La Procura generale di Caltanissetta ricorre in Cassazione contro la riduzione della condanna di Rugolo
[Korazym.org/Blog dell’Editore, 16.01.2025 – Ivo Pincara] – La Procura generale di Caltanissetta ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello che lo scorso 1° luglio ha condannato Giuseppe Rugolo, l’ex sacerdote a processo per violenza sessuale su minori a Enna, a tre anni di reclusione. In primo grado gli erano stati comminati quattro anni e sei mesi di carcere.
La Procura generale contesta la sentenza per avere riconosciuto «la circostanza attenuante della minore gravità» per le condotte del sacerdote e avere diminuito così la pena. Secondo il sostituto Pg Emanuele Ravaglioli, che ha firmato il ricorso, nella sentenza ci sarebbe una erronea applicazione della norma e un difetto e contraddittorietà della motivazione in relazione proprio al riconoscimento della minore gravità (ANSA).
La trascrizione del servizio del Quotidiano di Gela/Telegela Canale 98
La procura generale di Caltanissetta porta il caso Rugolo davanti alla Corte di Cassazione. I magistrati hanno impugnato dopo la pubblicazione delle motivazioni la sentenza della Corte d’Appello che aveva ridotto a 3 anni la condanna inflitta all’ex sacerdote accusato di abusi sessuali su minori. Il nodo centrale del ricorso è l’ottavo episodio di abuso sessuale, l’unico rimasto punibile perché non coperto da prescrizione.
Secondo la procura la Corte d’Appello avrebbe commesso un errore decisivo. Valutare quell’episodio come un fatto isolato, riconoscendo l’attenuante della minore gravità. Senza inserirlo in una valutazione complessiva della condotta dell’imputato. Gli altri sette episodi, pur dichiarati prescritti, restano storicamente accertati e, sottolineano magistrati, non possono essere cancellati dal giudizio sulla gravità del fatto.
L’ottavo atto non sarebbe stato un episodio occasionale, ma l’esito di una condotta abusiva reiterata nel tempo, maturata in un contesto di fiducia e di autorità. A rompere il silenzio fu Antonio Messina, una delle vittime che trova il coraggio di denunciare quanto accaduto. Da quella denuncia presero avvio le indagini che portarono alla luce ulteriori episodi e la testimonianza di un’altra vittima, anch’essa minorenne all’epoca, confermando un quadro di abusi ripetuti. Secondo la procura, gli abusi sarebbero stati commessi in ambito parrocchiale da parte di un sacerdote educatore, approfittando della fragilità psicologica dei minori della loro età e della condizione di affidamento. Elementi che, richiamando la giurisprudenza di Cassazione impongono una valutazione globale, mezzi, modalità esecutive, grado di quartazione e condizioni della vittima.
Nel ricorso si contesta anche l’assenza di una motivazione sull’intensità del dolo. La reiterazione degli abusi, secondo la Suprema Corte, è sintomatica di una compressione non lieve della libertà sessuale, incompatibile con un giudizio di minore gravità.
Per queste ragioni la procura generale chiede l’annullamento con rinvio della sentenza d’appello. Adesso la parola passa alla Cassazione, chiamata a stabilire se quell’ottavo episodio potesse davvero essere considerato un fatto di minore gravità o se rappresenti invece l’ultimo tassello di una vicenda emersa, grazie al coraggio di chi ha denunciato.
Foto di copertina dal servizio di del Quotidiano di Gela/Telegela Canale 98.



























