Leone XIV tra Giubileo, Concistoro e Corpo Diplomatico

Papa Leone XIV
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 05.01.2026 – Andrea Gagliarducci] – Durante i primi otto mesi del suo pontificato, Papa Leone XIV si è comportato come un leader di transizione. Le sfide che ha dovuto affrontare e le decisioni che ha preso sono state tutte in qualche modo influenzate da Papa Francesco, che ha avviato l’Anno Santo e ne è rimasto il principale punto di riferimento fino alla sua conclusione. Questo periodo è stato un “mondo di mezzo”, in cui il pontificato vecchio e quello nuovo si sono sovrapposti. La conclusione del Giubileo, il 6 gennaio, prepara il terreno per Leone XIV per definire il suo pontificato.

A parte alcuni necessari aggiustamenti, la vita della Chiesa è proseguita in modi che lasciavano intendere, che il pontificato precedente non fosse ancora terminato. Allo stesso tempo, il nuovo era già iniziato. Ad esempio, Papa Francesco aveva lasciato sul tavolo una serie di documenti – come l’Esortazione apostolica sulla povertà e il documento sui titoli di Maria – e Leone XIV li ha pubblicati.

C’erano anche impegni presi da Francesco, che Leone XIV ha scrupolosamente onorato.

Le nomine di vescovi si sono mosse in gran parte nella direzione voluta da Papa Francesco. La sede di New York, negli Stati Uniti, ha un nuovo arcivescovo prima della sede di Chicago, sebbene il cardinale arcivescovo di Chicago sia più anziano. Persino il primo viaggio internazionale di Leone XIV, in Turchia e Libano, fu un’eredità diretta del suo predecessore.

Con la chiusura dell’Anno Giubilare della Speranza, Leone XIV raggiunge un punto di svolta. Ora può plasmare attivamente il suo ruolo, come dimostra la sua decisione di convocare un Concistoro il giorno stesso dopo la chiusura del Giubileo e di programmare un incontro anticipato con il Corpo Diplomatico. Questi tre giorni diventano il crogiolo per Leone XIV. Sono la sua opportunità per consolidare la sua direzione, ascoltare gli altri e infine affermare la sua leadership al di là dell’eredità di Papa Francesco.

Il Concistoro si svolge in tre sessioni nell’arco di due giorni, coinvolgendo tutti i cardinali. Tutti avranno la possibilità di parlare, con la moderazione del Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità. Questa mossa riporta la Segreteria di Stato in primo piano dopo che Papa Francesco l’aveva messo da parte. L’aveva escluso dal Consiglio dei Cardinali, aggiungendolo solo in seguito e in modo informale.

Il Concistoro affronta anche il problema della concentrazione del potere governativo. L’approccio sinodale di Papa Francesco si avvaleva di commissioni e comitati paralleli, escludendo in gran parte le istituzioni ufficiali dal processo decisionale. Il Consiglio dei Cardinali, che non entrò mai a far parte della nuova Costituzione della Curia, agì come un governo ombra, un modello proposto ma mai adottato nemmeno negli ultimi anni di Papa Giovanni Paolo II. Papa Francesco seguì infine un modello di riforma discusso negli ultimi anni di Papa Giovanni Paolo II. Papa Benedetto XVI decise di non perseguirlo, poiché il suo obiettivo finale non era il governo, ma la comunione.

La ricerca della comunione portò Benedetto XVI a diverse decisioni controverse in materia di governo, tra cui quella di revocare le scomuniche imposte ai quattro vescovi lefebvriani. Il desiderio di comunione di Benedetto comprendeva anche la sua decisione di liberalizzare l’uso dei libri liturgici e rituali preconciliari.

Allo stesso tempo, il desiderio di adeguare la gestione degli affari temporali al mondo contemporaneo, spinse Benedetto XVI ad avviare la riforma finanziaria della Santa Sede. Si adoperò per separare la Santa Sede dal suo ingombrante vicino italiano, internazionalizzando la legge antiriciclaggio. Riformò anche l’Autorità di Informazione Finanziaria, sostituendo un gruppo composto interamente da Italiani ed ex membri della Banca d’Italia. La Prefettura degli Affari Economici fu ridefinita per funzionare più come un moderno Ministero delle Finanze.

Perché riforme così avanzate erano così scomode? Mettevano in discussione un modello di potere creato alla fine del pontificato di Papa Giovanni Paolo II. Queste riforme mettevano anche in discussione idee rimaste in sospeso da un dibattito postconciliare che il Papa polacco aveva cercato di superare. Papa Francesco riprese molte di queste idee e riportò la vecchia Curia al centro. In seguito, la minò attraverso la sua potente personalità e il desiderio di centralizzare il governo.

Leone XIV ha il compito di guidare la Chiesa oltre i vecchi dibattiti, portando avanti discussioni che hanno echeggiato dalla fine del pontificato di Giovanni Paolo II e persino dagli anni Settanta. Le recenti iniziative ideologiche durante il pontificato di Francesco sottolineano questo ritorno al passato, tra cui la ripresa del Patto delle Catacombe, i dibattiti sulle donne diaconesse e le proposte di modifica del ruolo dei Nunzi Apostolici. Queste proposte spesso nascono senza riguardo per il loro mandato episcopale o la funzione diplomatica papale.

Il prossimo Concistoro potrebbe non servire a porre fine a tutto questo, ma ci aiuterà a capire come lo slancio missionario e sinodale di Francesco (sulla carta) possa essere adattato non tanto ai tempi quanto a un’istituzione come quella che è realmente la Chiesa, che ha i suoi modi e la sua necessità di annunciare il Vangelo e di viverlo.

I quattro temi del Concistoro – l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, la Costituzione apostolica Praedicate Evangelium, la sinodalità e l’ampia questione della liturgia – segnalano la volontà di Papa Leone XIV di porre fine al dibattito e trovare una visione comune di rinnovamento.

Leone XIV, come Benedetto XVI, mira all’unità nella Chiesa. Leone XIV, come Francesco, comprende la necessità di recuperare lo slancio missionario della Chiesa (che significa in qualche modo coinvolgere tutti i fedeli). Narrazioni contrastanti, nel frattempo, cercano o una singolare continuità tra Francesco e Leone XIV, o un assoluto ripudio del pontificato di Francesco.

Dopo il Concistoro, ci sarà il discorso annuale al Corpo Diplomatico. Il Papa, che non ha mancato di rendere la Santa Sede disponibile per i colloqui di pace, è anche il Papa che ha riportato in primo piano la diplomazia della verità, sottolineando nel suo primo incontro con i diplomatici che la Chiesa non può evitare di dire la sua verità, anche a rischio di essere impopolare. Questo è un segno, la cui grammatica profonda preannuncia una rottura decisa con il pontificato di Francesco, almeno per quanto riguarda la condotta della diplomazia della Santa Sede. La riforma delle università pontificie intrapresa durante l’era di Francesco e sotto la sua direzione aveva come obiettivo principale l’integrazione dei linguaggi con il mondo secolare. Lo stesso valeva per la riforma della Pontificia Accademia di Teologia da parte di Francesco. Entrambe le riforme richiedevano l’integrazione dei linguaggi con il mondo secolare. Il desiderio o la visione di fondo delle riforme era di adattarsi in un modo che parlasse meglio alla Chiesa e al mondo nel momento presente.

Leone XIV, pur sostenendo l’evangelizzazione, sa che l’Istituzione non deve essere messa da parte. Il suo secondo discorso al Corpo Diplomatico darà chiare indicazioni sulla portata e la direzione del suo pontificato ben oltre l’arena politica internazionale. Questa settimana plasmerà il futuro del pontificato. Una lettura attenta ne rivelerà la direzione.

Questo articolo nella nostra traduzione italiana è stato pubblicato dall’autore in inglese sul suo blog Monday Vatican.