In aumento nel mondo la persecuzione contro i cristiani

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Salgono da 380.000.000 ad oltre 388.000.000 nel mondo i cristiani che sperimentano almeno un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede (1 cristiano ogni 7); di cui 201.000.000 sono donne o bambine. Parlando di minori di 15 anni, di questi 388.000.000 almeno 110.000.000 sono bambini e ragazzi. E’ quanto emerge dalla World Watch List 2026 (Wwl), la lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo, presentata nei giorni scorsi a Roma da ‘Porte aperte/Open doors’ l’agenzia che da 70 anni è impegnata a sostenere i cristiani dei Paesi dove esiste la persecuzione anticristiana, riferita al periodo dal 1° ottobre 2024 al 30 settembre 2025.

Salgono da 13 a 15 i paesi che mostrano un livello di persecuzione e discriminazione definibile estremo. La Corea del Nord rimane stabile al primo posto con la tolleranza zero del regime per i cristiani (tra i 50.000 ed i 70.000 rinchiusi nei campi di lavori forzati), obbligati a vivere la fede nel segreto, alimentando il fenomeno della Chiesa underground o nascosta. Abbondanti prove dimostrano come nei brutali interrogatori di fuggitivi nordcoreani, rimpatriati dalla Cina, sia espressamente chiesto se il fuggiasco sia entrato in contatto con cristiani o chiese in terra cinese, confermando la paranoia dittatoriale del regime contro la comunità cristiana.

Nelle prime 5 posizioni ci sono 3 nazioni fortemente islamiche, come evidenza del fatto che l’oppressione islamica rimane una delle fonti principali di intolleranza anticristiana: Somalia (2°), Yemen (3°) e Sudan (4°). Qui le fonti di persecuzione sono connesse a una società islamica tribale, all’estremismo attivo e all’instabilità endemica di questi paesi: la fede cristiana va vissuta nel segreto e, se scoperti, i cristiani (specie se ex-musulmani) rischiano anche la morte.

In particolare, in Sudan la guerra civile ha frammentato l’autorità statale, creando spazio per i gruppi armati e zone in cui l’impunità è la norma. Chiese sono state occupate o distrutte, leader cristiani minacciati o sfollati e intere famiglie cristiane costrette a ripetute fughe. L’Eritrea risale al 5° posto, governata da un regime che equipara l’indipendenza religiosa al dissenso politico, confermando quindi la propria nomea di ‘Corea del Nord dell’Africa’. Nel 2025, le forze di sicurezza hanno confiscato decine di proprietà di cristiani, tra cui chiese domestiche, scuole, piccole imprese e centri comunitari, accusando le congregazioni di operare ‘illegalmente’ o di essere influenzate da agende straniere.

La Siria è la vera sorpresa di quest’anno: il punteggio è salito di 12 unità (da 78 a 90), portando il Paese dal 18° al 6° posto, unico nuovo ingresso nella Top 10. La violenza è aumentata, con 27 cristiani uccisi in un anno e numerosi attacchi e atti vandalici contro le chiese. Il potere politico è frammentato e il disordine lascia spazio ad attori radicali che prendono di mira i cristiani. La costituzione provvisoria del marzo 2025, inoltre, stabilisce la giurisprudenza islamica come fonte principale della legislazione. La pressione varia per regione, ma include chiusura di scuole, imposizione della jizya e propaganda islamica anticristiana. Si stima rimangano oggi appena 300.000 cristiani (centinaia di migliaia in meno rispetto a 10 anni fa).

Cresce ancora il punteggio della Nigeria, stabile al 7° posto, confermandosi la nazione dove si uccidono più cristiani al mondo (3.490): dal 2020 a oggi oltre 25.200 vittime (dati conservativi), con milioni di sfollati e un paese di fatto spezzato a metà tra un sud a maggioranza cristiana più stabile ed un nord a maggioranza islamica da anni scosso da violenze, divisi dalla cosiddetta Middle Belt in forte destabilizzazione.

Il Pakistan all’8° posto è stabile nella top 10 da molti anni, con almeno 24 cristiani uccisi per ragioni legate alla loro fede. La Libia scende al 9° posto: sebbene la pressione sia a livelli estremi in tutte le sfere della vita dei cristiani, la violenza è diminuita nel periodo in esame. Sono stati attaccati meno gruppi/incontri di cristiani, poiché gli arresti e le detenzioni dei periodi precedenti hanno costretto i cristiani ad agire con estrema cautela.

L’Iran vede peggiorare leggermente la situazione (sebbene scenda al 10° posto), a causa di un leggero aumento della violenza anticristiana. La pressione è rimasta a livelli estremi in quasi tutte le sfere della vita. Il governo considera i convertiti iraniani al cristianesimo come una minaccia occidentale tesa a minare l’islam e il regime islamico dell’Iran. Dopo il conflitto lampo tra Iran e Israele (giugno 2025), il governo li ha pubblicamente bollati come spie e collaborazionisti. Le comunità storiche dei cristiani armeni e assiri sono riconosciute dallo Stato, ma trattate come cittadini di seconda classe.

In Afghanistan peggiora ancora la situazione e lo troviamo all’11° posto: dopo l’avvento dei Talebani nel 2021, molti cristiani sono stati uccisi, una grossa fetta è fuggita all’estero, mentre una piccola parte è riuscita a nascondersi e tuttora vive la fede nel segreto. Proprio per via di questa clandestinità totale, il punteggio relativo alla violenza contro i cristiani è basso.

Stabile tra le nazioni con una persecuzione anticristiana definibile estrema è posizionata al 12° posto l’India, di cui denunciamo da anni il declino delle libertà fondamentali della minoranza cristiana, bersaglio di violenze e discriminazioni. Nel periodo in esame sono stati 16 i cristiani uccisi e 2.192 i cristiani detenuti senza processo, in carcere od ospedali psichiatrici per ragioni legate alle loro fede.

Al 13° posto troviamo l’Arabia Saudita, leggermente in peggioramento. Ci sono stati alcuni sviluppi positivi nella libertà religiosa, ma permangono restrizioni significative, nonché una serie di sei deportazioni di cristiani stranieri nel periodo in esame. Nelle grandi città, negli ultimi anni c’è stata una maggiore tolleranza per le decorazioni natalizie in alcune aree pubbliche. I libri di testo scolastici sono stati ulteriormente riformati per eliminare contenuti problematici sui non musulmani. Allo stesso tempo, la pratica pubblica di religioni non musulmane rimane vietata e le minoranze religiose continuano a essere discriminate.

Stabilmente negativa la situazione in Myanmar (14°), da poco entrata tra le nazioni con una persecuzione estrema. Si è registrato un aumento dei cristiani uccisi (ben 99) e del numero di persone detenute (129), mentre sono diminuiti gli attacchi alle chiese. In tutte le sfere della vita, ad eccezione della vita comunitaria, la pressione è aumentata leggermente. Le chiese sono state attaccate in Stati a maggioranza cristiana come Chin, Kachin e Kayah, ma anche in Stati con una forte minoranza cristiana, come Karen, Rhakhine e Shan.

I combattimenti sono aumentati poiché la giunta militare ha cercato di riconquistare territorio nel tentativo di legittimare le elezioni previste per dicembre 2025-gennaio 2026 (che sono state respinte come illegittime da gran parte della popolazione e da molti osservatori internazionali). Migliaia di cristiani sono stati costretti a diventare sfollati interni. Inoltre, i convertiti al cristianesimo sono perseguitati dalle loro famiglie e comunità buddiste, musulmane o tribali.

Infine, il Mali al 15° posto, è uno dei tre Paesi con il punteggio massimo nella violenza (16,7), assieme a Nigeria e Sudan. I cristiani fuori Bamako affrontano intimidazioni, sfollamenti forzati, estorsioni e ripetuti attacchi alle chiese e alla vita della comunità. Due gruppi estremisti, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) e lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS), dominano questo panorama, imponendo un rigido controllo religioso e prendendo di mira la presenza cristiana nelle regioni contese. Fazioni precedenti come Ansar Dine rimangono rilevanti per la loro eredità ideologica e il loro ruolo nel plasmare l’insurrezione più ampia.

Nel periodo di riferimento della WWL 2026, rispetto a quello della WWL 2025 il numero di cristiani uccisi è aumentato da 4.476 casi a 4.849; il numero di chiese o proprietà cristiane pubbliche attaccate con diversi gradi di gravità è diminuito da 7.679 casi a 3.632; il numero di cristiani detenuti e/o condannati a causa della loro fede è rimasto quasi invariato da 4.744 casi a 4.712; il numero di cristiani rapiti è diminuito da 3.775 a 3.302; il numero di attacchi a case, negozi e attività di cristiani è diminuito da 28.368 a 25.794; infine il numero di cristiani che hanno subito abusi fisici o mentali (comprese percosse e minacce di morte) è aumentato da 54.780 a 67.843.

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