dai suoi primordi, la vostra realtà associativa ha attinto forza e ispirazione primariamente dalla vita di fede e dalla pratica sacramentale dei suoi membri. Così è stato quando, nella Firenze del XIII secolo, in un clima di guerre e di lotte intestine alle stesse comunità civili ed ecclesiali, grazie all’opera di figure luminose come san Pietro Martire e Piero di Luca Borsi, alcuni fedeli laici decisero di intraprendere un cammino diverso, di devozione e di servizio. Il loro esempio, forse proprio per la sua genuina semplicità, rapidamente contagiò molti, nella Penisola prima e poi anche in altri Paesi, fino a giungere in Portogallo e di là nelle Americhe”.
Ciò comporta un impegno alla formazione cristiana: “Il seme da cui è germogliato e cresciuto il grande albero di cui fate parte è dunque di natura sacramentale, si fonda sul Battesimo, e quindi morale e ascetica. Questo implica per voi il compito, affinché la pianta continui a crescere, di coltivare prima di tutto con grande impegno la formazione cristiana degli associati, attraverso la preghiera, la catechesi, la fedeltà ai Sacramenti (specialmente alla Messa domenicale, alla Confessione), la coerenza morale delle scelte e degli stili di vita, secondo i valori del Vangelo e della tradizione associativa testimoniata dai vostri Statuti”.
Ed ha ripreso un discorso di papa san Giovanni Paolo II, fatto alla loro confederazione nel 1986, sulla misericordia di Dio: “In quest’ottica è significativa l’introduzione tra voi della figura dei Custodi di Misericordia, laici che animano i laici; come pure il nome di ‘correttori’, con cui designate gli Assistenti spirituali, visti non come guide esterne alla comunità, ma come ‘con-rettori’, aiutanti, facilitatori e compagni di viaggio, il cui ministero è esercitato e accolto in un clima di corresponsabilità, di appartenenza affettiva, di comunione, nel quale tutti sono protagonisti di un comune sforzo di crescita nella perfezione cristiana”.
Quindi essere ‘correttori’ significa esercitare la carità: “La vostra storia testimonia che un’autentica vita di fede non può ridursi a uno spiritualismo disincarnato, ma sfocia necessariamente nella sensibilità ai bisogni degli altri e nel servizio generoso, senza risparmio. Penso a tanti vostri confratelli e consorelle, che hanno pagato di persona, anche a caro prezzo, la fedeltà al compito loro assegnato: ad essi vanno il nostro grande grazie e la nostra preghiera”.
La carità è un esercizio di un cammino insieme a qualcuno che non si conclude con una semplice azione; “Dove c’è bisogno, le Misericordie sono presenti, nelle situazioni straordinarie di emergenza, nei territori di guerra, come nei mille servizi nascosti di solidarietà quotidiana, ‘a testimoniare (lo disse papa Francesco) il Vangelo della carità tra i malati, gli anziani, i disabili, i minori, gli immigrati e i poveri’”.
E lo attuano in molti modi: “Attraverso le Case del Noi, gli Empori solidali, i Banchi alimentari, l’assistenza domiciliare, i servizi di ascolto e accompagnamento, voi stabilite con le persone relazioni di fiducia e percorsi di reintegrazione sociale, che si collocano ben oltre la semplice erogazione di servizi, pur qualificati. Non vi limitate a ‘fare per’, ma vi impegnate a ‘camminare con’, riconoscendo negli altri dei fratelli e delle sorelle, ciascuno con la sua dignità e la sua storia, da incontrare nella gratitudine per il dono reciproco e con cui andare insieme sulla via della santità”.
Tali caratteristiche si concretizzano nell’attenzione ai bisogni quotidiani delle persone: “Infatti, grazie a una solida base spirituale e comunitaria e allo zelo per il bene del prossimo, le Misericordie sono da secoli testimoni di capacità di adattamento e di aggiornamento, mostrando che fare ‘insieme’ e fare ‘per amore’ aiuta anche ad agire in modo libero e creativo.
Ne sono segno le tante e diversificate attività da voi abbracciate in centinaia di anni, a seconda dei bisogni del prossimo; come pure la presenza, in questa sala, oltre ai confratelli e alle consorelle, anche dei fratres, nati in tempi recenti per promuovere la cultura del dono attraverso la donazione del sangue, degli organi e dei tessuti; e anche della ‘Piccola misericordia’, in cui si impara a vivere la carità subito, da bambini”.
Congedandoli un ringraziamento ed un incoraggiamento ad essere messaggeri di speranza: “Carissimi, carissime, vi incoraggio a continuare nel vostro impegno, come comunità nella quale si vive intensamente la fede e si pratica la carità. Mirate a crescere nello spirito e a servire con gioia e semplicità, estranei ad ogni logica di potere, votati alla lode di Dio e al bene di quanti il Signore pone sul vostro cammino. Siate sempre messaggeri di speranza, di carità e di pace, come simboleggia l’Icona Giubilare che, con un lungo cammino, ha visitato tante comunità e che ora è consegnata ai fratelli e alle sorelle dell’Ucraina”.
(Foto: Santa Sede)



























