Papa Leone XIV: il cristiano sia sale e luce del mondo

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“Con dolore e preoccupazione ho appreso dei recenti attacchi contro varie comunità in Nigeria, che hanno causato gravi perdite di vite umane. Esprimo la mia vicinanza orante a tutte le vittime della violenza e del terrorismo. Auspico che le Autorità competenti continuino ad adoperarsi con determinazione per garantire la sicurezza e la tutela della vita di ogni cittadino”: al termine della recita dell’Angelus papa Leone XIV ha invitato a pregare per la pace, ricordando le violenze subite dai cristiani in Nigeria.

Inoltre ha ringraziato coloro che si impegnano per la dignità delle persone tratte in schiavitù nel giorno della memoria di santa Giuseppina Bakhita: “Oggi, memoria di santa Giuseppina Bakhita, si celebra la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Ringrazio le religiose e tutti coloro che si impegnano per contrastare ed eliminare le attuali forme di schiavitù. Insieme a loro dico: la pace comincia con la dignità!”

E prima della recita dell’Angelus domenicale il papa ha sottolineato la necessità di essere ‘sale’ per dare sapore, dopo aver proclamato beato chi mette in pratica azioni in grado di trasformare il mondo: “E’ infatti la gioia vera a dare un sapore alla vita e a far venire alla luce ciò che prima non era. Questa gioia sprigiona da uno stile di vita, da un modo di abitare la terra e di vivere insieme che va desiderato e scelto.

E’ la vita che risplende in Gesù, il sapore nuovo dei suoi gesti e delle sue parole. Dopo che lo si è incontrato, sembra insipido e opaco ciò che si allontana dalla sua povertà di spirito, dalla sua mitezza e semplicità di cuore, dalla sua fame e sete di giustizia, che attivano misericordia e pace come dinamiche di trasformazione e di riconciliazione”.

Riprendendo il vangelo delle beatitudini il papa ha sottolineato che occorre gesti concreti per essere sale e luce: “Il profeta Isaia elenca gesti concreti che interrompono l’ingiustizia: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire chi vediamo nudo, senza trascurare i vicini e le persone di casa… Da una parte la luce, quella che non si può nascondere, perché è grande come il sole che ogni mattina scaccia le tenebre; dall’altra una ferita, che prima bruciava e ora guarisce”.

Essere sale e luce significa non rinunciare alla gioia: “E’ doloroso, infatti, perdere sapore e rinunciare alla gioia; eppure, è possibile avere questa ferita nel cuore. Gesù sembra mettere in guardia chi lo ascolta, perché non rinunci alla gioia… Quante persone (forse è capitato anche noi) si sentono da buttare, sbagliate. E’ come se la loro luce sia stata nascosta. Gesù, però, ci annuncia un Dio che mai ci getterà via, un Padre che custodisce il nostro nome, la nostra unicità. Ogni ferita, anche profonda, guarirà accogliendo la parola delle Beatitudini e rimettendoci a camminare sulla via del Vangelo”.

Sono i gesti che danno gioia, anche se vanno in controtendenza: “Sono infatti gesti di apertura agli altri e di attenzione, quelli che riaccendono la gioia. Certo, nella loro semplicità ci pongono controcorrente. Gesù stesso fu tentato, nel deserto, da altre strade: far valere la sua identità, esibirla, avere il mondo ai propri piedi. Respinse, però, le vie in cui si sarebbe perso il suo vero sapore, quello che ritroviamo ogni domenica nel Pane spezzato: la vita donata, l’amore che non fa rumore”.

Però tutto ciò va compiuto senza esibizionismo: “Fratelli e sorelle, lasciamoci alimentare e lasciamoci illuminare dalla comunione con Gesù. Senza alcuna esibizione saremo allora come una città sul monte, non solo visibile, ma anche invitante e accogliente: la città di Dio in cui tutti, in fondo, desiderano abitare e trovare pace”.

Prima della recita dell’Angelus, come era successo in precedenza, il papa ha ringraziato il personale, con i familiari, preposto ai servizi della floreria e dell’edilizia: “Come dirigenti, impiegati e maestranze di questi due settori operativi della Città del Vaticano, avete dimostrato grande passione per i vostri incarichi, soprattutto durante l’Anno giubilare da poco concluso. Anche grazie al vostro comune impegno, milioni di pellegrini hanno potuto vivere con ordine e serenità il passaggio della Porta Santa, partecipando fruttuosamente alle celebrazioni liturgiche, alle udienze e agli altri eventi”.

Riconoscenza come sprone per rendere più belli ed accoglienti gli spazi vaticani: “La riconoscenza, che di cuore vi esprimo, diventa sprone per i progetti futuri, che riguardano sia il costante aggiornamento dei servizi tecnici e logistici, sia l’attenta cura degli ambienti vaticani, soprattutto degli spazi dedicati alla preghiera e agli incontri con il papa.

Il decoro delle aree e la sicurezza delle strutture trovano infatti il loro senso più alto nel sostegno dato alla devozione dei fedeli e all’opera pastorale della Chiesa. In particolare, la Basilica di San Pietro è luogo sacro che chiede di essere custodito anzitutto come tempio di contemplazione, raccoglimento e meraviglia spirituale. La Piazza antistante, che abbraccia il mondo con il suo stupendo colonnato, è il ‘biglietto da visita’, come si suol dire, della nostra accoglienza verso tutti”.

Ed anche questi lavori sono opera missionaria: “Carissimi, l’opera che svolgete ogni giorno rappresenta certamente un servizio discreto e prezioso per la missione apostolica del papa. Si inserisce infatti nella complessa attività del Governatorato e della Direzione per le infrastrutture e i servizi, che lodo per la solerte gestione di molte incombenze all’interno dello Stato vaticano.

Ciascuno per la propria parte, soprattutto nei momenti di prova, ricordiamo di essere membra di un unico organismo, che ha per fine la testimonianza del Vangelo secondo il comando del Signore, Pastore buono e Capo della Chiesa”.

(Foto: Santa Sede)

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