Papa Leone XIV ai familiari delle vittime di Crans-Montana: la speranza non è vana

Papa Leone XIV Crans-Montana
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“Dico molto sinceramente che sono molto commosso nell’incontrarvi. Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questa udienza, subito ho detto: ‘Sì, troveremo il tempo’. Volevo almeno avere l’opportunità di condividere un momento che per voi, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è veramente una prova della nostra fede, è una prova di ciò che crediamo. Uno si domanda tante volte: ‘Perché, Signore?’ Qualcuno mi ha fatto ricordare un momento simile, proprio nella Messa del funerale dove, invece di fare una predica, il sacerdote parlava come di un dialogo fra la persona e Dio stesso, con quella domanda che sempre ci accompagna, a dire: Perché, Signore, perché?”: con voce incrinata dal dolore papa Leone XIV ha incontrato oggi alcuni familiari dei ragazzi morti o feriti nella strage del locale a Crans-Montana nella notte di Capodanno, abbracciandoli.

Davanti a questo immenso dolore il problema è quello di trovare parole ‘adeguate’: “Questi sono momenti di grande dolore e sofferenza. Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l’immaginario di tutto il mondo. E questo nel momento più inaspettato, in un giorno in cui tutti gioivano e festeggiavano per scambiarsi auguri di gioia e felicità”.

Quindi di fronte a tali avvenimenti quale conforto trovare? Il papa propone le parole di Gesù: “Forse c’è solo una parola che sia adeguata: quella del Figlio di Dio sulla croce (a cui siete così vicini oggi), che dal profondo del suo abbandono e del suo dolore gridò al Padre: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’ La risposta del Padre alla supplica del Figlio si fa attendere tre giorni, nel silenzio. Ma poi, che risposta! Gesù risorge glorioso, vivendo per sempre nella gioia e nella luce eterna della Pasqua”.

Tutte le risposte diventano vane se non si ripone speranza in Gesù, come invitava san Paolo ai Corinti: “L’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate e impotenti. D’altra parte, il Successore di Pietro che siete venuti a incontrare oggi ve lo afferma con forza e convinzione: la vostra speranza, la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto!

La Santa Chiesa ne è testimone e lo annuncia con certezza. San Paolo, che lo aveva visto vivo, diceva ai cristiani di Corinto: Se abbiamo riposto la nostra speranza in Cristo solo per questa vita, siamo gli uomini più da compatire. Ma no! Cristo è risorto dai morti, lui, primo risorto tra coloro che si sono addormentati”.

Ecco l’invito a non separarsi dall’amore di Gesù: “Cari fratelli e sorelle, nulla potrà mai separarvi dall’amore di Cristo, così come i vostri cari che soffrono o che avete perso. La fede che abita in noi illumina i momenti più bui e più dolorosi della nostra vita con una luce insostituibile, che ci aiuta a continuare coraggiosamente il cammino verso la meta.

Gesù ci precede su questo cammino di morte e risurrezione che richiede pazienza e perseveranza. Siate certi della sua vicinanza e della sua tenerezza: Egli non è lontano da ciò che state vivendo, al contrario, lo condivide e lo porta con voi. Allo stesso modo, tutta la Chiesa lo porta con voi. Siate certi della preghiera di tutta la Chiesa (e della mia preghiera personale) per il riposo dei vostri defunti, per il sollievo di coloro che amate e che soffrono, e per voi stessi che li accompagnate con la vostra tenerezza e il vostro amore”.

Infine ha ‘assicurato’ la sua preghiera e quella della Chiesa: “Il vostro cuore oggi è trafitto, come lo fu quello di Maria ai piedi della Croce, Maria, alla Croce, che vedeva il suo Figlio. Maria Addolorata vi è vicina in questi giorni, ed è a lei che vi affido. Rivolgete a lei senza riserve le vostre lacrime e cercate in lei il conforto materno che forse solo Maria saprà dare e certamente potrà darvi. Come Maria, saprete attendere con pazienza, nella notte della sofferenza ma con la certezza della fede, che un giorno, un nuovo giorno sorga; e ritroverete la gioia”.

Mentre ieri il papa aveva inviato un messaggio alla redazione ed ai giornalisti de ‘La Repubblica’ per i 50 anni di vita: “II vostro è un giornale radicato in tante città, ma che ha in Roma, la Diocesi del Papa, un punto di osservazione privilegiato sulle vicende dell’Italia e del mondo, la sua sede principale. Con libertà avete letto le pagine di questi cinquanta anni. E raccontato la storia della Chiesa… Ed offrire quella possibilità di confronto che quando non è ostile contribuisce al bene comune e all’unità del genere umano. Il dialogo supera cosi il conflitto e costruisce la pace”.

(Foto: Santa Sede)

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