Mons. Delpini agli atleti: ascoltare il corpo

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Giovedì scorso si è celebrata nella basilica di san Babila a Milano la messa di accoglienza della ‘Croce degli Sportivi’, presieduta da mons. Mario Delpini, che ha segnato l’avvio ufficiale del progetto ‘For each other’ (L’uno per l’altro), promosso dalla diocesi di Milano in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina con un calendario pieno di iniziative educative, culturali e sportive diffuse sul territorio cittadino, rivolte in particolare ai giovani.

La Croce degli Sportivi, inviata dal Dicastero vaticano della Cultura e consegnata da Athletica Vaticana (associazione polisportiva della Santa Sede), è affidata a ogni Diocesi che ospita i Giochi estivi e invernali sin da Londra 2012. Prima dell’omelia dell’arcivescovo ambrosiano è stato letto un messaggio di papa Leone XIV, in cui è stato sottolineato “il valore dello sport al servizio dello sviluppo integrale della persona umana’, ‘assicurando la sua preghiera affinché queste giornate di sana competizione contribuiscano a costruire ponti tra culture e popoli, promuovendo l’accoglienza, la solidarietà e la pace”.

Nell’omelia mons. Delpini ha riflettuto sul valore educativo e formativo della pratica sportiva come scuola di ascesi: “Ascolta: parla il corpo, parla, come si immagina san Paolo il piede, l’orecchio, parla l’occhio, parla la testa. Ascolta: il corpo ti parla, il tuo corpo parla a chi ti incontra.

Non ridurre il corpo a una macchina da sfruttare, non ridurre il corpo a un meccanismo complicato che ogni tanto deve essere aggiustato, non ridurre il corpo tuo e altrui a un oggetto da desiderare, non ridurre il corpo a una prigione di cui liberarsi, a una apparenza di cui vergognarsi.

Il corpo ti parla, il corpo parla: dice della gioia del benessere, dice dell’ardore appassionato dell’atleta che affronta la gara, dice della ferita per cui tutto soffre, non solo il piede, ma anche la mente, anche l’umore: se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”.

Le gare sono una scuola per apprezzare il corpo: “In queste settimane i Giochi olimpici e paralimpici saranno una specie di festival del corpo. Gli atleti affronteranno le gare per cui si sono preparati da tanto tempo. Ed il corpo racconterà le sue avventure e potrà istruire la città e tutti coloro che sanno ascoltare: il racconto infatti è come una lezione di vita, è come una predica severa, è come una confidenza commovente”.

Ecco il motivo per cui lo sport è una scuola di ascesi: “Il corpo degli atleti delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi dirà di quanta volontà sia necessaria per affrontare gli sforzi, le fatiche dell’allenamento. Una scuola di ascesi. Dirà di quanta virtù sia necessaria per custodire le passioni, i capricci, le seduzioni della prestazione artefatta, la pigrizia che cede alla stanchezza, l’incostanza che si concede alle trasgressioni. Una scuola di morale”.

Inoltre lo sport aiuta a sviluppare uno spirito di squadra: “Dirà di quanta amabilità sia necessaria per coltivare lo spirito di squadra, coordinare i movimenti con gli altri e le altre della squadra; dirà quale umiltà richieda lasciarsi condurre dall’allenatore per correggersi e per migliorarsi. Una scuola di umanità”.

Lo sport è una scuola di vita: “Dirà di quale fortezza sia necessaria per accettare la sconfitta senza deprimersi, per vivere la vittoria senza esaltarsi, per vivere le reazioni scomposte degli altri, le rabbie impreviste, i puntigli irritanti, gli scoraggiamenti paralizzanti. Una scuola di vita”.

Inoltre lo sport aiuta a conoscere il proprio corpo: “Dirà di quanta libertà sia necessaria per riconoscere di non essere perfetti e confrontarsi con le prestazioni degli atleti bellissimi e giovani, e riconoscere la condizione della disabilità senza farne un tormento e viverla invece come la propria condizione per esprimere i talenti e sfidare il limite. Una scuola di audacia e di fantasia”.

Concludendo l’omelia l’arcivescovo ha invitato gli atleti ad accogliere la Croce degli sportivi: “La croce degli sportivi è più uno spiraglio che una figura: il corpo di Cristo, crocifisso per amore, è l’apertura per andare oltre e accogliere il mistero. Il corpo assente incoraggia le domande, lo sguardo, l’attenzione…

Se volete sapere che cos’è l’amore, se volete sapere se ci sia una speranza, se volete sapere come possano i molti diventare uno e quale potenza di Dio rende possibile che tutte le membra del corpo, pur essendo molte, siano un corpo solo, se chiedete che cosa significhi il comandamento di Gesù di amarci gli uni gli altri, ecco che cosa vogliamo dire: Guardate a Gesù, adorate il corpo crocifisso e risorto, ascoltate le sue parole e seguitelo, perché lui è la via, la verità, la vita”.

(Foto: Arcidiocesi di Milano)

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