Il Vescovo Antonio Suetta “massacrato” perché difende la Vita. La petizione di solidarietà di Pro Vita & Famiglia

Mons. Suetta con la campana
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 10.01.2025 – Pro Vita & Famiglia] – Un vescovo “massacrato” per il suo coraggio. È ciò che sta accadendo in questi giorni a Sanremo, dove il Vescovo Antonio Suetta ha “osato” dedicare una campana – battezzata Campana per la Vita – della Diocesi di Ventimiglia-San Remo alla memoria dei bimbi mai nati a causa dell’aborto. Non un gesto di giudizio o condanna, ma di pietà umana e cristiana per milioni di vite spezzate prima di nascere.

Una iniziativa in linea con l’insegnamento della Chiesa Cattolica e, comunque, protetta dalle leggi dello Stato sulla libertà di opinione, espressione, manifestazione e religione. Una libertà che il Vescovo di Ventimiglia-San Remo sta pagando a caro prezzo.

Media, partiti, collettivi, sindacati e organizzazioni di estrema sinistra hanno innescato una violenta campagna diffamatoria contro Mons. Suetta. Articoli pieni di falsità e menzogne, dichiarazioni politiche al vetriolo, presidi e manifestazioni di protesta, insulti, offese e minacce sui social e l’immancabile “corteo studentesco” pilotato dai partiti. La consigliera di Pari Opportunità della Regione Liguria ha persino scritto una lettera di “protesta” a Papa Leone XIV. Senza vergogna.

L’accusa? Aver osato attaccare il “diritto” all’aborto. La reazione? La gogna pubblica. L’obiettivo? Intimidire chiunque non si allinea.

Dicono di difendere la “laicità” dello Stato. Ma è proprio la laicità dello Stato a difendere la libertà di espressione sull’aborto.

Qui, poi, non si tratta di essere pro o contro la Campana per la Vita. È in gioco la stessa libertà di opinione ed espressione. Stavolta, è in gioco soprattutto la libertà religiosa.

Pro Vita & Famiglia Onlus denuncia questo crescente clima di intimidazione e persecuzione manifestando pubblicamente la solidarietà a Mons. Antonio Suetta: «Attaccano lui per intimidire tutti noi. E tutti noi, insieme, risponderemo. Firma ora l’appello di solidarietà pubblica al Vescovo di Ventimiglia-San Remo, Mons. Antonio Suetta: gli consegneremo presto personalmente tutte le adesioni raccolte».

Al Vescovo di Ventimiglia-San Remo
Mons. Antonio Suetta

Eccellenza,
firmando questo appello pubblico desidero esprimere la mia piena solidarietà per i vili e infamanti attacchi che da giorni sta subendo da partiti, media e organizzazioni di estrema sinistra, solo per aver dedicato una campana della Sua Diocesi alla memoria dei bimbi mai nati a causa dell’aborto.
Questa campagna di diffamazione politica è un grave attentato non solo al diritto della Chiesa cattolica di svolgere liberamente la propria missione secondo il proprio insegnamento morale, ma anche alla libertà di opinione, di espressione e di religione di ogni cittadino italiano.
Auspico che questa gogna, fondata su mistificazioni, cessi presto e che Lei possa proseguire con fermezza nelle Sue decisioni, ricevendo la solidarietà delle autorità civili ed ecclesiastiche.
Con stima e rispetto.

Firma la petizione

Intervista a Mons. Antonio Suetta

Infuriano le polemiche per la coraggiosa iniziativa del Vescovo di Ventimiglia-San Remo di installare nel campanile di Villa Giovanna d’Arco a Sanremo, sede della Diocesi, la Campana della Vita, i cui rintocchi, alle ore 20.00 di sera di ogni giorno, sono dedicati alla memoria dei bambini vittime dell’aborto.

Ad attaccare duramente il Vescovo per l’iniziativa, ribattezzata “Campana dell’aborto”, soprattutto gli esponenti locali del Partito Democratico e della sinistra, come il consigliere regionale Enrico Ioculano, il consigliere comunale di Imperia Eduardo Verda e l’esponente di Ventimiglia Progressista Maria Spinosi. Difende invece con forza l’iniziativa e rispedisce al mittente le accuse Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia-San Remo, raggiunto telefonicamente da Pro Vita & Famiglia.

Monsignor Suetta, innanzitutto, congratulazioni per l’iniziativa e grazie per il suo consueto coraggio a favore della vita umana. Vuole rispondere alle polemiche innescate dalla “Campana della Vita”?

«Non rispondo alle polemiche, perché si tratta di polemiche che mi aspettavo e che non portano niente di nuovo, ripetono sempre il solito ritornello, proprio quello che la “Campana della Vita” vuole correggere: l’aborto non è un diritto, è un delitto, non è una conquista di civiltà, è un dramma, l’aborto non è una soluzione ai problemi, ma la stampa come al solito riprende il tema con accenti che sono tipici della cultura dominante e della propaganda».

L’iniziativa, quindi, proseguirà? Come è stata accolta dai fedeli?

«Dai fedeli è stata recepita bene, le persone sono sensibili a questo tema e hanno condiviso e gradito l’iniziativa che proseguirà certamente. Va precisato tra l’altro che non è una iniziativa nuova, perché la campana fu benedetta già a questo scopo nel 2022 e ora è stata solo posizionata, quindi la notizia è il compimento dell’iniziativa, abbiamo solo atteso che ci fossero le condizioni pratiche per installarla. Abbiamo deciso di inaugurarla il 28 dicembre perché è la fine del Giubileo nella nostra diocesi ed è la memoria liturgica dei Santi Martiri Innocenti [i neonati sterminati da Erode a Betlemme per impedire l’avvento del “Re dei Giudei” annunciato dai Magi, cioè Gesù Bambino Ndr]».

Le voci che osano mettere in dubbio il “dogma” dell’aborto subiscono sempre più attacchi, censure, minacce…

«Purtroppo c’è una certa sordità rispetto al tema perché oggi ci si fa condizionare molto dal politicamente corretto, oltre a tanta confusione in giro. Molte persone ritengono che se una pratica è permessa dalla legge dello Stato, allora automaticamente diventa legittima, e proprio questo è lo scopo dell’iniziativa: portare una parola diversa rispetto a ciò che si vuole imporre all’opinione pubblica».

Postscriptum

Comunicato di FederVita Liguria O.d.V.

“FederVita Liguria, rete dei Centri di Aiuto alla Vita e dei Movimenti per la Vita della Liguria, esprime piena vicinanza e sostegno alla Diocesi di Ventimiglia–San Remo e al suo Vescovo, Mons. Antonio Suetta, per l’inaugurazione della “Campana per i bimbi non nati”, iniziativa dal forte valore simbolico, umano e spirituale, coerente con la Dottrina cattolica e con la sua missione di tutela della vita umana.
Le polemiche emerse non sorprendono, poiché il tema resta profondamente sensibile. Trasformare un gesto di memoria e riflessione in contrapposizione ideologica non favorisce il dialogo né il rispetto delle coscienze. Il rintocco di una campana non giudica, ma invita ciascuno a interrogare la propria coscienza sul valore della vita; in qualche modo dà voce a chi non ha voce, al più povero dei poveri, cioè il bambino non ancora nato, troppo spesso assente dal dibattito pubblico e dalle iniziative del mondo politico.
L’esperienza quotidiana dei Centri di Aiuto alla Vita conferma questo approccio: accoglienza delle madri in difficoltà, assenza di giudizio, e rispetto per ogni persona.
Rinnoviamo il nostro apprezzamento per il coraggio e la chiarezza di Mons. Suetta e ribadiamo che la tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale, merita sempre considerazione e confronto sereno.

Iniziativa non estranea allo spirito della Chiesa universale

In diversi contesti internazionali, la Campana dei Non Nati è divenuta simbolo di preghiera e di speranza per la vita nascente. L’Associazione “Sì alla Vita” ha accompagnato questa tradizione con fervore pastorale, promuovendo il valore della maternità e dell’accoglienza della vita fin dal suo primo respiro.
È significativo ricordare che Papa Francesco ha più volte benedetto e incoraggiato la diffusione di questa speciale campana come messaggio a favore della vita, quale strumento di preghiera e di intercessione per i più piccoli e per le famiglie. In particolare:
– la benedizione della campana “La Voce dei Non Nati” in Zambia da parte di Papa Francesco, riportata da Vatican News;
– i richiami al valore di queste campane anche a Leopoli in Ucraina e di Guayaquil in Ecuador, evidenziati anche da L’Osservatore Romano;
– la precedente benedizione di analoghe campane della vita da parte di Papa Francesco, valorizzata in diversi resoconti vaticani e in Avvenire.
Tali riferimenti autorevoli attestano come l’iniziativa non sia estranea allo spirito della Chiesa universale, ma si inserisca nella lunga tradizione cristiana di proclamazione della dignità umana e di invito alla preghiera pubblica.
La Diocesi di Ventimiglia-San Remo desidera quindi ribadire con chiarezza che il suono della campana non è e non vuole essere motivo di polemica, bensì un appello alla contemplazione, alla preghiera comune e alla testimonianza cristiana a favore di coloro che non hanno potuto avere voce nel mondo.
Vuole essere altresì un richiamo alla chiara dottrina cattolica dell’accoglienza, della promozione, della tutela della vita e un richiamo al diritto naturale che ritiene giustamente indisponibile, sacra e inviolabile ogni vita umana dal concepimento fino alla sua naturale conclusione. Nessuna legge umana può legittimamente contraddire tutto ciò.

Il significato delle parole è sempre più fluido
e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui

«Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare, ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari. Abbiamo bisogno che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe. Solo così può riprendere un dialogo autentico e senza fraintendimenti. Ciò deve avvenire nelle nostre case e piazze, nella politica, sui mezzi di comunicazione e sui social media e nel contesto dei rapporti internazionali e del multilateralismo, affinché quest’ultimo possa riacquistare la forza necessaria per svolgere quel ruolo di incontro e di mediazione, necessario a prevenire i conflitti, e nessuno sia tentato di prevaricare l’altro con la logica della forza, sia essa verbale, fisica o militare.
Va poi notato che il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione. Tuttavia, a ben vedere, è vero il contrario: la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità. Duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano» (Papa Leone XIV – Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2026).

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