Un nuovo libro per interrogarsi sulle sfide dell’intelligenza artificiale
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 22.01.2026 – Vik van Brantegem] – L’intelligenza artificiale è la cosa nuova del nostro tempo: una tecnologia che sta ridefinendo il lavoro, l’informazione e le relazioni umane. Di fronte a questa trasformazione, la questione decisiva non riguarda le macchine, ma l’uomo. La sfida che abbiamo davanti è, prima di tutto, antropologica.
Un nuovo libro per interrogarsi sulle sfide poste dell’intelligenza artificiale, L’alternativa all’intelligenza artificiale. 10 parole (+1) per il futuro (Edizioni Santa Croce 2026, 192 pagine – LIBRERIA DEL SANTO), propone un’alternativa di pensiero: un lessico essenziale per orientarsi nell’era digitale e riaffermare il primato della persona.
Il volume è curato da Giovanni Tridente, con i contributi di Veronica Del Priore, Piero Dominici, Flavia Marcacci, Bruno Mastroianni, Massimiliano Padula, Luca Peyron, Walter Quattrociocchi, Luca Sambucci, Susanna Sancassani e Roberto Scano.
Attraverso dieci parole chiave (+1), il libro offre strumenti per comprendere come l’intelligenza artificiale incida sui processi di conoscenza, sulle pratiche decisionali e sulla formazione della responsabilità. Al centro vi sono la competenza come comprensione dei meccanismi algoritmici, la conoscenza come processo relazionale, e la formazione come spazio di libertà e di giudizio. Tutte le riflessioni convergono sull’undicesima parola: Umanità. Non per arrestare l’innovazione, ma per orientarla, affinché la tecnologia resti uno strumento al servizio del benessere e del fiorire umano.
Una lettura per chi vuole governare il progresso senza rinunciare a ciò che ci rende umani.
Il Curatore
Giovanni Tridente è Professore Associato presso la Pontificia Università della Santa Croce, dove è anche Direttore dei Servizi di Comunicazione. Corrispondente per il Vaticano della rivista Omnes, è autore, tra gli altri, di Anima digitale. La Chiesa alla prova dell’intelligenza artificiale (TAU 2022) e 50 domande & risposte sull’Intelligenza Artificiale (ESC 2024). Per la Radio Vaticana-Vatican News ha curato il podcast Anime digitali, disponibile anche su Spotify. Su Substack cura la newsletter settimanale Anima Digitale.
Tre cose da sapere sul libro
- Un lessico per orientarsi, non un manuale di istruzioni. Il volume non nasce per insegnare “come usare l’intelligenza artificiale”, ma per offrire criteri e parole essenziali per comprenderne l’impatto sull’umano.
- Un’opera corale, con rigore accademico e esperienza sul campo. Contributi di professionisti e docenti universitari permettono una lettura interdisciplinare, evitando semplificazioni e riduzionismi.
- Dieci parole: Benessere, Competenza, Conoscenza, Consapevolezza, Sicurezza, Equità e Accessibilità, Mercati, Formazione, Responsabilità, e Silenzio, fino alla parola +1: Umanità. Un percorso attraversa nodi decisivi del presente, che conduce alla parola conclusiva: non un esito, ma un criterio; non uno slogan, ma una misura per valutare scelte, modelli e sistemi.
Un percorso originale
L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana né una tecnologia confinata a settori specialistici. È entrata nelle nostre abitudini e nei processi decisionali con una naturalezza che spesso ci sorprende: nei testi che leggiamo, nelle immagini che circolano, nei sistemi che organizzano il lavoro e la formazione. Se tutto cambia così rapidamente, la domanda davvero decisiva non è se adottare o meno questi strumenti, ma che tipo di rapporto stiamo costruendo con essi e quale idea di umano vogliamo custodire mentre il mondo digitale prende forma.
Da questa consapevolezza nasce il volume L’alternativa all’intelligenza artificiale, che propone un percorso originale: non un manuale tecnico né una raccolta di applicazioni, ma una riflessione culturale e interdisciplinare che mira a offrire criteri di discernimento, ponendo al centro ciò che rischia più facilmente di essere dato per scontato: l’umano.
Un’alternativa nell’IA: cambiare il modo di abitarla
Il titolo non allude a un rifiuto dell’innovazione, né a nostalgie fuori tempo. L’“alternativa” di cui si parla è più concreta e più esigente: consiste nel non delegare alle macchine ciò che riguarda il senso, nel non rinunciare alla responsabilità del giudizio, nel continuare a pensare e a scegliere mentre tutto invita a lasciarsi guidare. Per questo il volume non cerca un’alternativa all’intelligenza artificiale, ma costruisce un’alternativa nell’intelligenza artificiale: nel modo in cui la società, le istituzioni e le comunità decidono di progettarla, adottarla e governarla.
Tra i contributori, professionisti e docenti universitari
Il volume è strutturato come un’opera corale: dieci parole chiave (+1) delineano un lessico essenziale per orientarsi nel presente e affrontare i nodi che contano davvero. Il percorso nasce dall’incontro tra professionisti di ambiti diversi, ricercatori e docenti universitari, mettendo in dialogo esperienza sul campo e rigore accademico. Proprio questa pluralità di sguardi rende la proposta particolarmente promettente sul piano qualitativo: l’intelligenza artificiale viene osservata non da un’unica lente, ma attraverso prospettive complementari, capaci di coglierne implicazioni sociali, educative, comunicative ed etiche.
Cosa cambia e cosa resta
A chiudere il volume, l’Epilogo in cui Giovanni Tridente rilancia una convinzione essenziale: “Se l’intelligenza artificiale accelera molte funzioni e rende più efficienti alcuni processi, resta tuttavia intatto ciò che nessuna macchina può sostituire – la responsabilità verso le persone, la capacità di leggere contesti e relazioni, la cura delle parole, l’ascolto, la fiducia. È in questo spazio umano, fatto di senso e comunità, che si gioca la qualità del nostro futuro: non contro l’IA, ma accanto ad essa, custodendo ciò che non può essere delegato».
Alcune citazioni
«Questo libro nasce da una convinzione semplice, maturata nel tempo: la sfida posta dall’intelligenza artificiale non è anzitutto tecnica. È una sfida antropologica» (Giovanni Tridente – Università della Santa Croce, Roma).
«In definitiva, l’illusione più pericolosa non è quella delle macchine senzienti, ma quella di poter parlare di intelligenza artificiale senza competenza» (Walter Quattrociocchi – Università La Sapienza, Roma).
«In questo contesto, lo studio non serve più e solo a “trovare un posto”, ma a stare nel mondo: comprendere, scegliere, contribuire in modo responsabile» (Susanna Sancassani – Politecnico di Milano).



























