Giorno della Memoria: è avvenuto, quindi può accadere di nuovo
“Oggi, Giornata della Memoria vorrei ricordare che la Chiesa rimane fedele alla posizione ferma della Dichiarazione Nostra Aetate contro tutte le forme di antisemitismo e respinge qualsiasi discriminazione o molestia per motivi etnici, di lingua, nazionalità o religione”: in occasione del Giorno della memoria, papa Leone XIV, con un post su X, ha ribadito la fedeltà alla posizione espressa nella dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’ e la condanna contro ogni discriminazione o molestia per motivi di lingua, nazionalità o religione, unendosi al pensiero dei precedenti papi, a partire da papa Pio XII che nel radio messaggio natalizio del 1942 denunciò che milioni di persone ‘solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte’.
La Giornata della Memoria è una ricorrenza internazionale, che si celebra il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto, come designata dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, perché in quella data nel 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nell’operazione Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.
Nella commemorazione ufficiale il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha sottolineato la mostruosità dei campi di concentramento: “Ogni volta che ci accostiamo al tema della Giornata della Memoria, ogni volta che assistiamo alla rievocazione di quell’inferno sulla terra, ogni volta che sentiamo narrare le storie delle vittime e dei loro aguzzini, veniamo colti, nonostante i tanti decenni che ormai ci separano da quella tragica catena di mostruosità, da angoscioso sbigottimento”.
Tale mostruosità è frutto di una menzogna: “Una menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa. La menzogna che vi possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e inferiorità, tra gli esseri umani. Che la vita, la dignità, i diritti, inviolabili e inalienabili, di ciascuno di essi possano essere posti in dubbio, negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica”.
Una menzogna diffusasi attraverso una propaganda manipolatoria: “Ma la grande menzogna della Shoah, nata nel chiuso dei circoli fascisti e nazisti, nelle menti perverse di ideologi e di gerarchi, si diffuse e si sparse attraverso una infìda ma efficace campagna di propaganda e di manipolazione, che sfruttava l’antico pregiudizio antiebraico presente in larghi strati della popolazione europea.
Fu così che la pretesa inferiorità razziale, teorizzata, proclamata, insegnata e, infine, tradotta in legge, portò ineluttabilmente all’individuazione degli ebrei, una minoranza assai ridotta dal punto di vista numerico, come il pericolo per la sopravvivenza del popolo, della nazione”.
Però solo attraverso il ricordo si conserva la democrazia: “Far memoria della Shoah oggi, ricordare quegli orrori indicibili e le vittime innocenti, non è soltanto un dovere: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza; significa ribadire con fermezza che non permetteremo mai più che indifferenza, paura, complicità possano aprire nuovamente le porte a quello o ad altro abisso”.
Mentre Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia, ha sottolineato il possibile pericolo d nuovi campi di concentramento secondo l’ammonimento di Primo Levi: “Invito tutte e tutti a ricordare ed a rammentare, a richiamare al cuore e alla mente, l’avvertimento ancora attuale di quella tragedia. Non un atto di memoria che guarda solo, e doverosamente, al passato. Anche un atto di memoria che, con le parole di Levi, si proietta sul nostro presente sollecitando quello che ciascuna e ciascuno di noi, a sua misura, può fare per contrastare le violazioni dei diritti umani.
Come fece Raphael Lemkin (1900-1959), avvocato ebreo polacco sopravvissuto alla Shoah, in cui invece trovarono la morte quarantanove dei suoi familiari. Consulente al processo di Norimberga, dedicò il resto della sua vita a definire il concetto di genocidio e a costruire attorno ad esso il consenso della comunità internazionale: se oggi disponiamo della Convenzione conto il genocidio, lo dobbiamo in gran parte a lui”.



























