Incontro a Roma per celebrare i cento anni dal Nobel a Grazia Deledda
A cento anni dal Nobel (1926-2026) conferito alla scrittrice sarda Grazia Deledda (1871-1936), i romanzi e la figura di questa eccezionale ‘signora della scrittura’ stanno tornando a suscitare l’interesse della nostra editoria.
La Biblioteca Nazionale Centrale (BNCR) e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna (ISRE), infatti, presenteranno a Roma giovedì 29 gennaio (Sala 1 della BNCR, viale Castro Pretorio 105, ore 16) varie pubblicazioni uscite in occasione dell’anniversario. Si tratta delle due nuove edizioni critiche dei romanzi Elias Portolu (1900) e Cosima (1936), curate da Dino Manca, filologo dell’Università di Sassari, e del primo numero di Grazia/Bollettino di studi deleddiani (Centro Studi Grazia Deledda-ISRE, Anno I, numero 1, dicembre 2025, pp. 228).
I volumi, che inaugurano la nuova collana di Studi deleddiani, nonché la rivista a cadenza annuale, fanno parte di una più ampia e organica proposta editoriale e di ricerca finalizzata alla valorizzazione della personalità e dell’opera della scrittrice sarda più famosa nel mondo e unica donna italiana a vincere il Nobel per la letteratura, alla base del Protocollo di intesa siglato tra la Biblioteca Nazionale Centrale e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna – Centro Studi Grazia Deledda di Nuoro, finalizzato a sostenere la valorizzazione e la fruizione dei fondi di Grazia Deledda conservati presso la BNCR e l’ISRE.
L’autrice dell’opera universalmente nota Canne al vento (1913), nativa di Nuoro, sposò Palmiro Madesani nella sua città natale nel 1900. Subito dopo partirono insieme e si stabilirono a Roma. Da questo momento in poi il marito, che morirà dieci anni dopo di lei, divenne il più grande sostenitore del talento della moglie-scrittrice che, con il capolavoro Canne al vento, costituirà un esempio di protagonismo silenzioso nell’emancipazione femminile tra Ottocento e Novecento. Un esempio non ideologico ma, anzi, favorevole all’essenziale missione della donna quale madre (la Deledda ebbe due figli) e sposa e, forse è anche per questo che, nella seconda metà del Novecento, la scrittrice non è stata molto celebrata e ripresa nel nostro Paese.
Il giornalista e saggista Filippo Maria Battaglia, ad esempio, in un suo saggio l’ha annoverata fra gli Autori ‘sommersi e dannati’ del secolo scorso (cfr. I sommersi e i dannati, La Vita Felice, Milano 2013). Rileviamo quindi con favore, oltre alle iniziative istituzionali appena citate, anche l’interesse recentemente dimostrato alla Deledda da parte della piccola, meritevole (come spesso accade) editoria. Parliamo del libro dell’insegnante e romanziera Laura Vallieri intitolato Grazia Deledda. Cuore indomabile (Edizioni Ares, Milano 2024, pp. 280), che traccia il profilo di una voce tra le più potenti della letteratura italiana, una vera pioniera che con sguardo acuto e appassionato ha superato barriere culturali e temporali, rivelando la bellezza e la complessità della condizione umana.
Si tratta di una biografia che, confidiamo, potrà contribuire a valorizzare, soprattutto nella scuola e sui media, la sensibilità, l’impegno professionale e il talento di una donna che, tra rigidità e sofferenze, è riuscita a emergere e a imporsi all’attenzione generale, per il bene della sua famiglia, della sua terra e dell’intera cultura italiana.



























