29 dicembre, memoria di San Thomas Becket, vescovo e martire

Stemma vescovile di San Thomas Becket
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[Korazym.org/Blog dell’Editore, 29.12.2025 – Vik van Brantegem] – «San Tommaso Beckett, vescovo e martire, che per avere difeso la giustizia e la Chiesa fu costretto all’esilio dalla sua sede di Canterbury e dal regno stesso d’Inghilterra e, tornato in patria dopo sei anni, patì ancora molto, finché passò a Cristo, trafitto con la spada dalle guardie del Re Enrico II nella cattedrale» (Martirologio Romano).

San Thomas Becket (Londra, 21 dicembre 1118 – Canterbury, 29 dicembre 1170), Lord Cancelliere del Regno d’Inghilterra dal 1155, venne eletto Arcivescovo di Canterbury e Primate d’Inghilterra nel 1161. Ostile ai propositi di Enrico II di ridimensionamento dei privilegi ecclesiastici, ne pagò il prezzo con la vita. Fu ucciso nella cattedrale di Canterbury il 29 dicembre 1170. «Accetto la morte per il nome di Gesù e per la Chiesa»: con queste parole, pronunciate poco prima di morire, Becket compie una parabola straordinaria di testimonianza Cristiana. Quello che era stato un uomo di potere, abituato al comando, muore da servo di Cristo e martire pur di non rinnegare la fede e di custodire la libertà della Chiesa Cattolica.

Nato a Londra da una famiglia di origine normanna, Thomas fin da giovane fu avviato alla carriera ecclesiastica. Formatosi nell’abbazia di Merton, studia in seguito in Francia e all’università di Bologna, e si distingue ben presto per le sue qualità intellettuali. Nel 1154 diviene arcidiacono della Diocesi di Canterbury e l’anno dopo, il nuovo Re d’Inghilterra Enrico II lo nomina Lord Cancelliere del regno. Becket è l’uomo più fidato del monarca, vive una vita agiata e non disdegna simboli e privilegi del potere. Tuttavia, il futuro santo non manca di essere generoso verso i poveri e mostra una libertà interiore anche di fronte al sovrano di cui diventa non solo consigliere, ma pure amico fidato.

La svolta nella vita di Becket avviene nel 1161 quando accetta di diventare Arcivescovo di Canterbury. Quella nomina è fortemente caldeggiata dal Re Enrico II, che mai avrebbe pensato di trovare un fiero avversario in quello che una volta era il suo più stretto collaboratore. Becket è ora servitore di un Signore ben più grande del re di uno Stato terreno. Il contrasto si acuisce quando Enrico II vuole limitare la libertà e l’indipendenza della Chiesa Cattolica in Inghilterra, attraverso le Costituzioni di Clarendon. Al neo Arcivescovo di Canterbury viene chiesto di firmare la Carta per limitare le prerogative della Chiesa, ma l’imposizione viene rifiutata con decisione: «Nel nome di Dio onnipotente, non porrò il mio sigillo». L’amico di un tempo diventa così, agli occhi del Re, un acerrimo nemico.

Becket conoscerà l’amarezza dell’esilio: dopo essere stato ospite in un monastero cistercense dovrà riparare in Francia. Qui rimarrà sei anni lontano dalla sua patria. Quando torna nella sua Canterbury trova la gioiosa accoglienza dei fedeli, ma un’avversione ancor più profonda da parte della Corona. Si racconta che un giorno Enrico II abbia esclamato che qualcuno lo liberasse da quello scomodo vescovo. Un’esortazione presa alla lettera da quattro cavalieri che partirono da Londra alla volta di Canterbury.

Il 29 dicembre 1170 Becket fu ucciso barbaramente a coltellate all’interno della sua cattedrale. Si narra che alla domanda degli assassini: «Dov’è Thomas il traditore?» abbia risposto: «Sono qui, ma non sono un traditore, bensì un vescovo e sacerdote di Dio». La commozione suscitata da questa uccisione è immensa, ben oltre i confini della Gran Bretagna, tanto che solo tre anni dopo, il 21 febbraio del 1173, Papa Alessandro III lo proclama santo e lo ascrive nel catalogo dei martiri, durante il soggiorno a Segni nei pressi di Anagni.

Foto di copertina: Lo stemma episcopale di Thomas Becket, Arcivescovo di Canterbury, che si trova sulla destra sopra Christ Church Gate, l’ingresso principale al recinto della cattedrale di Canterbury.
Lo stemma di Becket, blasonato d’argento con tre gracchi corallini neri, a becco e zampe di rosso, è affiancato dallo stemma della sede arcivescovile.
Il gracchio corallino (corvo della Cornovaglia) è un simbolo importante nell’araldica e nell’identità della Cornovaglia, comparendo sugli stemmi ufficiali, rappresentando le leggende di Re Artù (come la sua anima trasformata) e comparendo negli stemmi di istituzioni associate come la Christ Church di Oxford, ricollegandosi a Thomas Becket, per il quale un tempo era un soprannome, a dimostrazione dell’eredità celtica e marittima unica della Cornovaglia.

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