La celebrazione della memoria del Beato Papa Pio IX presso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma

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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.02.2026 – Jan van Elzen] – Sabato 7 febbraio 2026, memoria liturgica del Beato Papa Pio IX, nel 148° anniversario del suo pio transito, alle ore 18.30, presso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura al Verano in Roma, è stato celebrato, come da tradizione ininterrotta dal 1992 per iniziativa dell’Istituto di Studi Storici Beato Pio IX, presieduto dal Conte Cav. Gr. Cr. Prof. Fernando Crociani Baglioni, il solenne Pontificale per impetrarne la canonizzazione, tanto attesa dal mondo Cattolico in tutti i continenti, presso ogni ceto, nazionalità, comunità e realtà ecclesiale, dalle più vaste alle più piccole. Tale devozione si estende a innumerevoli sacerdoti, religiosi e religiose, nonché a fedeli laici che quotidianamente implorano che il Beato Papa Pio IX venga elevato agli onori degli altari. Il Sacro Rito, solennizzato dalla Corale Salesiana di Santa Maria Ausiliatrice di Roma, è stato celebrato da S.E.R. Mons. Lino Fumagalli, Vescovo emerito di Viterbo.

Al termine del Pontificale, nella cripta della basilica di San Lorenzo fuori le Mura, dove riposano le sue spoglie, è stata recitata la Preghiera per impetrare la Canonizzazione del Beato Pio IX Papa:

Signore Dio nostro,
che, in tempi di grandi trasformazioni culturali e sociali,
guidasti il cammino della tua Chiesa,
affidandola al sicuro magistero,
all’infaticabile zelo apostolico
ed alla fervida carità
del Tuo servo il Beato Pio IX,
ti chiediamo umilmente,
per l’intercessione della Vergine Santa
ch’egli proclamò Immacolata,
di confermare la nostra fede,
di alimentare la nostra speranza
e di rinvigorire la nostra carità.
Per sua intercessione
Ottienici la grazia che con fiducia
Oggi Ti chiediamo.
Per Cristo Nostro Signore.
Amen.

Chi ottenesse grazie per intercessione del Beato Pio IX è pregato di notificarlo alla Diocesi di Senigallia, piazza Garibaldi 3, 60019 Senigallia (AN).

Nato a Senigallia il 13 maggio 1792 con il nome di Giovanni Maria dei Conti Mastai Ferretti, giovane aristocratico marchigiano che rapidamente intraprese la carriera ecclesiastica, fu Arcivescovo di Spoleto e Vescovo di Imola, quindi creato Cardinale. Il 16 giugno 1846, a soli 54 anni, venne eletto 255° Vescovo di Roma e Romano Pontefice, assumendo il nome di Pio IX, regnando dal 1846 al 1878; fu inoltre 163° e ultimo Sovrano dello Stato Pontificio dal 1846 al 1870. Il suo pontificato, durato 31 anni, 7 mesi e 23 giorni, rimane il più lungo della storia della Chiesa cattolica dopo quello di San Pietro.

Morto a Roma il 7 febbraio 1878 all’età di 85 anni, la sua salma è esposta alla venerazione dei fedeli nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Fu beatificato da San Giovanni Paolo II il 3 settembre 2000 in piazza San Pietro durante il Grande Giubileo, insieme a Papa Giovanni XXIII.

Papa Pio IX stesso dispose nel suo testamento la sepoltura presso la basilica di San Lorenzo fuori le Mura, in un luogo semplice e sobrio, con un modesto monumento e un’epigrafe che invitasse alla preghiera per la sua anima, esprimendo fino all’ultimo una profonda umiltà e consapevolezza della caducità umana: «Il mio corpo divenuto cadavere sarà sepolto nella Chiesa di San Lorenzo fuori le mura, e precisamente sotto il piccolo arco esistente contro la così detta graticola, ossia pietra nella quale si designano anche adesso le macchie prodotte dal martirio dell’illustre Levita (San Lorenzo). La spesa del monumento non deve eccedere quattrocento scudi. Fuori del modesto monumento si vedrà scolpito un triregno con le chiavi: poi una epigrafe concepita nei termini seguenti: – Ossa et cineres Pii P.IX Sum: Pont: vixit ann: … in Pontificatu an: … Orate pro eo – Lo stemma gentilizio sarà un teschio di morte».

Un Pontefice perseguitato
e mite nella sofferenza

Un Papa martire, che ebbe a subire persecuzione, odio, insulti, minacce. Amò i suoi nemici e pregò per essi, come ebbe modo a dichiarare sia a Giuseppe Garibaldi, dal quale subì l’aggressione del novembre 1867, sia al Re Vittorio Emanuele II, dal quale subì l’aggressione del settembre 1870 e le successive spoliazioni, l’umiliazione dei soldati volontari, l’unilaterale “legge delle guarentigie” e la persecuzione della religione, protrattasi sino alla Conciliazione.

Nella sua omelia per la beatificazione, San Giovanni Paolo II ebbe a dire: «In mezzo agli eventi turbinosi del suo tempo, egli fu esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate. Fedele in ogni circostanza agli impegni del suo ministero, seppe sempre dare il primato assoluto a Dio ed ai valori spirituali. Il suo lunghissimo pontificato non fu davvero facile ed egli dovette soffrire non poco nell’adempimento della sua missione al servizio del Vangelo. Fu molto amato, ma anche odiato e calunniato. Ma fu proprio in mezzo a questi contrasti che brillò più vivida la luce delle sue virtù: le prolungate tribolazioni temprarono la sua fiducia nella divina Provvidenza, del cui sovrano dominio sulle vicende umane egli mai dubitò. Da qui nasceva la profonda serenità di Pio IX, pur in mezzo alle incomprensioni ed agli attacchi di tante persone ostili. A chi gli era accanto amava dire: “Nelle cose umane bisogna contentarsi di fare il meglio che si può e nel resto abbandonarsi alla Provvidenza, la quale sanerà i difetti e le insufficienze dell’uomo”. (…) Nei momenti della prova, Pio IX trovò sostegno in Maria, di cui era molto devoto. Proclamando il Dogma dell’Immacolata Concezione, ricordò a tutti che nelle tempeste dell’esistenza umana brilla nella Vergine la luce di Cristo, più forte del peccato e della morte».

Il magistero

L’8 dicembre 1854 proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione con la Bolla Ineffabilis Deus. Indisse il Concilio Ecumenico Vaticano I, sancendo il Dogma dell’Infallibilità ex cathedra. Emanò Encicliche e Lettere apostoliche fondamentali per l’unità dei Cristiani, anticipando un ecumenismo ante litteram. Diede impulso decisivo alle missioni Cattoliche nel mondo e riconobbe le apparizioni mariane di Lourdes, definite “Celeste Sanzione” alla proclamazione del Dogma dell’Immacolata Concezione.

Vita spirituale
e quotidianità

Si racconta che avesse una devozione per la Medaglia Miracolosa, che teneva sempre con sé. Fu terziario francescano.

La sua vita privata si svolgeva con la semplicità di un “parroco di campagna”, come amava definirsi. Si alzava alle cinque del mattino in punto e per un’ora rimaneva nella sua camera in preghiera su un inginocchiatoio di fronte a un crocifisso. Celebrava la Santa Messa e poi assisteva ad un’altra di ringraziamento, durante la quale recitava le ore canoniche e le preghiere di pietà con un libretto appartenuto alla madre. Dai tempi del Collegio degli Scolopi amava pregare recitando la corona delle Dodici Stelle, una preghiera composta da San Giuseppe Calasanzio in cui ci si rivolge a Maria preservata dal peccato originale. Dopo le preghiere si dedicava alle Udienze, concesse sia agli aristocratici sia ai semplici fedeli. Ogni giovedì riceveva, inoltre, petizioni da chiunque e ogni 14 del mese riceveva tutti in Udienza pubblica. Alle tre del pomeriggio terminava le Udienze e si recava a pranzo. Non voleva che si consumasse più di uno scudo al giorno per i suoi pasti. Dopo pranzo amava fare lunghe passeggiate o andare in carrozza per la città. Tornato in Quirinale leggeva la corrispondenza e poi recitava il Vespro. Dopo la cena riceveva il suo confessore e si ritirava nella cappella privata a pregare dinanzi al tabernacolo. Ricordava spesso l’importanza di pregare Gesù Eucaristico, al quale si poteva confidare tutto.

La questione dell’Unità d’Italia

Passato alla storia come l’ultimo Papa-Re, uomo di grandi vedute metapolitiche, Papa Pio IX non avversò il moto risorgimentale, ma concepì un assetto federale dell’Italia, ispirato al pensiero di Gioberti, Rosmini e i massimi esponenti della corrente neoguelfa dello stesso Risorgimento italiano, come auspicato anche dal S.M. Carlo Alberto di Savoia-Carignano, Re di Sardegna dal 27 aprile 1831 al 23 marzo 1849. Fu sostenitore dell’Unità d’Italia secondo una visione armonica e pacifica, rifiutando violenze, invasioni, annessioni forzate e guerre fratricide, nel rispetto delle specifiche identità dei popoli, che avrebbero perseguito vie pacifiche di convivenza e affratellamento, conservando le peculiari caratteristiche culturali e morali delle rispettive regioni di appartenenza.

Le aggressioni massoniche e rivoluzionarie
e la fine del potere temporale

Papa Pio IX fu sovrano di un principato civile prospero e pacifico, che dovette soffrire molto a causa dell’odio delle forze massoniche e rivoluzionarie.

Subì le aggressioni del moto rivoluzionario del 1848-49, costringendolo alla fuga a Gaeta, minacciato di morte, rifugiandosi sotto la protezione solerte e filiale del Re delle Due Sicilie, S.M. Ferdinando II di Borbone.

Subì l’invasione del settembre 1860, che privò lo Stato Pontificio dell’Italia Centrale senza dichiarazione di guerra.

Subì l’aggressione a Monterotondo, Mentana e Subiaco, quando le forze dell’Esercito pontificio volontario riuscirono eroicamente, il 3 novembre 1867, a battere e respingere una masnada di forze irregolari garibaldine.

Subì la violenza di Porta Pia il 20 settembre 1870, portando lo scontro con il neo costituito Regno d’Italia all’apice, quando, alla caduta di Napoleone III, le truppe piemontesi entrarono a Roma, nonostante il supporto di un esercito volontario costituito dagli Zuavi provenienti da tutta Europa, ponendo fine alla sovranità temporale dei Papi.

La “prigionia” in Vaticano
e la devozione dei popoli Cristiani

Negli ultimi otto anni di vita, Papa Pio IX visse prigioniero in Vaticano, mentre grandi pellegrinaggi da tutto l’Orbe Cattolico affluivano all’Urbe, per testimoniare la fedeltà al Romano Pontefice e la difesa della libertà della Chiesa.

La traslazione del 1881

Dopo averlo osteggiato da vivo, i massoni colpirono con una “damnatio memoriae” di un grande Papa, vittima di menzogne e di una storiografia azzardata, di parte e non veritiera.

Alla morte di Papa Pio IX, l’Italia viveva ancora forti lotte intestine, scia dei violenti e cruenti venti della Repubblica romana e soprattutto dell’instaurazione del nuovo Regno d’Italia. Una situazione, dunque, che non permetteva di adempiere al volere di un Papa della propria sepoltura fuori dalla basilica vaticana. Quindi, il corpo di Papa Pio IX venne temporaneamente deposto nello spazio all’interno della basilica di San Pietro deputato alle sepolture provvisorie dei Papi. Intanto i lavori nella basilica di San Lorenzo per ospitare il corpo di Papa Pio IX durarono ben tre anni

Il nuovo Romano Pontefice, Papa Leone XIII, scelse il 13 luglio 1881 per la traslazione a San Lorenzo fuori le mura. La Prefettura di Roma chiese espressamente che il trasporto del feretro avvenisse di notte, per evitare eventuali incidenti.

Al rintocco della mezzanotte tra il 13 e il 14 luglio, il carro funebre partì da San Pietro, trainato da quattro cavalli neri, sormontato da un drappo rosso, seguito da altre carrozze con il seguito dei cardinali. La folla si era già radunata nel pomeriggio nella piazza del Bernini. Impossibile passare inosservati. I fedeli vollero allora seguire il feretro recitando il Santo Rosario.

Poi, d’un tratto, il corteo funebre dovette affrontare mille peripezie. Giunto all’altezza di piazza Rusticucci, una folla di fanatici assoldati dalla massoneria cominciarono a gridare: «Il Papa nel Tevere». Subbuglio e strida dominavano la triste scena all’altezza di Castel Sant’Angelo. Altre risse avvennero nei pressi di palazzo Braschi, vicino a piazza Navona, e ancora a piazza del Gesù, e poi a piazza Venezia. Uno scontro molto forte avvenne nei pressi del luogo dove ora sorge la stazione Termini: si arrivò persino alle pietre lanciate contro il popolo orante che seguiva il feretro.

I facinorosi che parteciparono agli scontri furono persino “premiati” con una medaglia fatta coniare dalla massoneria appositamente per loro. Su una facciata c’era scritto: «Ai Romani che giudicarono il papato. La sera del 13 luglio MDCCCLXXXI»; nell’altra facciata vi era scritto: «Immortale odium et nunquam sanabile vulnus».

Il riposo finale
a San Lorenzo fuori le Mura

Infine, il feretro giunse alla basilica di San Lorenzo fuori le Mura, dove tuttora il Beato Papa Pio IX riposa, testimone di Fede incrollabile, di sofferenza cristianamente offerta e di amore indefettibile alla Chiesa.

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