Papa Leone XIV ai neocatecumenali: i carismi sono doni di Dio senza esclusività
“Sono lieto di incontrarvi così numerosi. Saluto i membri dell’Équipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, María Ascensión Romero e don Mario Pezzi, come pure i Vescovi e i sacerdoti che vi accompagnano. Un pensiero speciale va alle famiglie qui presenti, espressione del vostro anelito missionario e di quel desiderio che deve sempre animare tutta la Chiesa: annunciare il Vangelo al mondo intero, perché tutti possano conoscere Cristo”: nell’ultima udienza della giornata papa Leone XIV ha incontrato i responsabili del Cammino Neocatecumenale accompagnati dal fondatore Kiko Arguello, incoraggiandoli nell’opera di evangelizzazione.
Proprio l’annuncio di Cristo è stato il centro del Cammino Neocatecumenale: “Proprio questo desiderio ha sempre animato e continua ad alimentare la vita del Cammino Neocatecumenale, il suo carisma e le opere di evangelizzazione e catechesi che rappresentano un prezioso contributo per la vita della Chiesa. A tutti, specialmente a quanti si sono allontanati o a coloro la cui fede si è affievolita, voi offrite la possibilità di un itinerario spirituale attraverso il quale riscoprire il significato del Battesimo, perché possano riconoscere il dono di grazia ricevuto e, perciò, la chiamata ad essere discepoli del Signore e suoi testimoni nel mondo”.
Un annuncio che in molti ha risvegliato la propria fede attraverso la testimonianza: “Animati da questo spirito, avete acceso il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi e avete accompagnato molte persone e comunità cristiane, risvegliandole alla gioia della fede, aiutandole a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di testimonianza”.
Riprendendo le parole di papa Francesco pronunciate nel 2015 il papa ha ringraziato le famiglie per lo spirito missionario: “In particolare, oltre che ai formatori e ai catechisti, vorrei esprimere la mia gratitudine alle famiglie, che, accogliendo l’impulso interiore dello Spirito, lasciano le sicurezze della vita ordinaria e partono in missione, anche in territori lontani e difficili, con l’unico desiderio di annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio.
In questo modo, le équipe itineranti composte da famiglie, catechisti e sacerdoti, partecipano alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa e, come affermava papa Francesco, contribuiscono a ‘svegliare’ la fede dei ‘non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo’, ma anche di tanti battezzati… Vivere l’esperienza del Cammino Neocatecumenale e portare avanti la missione esige anche, da parte vostra, una vigilanza interiore e una sapiente capacità critica, per discernere alcuni rischi che sono sempre in agguato nella vita spirituale ed ecclesiale”.
Quindi ha ricordato che ‘siamo Chiesa’ attraverso il battesimo: “Voi proponete a tutti un percorso di riscoperta del Battesimo, e questo Sacramento, come sappiamo, unendoci a Cristo, ci fa diventare membra vive del suo corpo, unico suo popolo, unica sua famiglia. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo Chiesa e che, se lo Spirito concede a ciascuno una manifestazione particolare, essa è data ‘per il bene comune’ e quindi per la missione stessa della Chiesa”.
Però i carismi sono doni di Dio con la stessa importanza: “I carismi devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri (se non la carità, che tutti li perfeziona e li armonizza) e nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente”.
Da qui la richiesta ad essere nella Chiesa senza nessuna esclusività: “Perciò invito anche voi, che avete incontrato il Signore e vivete la sua sequela nel Cammino Neocatecumenale, ad essere testimoni di questa unità. La vostra missione è particolare, ma non esclusiva; il vostro carisma è specifico, ma porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa; il bene che fate è tanto, ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno”.
E’ un invito a vivere la pastorale della parrocchia senza nessuna chiusura: “Come custodi di questa unità nello Spirito, vi esorto a vivere la vostra spiritualità senza mai separarvi dal resto del corpo ecclesiale, come parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue diverse realtà, in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i Vescovi. Andate avanti nella gioia e con umiltà, senza chiusure, come costruttori e testimoni di comunione”.
Infine ha ribadito che il Vangelo deve essere annunciato senza nessun moralismo: “La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate. Allo stesso tempo, essa ricorda a tutti che ‘dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà’. Perciò l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi, perché non accada che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore”.
La giornata del papa era iniziata con l’incontro con la delegazione ecumenica della Finlandia in occasione della festa di sant’Enrico ad inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “In un tempo in cui le persone sono spesso tentate da un senso di disperazione, abbiamo la missione essenziale, come messaggeri cristiani di speranza, di portare la luce del Signore negli angoli più bui del nostro mondo.
Sebbene il Giubileo della Speranza si sia ormai concluso con la recente chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, la nostra speranza cristiana non conosce fine né limiti. Pertanto, incoraggiati e rafforzati dalla grazia di Gesù Cristo, che è l’incarnazione stessa della speranza per tutti, siamo chiamati e inviati a testimoniare questa verità salvifica con parole edificanti e opere di carità”.
Infine ha incoraggiato il prosieguo del dialogo cattolico-luterano: “Tali esempi di cooperazione, insieme alla lunga tradizione di celebrare congiuntamente la festa di sant’Enrico, sono segni eloquenti di un ecumenismo concreto e fruttuoso e possono contribuire a incoraggiare la Sesta Fase del Dialogo Internazionale Cattolico-Luterano, che inizierà il mese prossimo. Sono certo che il Vescovo Goyarrola, in qualità di Co-Presidente, porterà queste esperienze positive dell’ecumenismo finlandese a questo dialogo”.
Nel mezzo di questi due incontri papa Leone XIV ha ringraziato i dirigenti e gli agenti dell’ispettorato della Pubblica Sicurezza del Vaticano per l’anno giubilare appena concluso: “Avete dovuto gestire file interminabili di persone e folle numerose, accompagnare spostamenti e mantenere presidi, con il buono e il cattivo tempo e con orari e ritmi spesso scomodi ed esigenti. In merito a questo, un pensiero di ringraziamento va anche ai vostri cari che, in modo indiretto, si sono trovati a loro volta coinvolti in queste dinamiche, adattandosi alle esigenze dei vostri impegni e turni straordinari di lavoro e, immagino, rinunciando spesso alla vostra presenza”.
La garanzia della sicurezza rende un luogo sereno: “Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce e che però contribuiscono notevolmente al bene di tutti: in questo caso non solo allo svolgersi pratico delle attività nel rispetto delle norme, ma anche al loro collocarsi in un clima sereno e raccolto. Un ambiente sicuro è infatti di grande aiuto alla preghiera, e moltissimi visitatori (alcuni arrivati a Roma con lunghi viaggi e addossandosi sacrifici fisici ed economici) nei mesi passati lo hanno potuto sperimentare anche grazie a voi”.
(Foto: Santa Sede)


























