Papa Leone XIV ai cardinali: vivere una comunità di fede nell’Amore di Dio

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“Come sappiamo, la parola Concistoro, Consistorium, ‘assemblea’, può essere letta alla luce della radice del verbo consistere, cioè ‘fermarsi’. Ed in effetti tutti noi ci siamo ‘fermati’ per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo. Questo è già in sé un gesto molto significativo, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo”: con un invito alla riflessione questa mattina è stata concelebrata da papa Leone XIV la messa del Concistoro straordinario che ha termine nel pomeriggio.

Di fronte a 155 cardinali il papa ha affermato che la liturgia odierna ricorda la necessità della ‘sosta’ per discernere le situazioni: “Ricorda infatti l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l’aria invano, come ammonisce l’apostolo Paolo. Noi non siamo infatti qui a promuovere ‘agende’ (personali o di gruppo), ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che ci supera ‘quanto il cielo sovrasta la terra’ e che può venire solo dal Signore”.

Ed il discernimento deve essere ‘offerto’ nell’Eucarestia: “Per questo è importante che ora, nell’Eucaristia, poniamo ogni nostro desiderio e pensiero sull’Altare, assieme al dono della nostra vita, offrendolo al Padre in unione al Sacrificio di Cristo, per riaverlo purificato, illuminato, fuso e trasformato, per grazia, in un unico Pane. Solo così, infatti, sapremo davvero ascoltare la sua voce, accogliendola nel dono che siamo gli uni per gli altri: motivo per cui ci siamo riuniti”.

Ed ha ribadito che il Concistoro è una ‘comunità di fede’: “Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è infatti chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto”.

Una comunità di fede che si trasforma in atto d’amore, come aveva scritto papa san Giovanni Paolo II nella lettera apostolica ‘Novo millennio ineunte’: “Del resto, l’Amore di Dio di cui siamo discepoli e apostoli è Amore ‘trinitario’, ‘relazionale’, fonte di quella spiritualità di comunione di cui la Sposa di Cristo vive e vuol essere casa e scuola…

Il nostro ‘fermarci’, allora, è anzitutto un grande atto d’amore (a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo), con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo.

Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio”.

Ed ha indicato anche lo ‘spirito’ con cui operare attraverso un pensiero di san Leone Magno: “Questo è lo spirito con cui vogliamo lavorare insieme: quello di chi desidera che nel Corpo mistico di Cristo ogni membro cooperi ordinatamente al bene di tutti, svolgendo con dignità e in pienezza il suo ministero sotto la guida dello Spirito, felice di offrire e veder maturare i frutti del proprio lavoro, come di ricevere e veder crescere quelli dell’opera altrui.

Da due millenni la Chiesa incarna questo mistero nella sua poliedrica bellezza. Questa stessa assemblea ne è testimonianza, nella varietà delle provenienze e delle età e nell’unità di grazia e di fede che ci raccoglie e affratella”.

Il ‘metodo’ proposto dal papa è quello dell’aiuto fraterno e non delle soluzioni asettiche: “Non sempre, infatti, riusciremo a trovare soluzioni immediate ai problemi che dobbiamo affrontare. Sempre, però, in ogni luogo e circostanza, potremo aiutarci reciprocamente (ed in particolare aiutare il Papa) a trovare i ‘cinque pani e due pesci’ che la Provvidenza non fa mai mancare là dove i suoi figli chiedono aiuto; e ad accoglierli, consegnarli, riceverli e distribuirli, arricchiti della benedizione di Dio e della fede e dell’amore di tutti, così che a nessuno manchi il necessario”.

Mentre ieri sera ha salutato i cardinali convenuti, riprendendo le parole dell’omelia nella festa dell’Epifania: “Questo per me è una delle tante espressioni in cui possiamo veramente vivere un’esperienza della novità della Chiesa. Lo Spirito Santo è vivo e presente anche fra di noi. Quanto è bello trovarci insieme nella barca! Quell’immagine che il card. Radcliffe ci ha offerto nella sua riflessione questo pomeriggio, come per dire: stiamo insieme. Ci può essere qualcosa che ci fa paura; c‘è il dubbio: ma dove andiamo?, come andremo a finire? Però se mettiamo la fiducia nel Signore, nella sua presenza, possiamo fare tanto”.

Ed ecco l’invito ad una Chiesa missionaria: “Però vogliamo essere una Chiesa che non guarda solo a sé stessa, che è missionaria, che guarda più in là, gli altri. La ragion d’essere della Chiesa non è per i cardinali né per i vescovi né per il clero. La ragion d’essere è annunciare il Vangelo. E quindi questi due temi: Sinodo e sinodalità, come espressione del cercare come essere una Chiesa missionaria nel mondo di oggi, ed ‘Evangelii Gaudium’, annunciare il kerygma, il Vangelo con Cristo al centro. Questa è la nostra missione”.

(Foto: Santa Sede)

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